Alex Schwazer: l’ultimo capro espiatorio


di: GiPì

“Io adesso sono molto dispiaciuto perché ho buttato via tutti gli anni in cui mi sono allenato, però sono anche  contento che è finito tutto e forse adesso riesco a fare una nuova vita normale.”

Nella conferenza-fiume di Alex Schwazer scorrono incastonate in una lunga confessione anche queste fra le tante parole di un uomo distrutto da una scelta sbagliata, ogni tanto in quella maschera lancinante si aprono delle ferite che scoprono l’anima nuda di un atleta schiacciato dal peso delle proprie ambizioni, delle aspettative da rispettare, dalle stesse umane debolezze che colgono tutti noi. La vita non è mai stata un’avventura facile e il carnet delle scorciatoie appare sempre fiorito a chi è in cerca di una via d’uscita. Il passaggio dalla teoria alla pratica diventa ostico quando si passa dall’io al tu e un pensiero dominante mellifluo e carezzevole ci conduce insieme al gregge laddove ci sentiamo tutti tranquilli e felici di poter additare liberamente, urlando le nostre comode scomuniche seduti sulla punta del divano , senza tentativi di comprensione, dimenticandoci nell’ansia di interrogarci sugli eventi per evitare di subire opinioni preconfezionate.
Un’atleta ha avuto delle colpe per cui può già salutare gli spalti e firmare la fine della propria carriera sportiva ma l’uomo? Dov’è l’uomo? Non vi interessa sapere che dietro quella tutina blu vive una persona non particolarmente dissimile da tutti noi? Facciamo sempre degli sportivi gli eroi del nuovo millennio, i gladiatori del futuro,impariamo a dipingerli come degli asceti dello spirito, supremi guardiani dei propri corpi, delle proprie menti, superuomini scesi dall’iperuranio. La confessione di Schwazer polverizza questa distanza ma la grande stampa ha già parlato: non basta una carriera finita per punire il colpevole, serve uno stillicidio pubblico e barbaro in nome di non si sa quale sentimento etico. Risparmiamo gli dei del calcio e ci trasformiamo in tanti piccoli giornalisti sportivi quando c’è da salvare il nostro beniamino  ma si sa, alle olimpiadi, nella marcia, non si può che tifare per questo Paese, in cui l’opinione pubblica è scesa al grado di arena e il giornalismo più che farsi cane da guardia della società civile è diventato quel segugio pigro e distratto che si adagia sul carro dei vincitori, sempre affollato, ci scappasse qualche prebenda. Da Achille “piè veloce” ne esce trasformato in un più morigerato Filottete, eroe della mitologia greca condannato per l’eternità a portare il peso delle sue colpe, come nella splendida tragedia di Sofocle. Ma qui non si tratta di attitudine al perdono, non vogliamo né possiamo assolvere Schwazer dal delitto che ha messo in atto, non per questo, però, ci accoderemo alla pletora di urlatori di professione forse perché non abbiamo mai amato le mode intellettuali e siamo rimasti invece sul pianeta sporco ma autentico su cui vive l’umanità, un posto dove non è difficile sbagliare ed è altrettanto complicato vivere.

Swartzer si è persino scusato pubblicamente con la sua fidanzata di aver nascosto in frigo la sostanza dopante, camuffata da vitamina B e nella chilometrica catena dei perché, resta da chiederci se lì dentro ce l’abbia messa lui o se non sia stato piuttosto uno sport malato che nasce e muore intorno alla prestazione, paillettes e lustrini già pronti per coronare tutte le vittorie, dove il duro lavoro, l’ascetismo (quello vero), il senso della missione, sono oscurati da un saluto spavaldo alla Usain Bolt. Lo sport è altro, sta diventando, forse, tutto quello che non si vede, basta chiederlo ai tanti atleti signor nessuno sparsi un po’ dovunque nelle serie di ogni grado ma attenzione,  già nei settori giovanili si insegna questa nuova disciplina , caldeggiata da genitori famelici che vogliono figli famelici, lo chiameremo il “neosport” proprio come la neolingua, una lunga storia di senso che perde pezzi di significato per strada. La nobiltà? Bandita.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...