L’effetto detersivo delle elezioni


 di: John Lilburne

Dodici voci si alzarono furiose, e tutte erano simili. Non c’era da

chiedersi ora che cosa fosse successo al viso dei maiali. Le creature di fuori

guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale

all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.

George Orwell, La fattoria degli animali

Presentate le candidature, avviata la corsa, sembra che tutti abbiano dimenticato il loro passato, nel bene e nel male. Tra i molti smemorati quelli che un passato vorrebbero inventarselo qualora potessero, i politici del nulla che per cinque anni si sono rifiutati di gestire e governare la nostra comunità, attività che hanno rimpiazzato con il loro “Guardia e ladri”. Hanno raccontato a qualche concittadino che i concetti di “sinistra” e di “destra” hanno ancora un senso nella bonifica del nostro Fiume, nella progettazione nella nostra città, mischiando Gramsci con Ciotoli, Cheguevara con ACEA. Hanno levato pugni e mani tese accusandosi a vicenda e qualcuno è rimasto a guardare incuriosito questo teatrino prendendo le parti di uno dei due protagonisti, illudendosi che il trionfo avrebbe potuto annullare il nemico e affermare la propria visione della società.

Lontani dalle scene i figuranti hanno dimesso le proprie maschere e si sono rivelati, nella loro diversità effimera, estremamente simili. La demagogia la lasciamo ad altri, i politici non sono tutti uguali, ce ne sono di alternative migliori. Tutto sta nella scelta che è concessa a ciascuno di noi  nel segreto dell’urna, l’unica vera rivoluzione in cui credo: quella del voto. Un voto che la costituzione apostrofa con molti epiteti tra cui quello, fondamentale di “uguale”. Voto uguale vuol dire che poco importa se a votare è il il primo o l’ultimo, il mercante o il servo, perché tutti hanno diritto ad un voto uguale a quello degli altri. Abbiamo tutti eguale potere di far valere le nostre idee, peccato che talvolta decidiamo di abdicare alla nostra fondamentale funzione.

Non mi riferisco tanto al non voto quanto al voto di scambio o, ancor peggio, al voto utile, la vera tomba di ogni presente e futura democrazia. Quelli guardano a Ceccano 2012 con scetticismo si dividono in due categorie: gli avversari politici  (ognuno al suo posto, per carità) e tanti che quando ascoltano le nostre parole povere di finanziamenti che non siano le nostre braccia e le nostre teste, storcono il naso e pesano in silenzio il nostro potere elettorale. E’ a questi para-rivoluzionari da cocktail che rivolgo queste mie righe velenose, “partono tutti incendieri e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri”. A loro va un grido che, spero, vada a buon fine: c’è un solo modo per cambiare le cose, farlo. Potendo raccontare ai propri figli o anche solo a se stessi che si è fatta la propria parte, nonostante tutto.

Noi eravamo qui, ma voi, voi dov’eravate?

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