Racconto d’autore: ‘L’avvocato del diavolo’


Ecco a voi, come promesso, il racconto primo classificato del Liliana Bragaglia di quest’anno: scritto, lo ribadisco, da un 19enne di Corato (Bari), Fabio Loiodice! Buona lettura…

“Buonasera a tutti voi, signore e signori.

Lasciate che mi presenti e vi introduca alla cognoscenza di me.

Sono vecchio, vecchio quanto il mondo, vecchio quanto Adamo, il primo essere umano.

Sono conosciuto da tutti gli uomini di ogni tempo e terra.

Numerosi sono i modi in cui mi chiamano, anche più, quelli in cui mi maledicono.

Sono io, l’Avversario, il Principe delle Tenebre, Bafometto, Satana, Belzebù, Lucifero, Mefistofele: Io sono il Diavolo.

Durante tutta la mia longeva esistenza sono stato accusato delle più sozze nefandezze da voi, pusillanimi umani, ed ora sono qui per discolparmi da queste ingiuste accuse, poiché non sono così brutto come mi si dipinge ed al contrario sono più importante di quanto pensiate.

Permettete, dunque, ad un povero diavolo quale sono, di argomentare le mie ragioni e perorare la mia causa, perché anche il più incallito dei peccatori merita un giureconsulto che lo difenda: ed ecco, farò di me, l’avvocato del diavolo.

Da secoli, oramai, mi etichettate come causa delle vostre sciagure, come fonte di ogni male, come un corruttore, ma, sappiatelo,  non ho nulla a che fare con i vostri turpi malanni.

Mi avete creato voi, per farmi carico dei vostri peccati e dei vostri istinti animaleschi repressi.

E così mi avete plasmato a vostra immagine e somiglianza, ma ecco, ero troppo simile a voi umani, e così mi avete allontanato, trasformato in una bestia, in un ibrido orribile: corna e zoccoli di caprone, ali di pipistrello, coda di serpe, e migliaia di altre diavolerie.

Voi, stolti, mi avete attribuito inesauribili ed oscuri poteri, ma dovreste ricordarvi che mi avete dato voi la vita, se vita si può chiamare il mio tormento, ed in quanto creazione umana sono limitato nelle azioni: prendetevela dunque con voi stessi delle vostre colpe, io non sono reo di alcunché.

Mi avete allontanato, respinto, incatenato nelle viscere della terra nel mio palazzo di fiamme e zolfo: voi mortali lo chiamate Inferno, e lo temete ancor più della morte stessa, quando invece non dovreste, poiché il vero pandemonio è lassù da voi.

Millantate inoltre che io sia un seduttore, un truffatore esperto nella retorica solo interessato all’anima di qualche ciarlatano.

Ma cosa pensate che me ne faccia di un’anima? Tempo addietro semmai poteva avere un qualche valore per me, ma ormai è una moneta fuori corso e senza valore.

E poi, ormai, gli unici che accettano lo scambio sono dei cenciosi indegni persino delle fiamme dell’Ade.

Di persone come il buon vecchio Faust, sempre ad esplorare il creato per diventare come un dio, ormai non se ne trovano più, sostituite solo da infimi e tristi figuri che sarebbero pronti a sacrificare la propria progenie ed a vendere l’anima alle telecamere per un quarto d’ora di celebrità.

Il successo sì, ormai questo conta per voi miseri umani, successo e denaro sono i vostri demoni.

Ambite a tal punto a queste sciocchezze illusorie, siete così presi da questi due miraggi, da compiere gli atti più riprovevoli in loro nome.

Menzogne, furti, tradimenti, omicidi, guerre, tutto per amor dell’oro, che vi ossessiona, vi conduce alla pazzia.

E così il mondo, preso dalla cupidigia per lo sterco del demonio, è diventato un immenso letamaio.

Ma ciò che più mi diverte è che avete fatto tutto con le vostre misere forze.

Sarei incredibilmente ottimista se pensassi di potervi rendere peggiori di così.

Al contrario sarebbe necessario rivalutare la mia figura, perché il mio aiuto per voi umani e per il vostro superiore è stato molto importante. Importantissimo. Talmente importante che mi dovrebbero fare santo.

Il semplice fatto che io esista dovrebbe essere per voi motivo di lode.

Se io non esistessi, e di conseguenza non esistesse il male, come potreste discernerlo dal bene?

Non potreste di certo, e di conseguenza non esisterebbe neanche il bene, e senza di quello e del vostro Superiore, non sareste mai esistiti”.

Tornando indietro fino ai primordi poi, dovreste inoltre ringraziarmi per aver fatto cogliere ad Eva, la prima donna, il frutto proibito.

Perché, diciamocelo chiaramente, il vostro Capo ha ingannato fin dall’inizio la sua creatura prediletta.

Lo ha creato, e lo ha fatto vivere nell’ignoranza, rinchiuso nel giardino dell’Eden, nascondendogli che al mondo esiste il bene ed il male, come si fa con un infante, a cui si tace dei lutti del mondo e lo si culla con balocchi ed altre sciocche amenità.

Ma grazie a me, solo grazie a me, Adamo ed Eva hanno mangiato dal frutto della conoscenza, ed hanno visto le cose per come sono veramente, scatenando però contro di loro l’ira divina, che li ha condannati ad un’esistenza dolorosa.

Tuttavia, chiamereste voi vita un’esistenza offuscata dall’ignoranza, come per le bestie? O preferireste una travagliata e dolorosa presa di coscienza sul mondo che vi circonda?

E come mi ringraziate voi? L’umana stirpe mi maledice, mi condanna, rinnega la mia nascita, senza sapere che se non fossi nato loro non sarebbero stati salvati.

Se non fossi mai esistito, Colui in cui credete non avrebbe mai mandato suo figlio a morire per i vostri peccati e voi tutti non potreste mai agognare al regno dei cieli.

Sempre che il Paradiso, come voi lo chiamate, esista davvero.

Il vostro Re dei cieli mentì ad Adamo quando lo creò, e forse sta continuando a farlo, non credete?

E se anche esistesse, siete convinti di esserne degni?

Mi sembra che voi umani non siate poi stinchi di santo, vi sembra buono un popolo che uccide il proprio dio con grandi sofferenze, dopo averlo umiliato ed insultato?

Ma, sfortunatamente, devo ammettere che non siete completamente malvagi: in voi c’è della bontà, seppure io stenti a crederci.

Tuttavia è proprio questo il vostro dilemma, non siete angeli, e neppure diavoli, siete solo un mediocre ibrido, un capriccio divino, incapace di ergersi al cospetto della divinità, nel bene e nel male, e condannato a sguazzare nella sozza melma dell’oblio, per sempre.

Io sono immenso e magnifico, perlomeno nella mia malvagità, ma voi, voi siete solo un branco di bastardi senza memoria.”

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