1 -La Peste di Albert Camus: un invito alla lettura


Il Suggeritore



Mi servo delle immagini, di un video appunto, tratto da un film realizzato a immagine e somiglianza del libro. Uso questo espediente forse perchè è più facile fermarsi a guardare in questo modo, dove un’impegno intellettuale di lettura potrebbe essere sfiancante. non è così, la Peste di Albert Camus tiene difficilmente la polvere. E’ un romanzo del quale voglio evitarvi l’ennesima e parziale recensione di cui è piena la rete cercando invece (l’autore non sarà un buon critico letterario, ma di certo è un lettore) di darvi, in qualche riga alcuni buoni motivi per legare indissolubilmente il vostro destino a determinate riflessioni. Di libri se ne leggono, alcuni cambiano la vita. Camus ci prende per i capelli e ci trascina nelle fogne dell’umanità, nell’archetipica città di Orano, colonia francese del nord Africa. La normalità viene spezzata da un flagello timido e silenzioso, la morìa di topi che stravolge appena le pagine dei quotidiani locali. La peste si impossesserà, presto, della città, con il suo bagaglio di bruttezza e di ferocia, una grande tragedia in cui gli attori possano dare solo il meglio o il peggio nella loro performance. Persone che incontri sul tram, vedi ai bordi delle strade, vengono trasformati in segugi di vita e di morte, una pletora di eroi, sintesi dell’umanità al cospetto della crisi. Un medico di paese, il dottor Bernard Rieux, inizia la sua crociata contro la Peste come l’uomo che vuole sconfiggere l’insensatezza delle sorti umane. Il giudizio sulla sua lotta instancabile e forse, chissà, inutile, ci regala l’immagine di un uomo dilaniato dal dubbio ma prosecutore fiero della propria missione anche se avversato dal mondo, dalle persone. Salvare vite umane ingiustamente strappate via da un male occasionale senza che la mannaia della morte possegga la giustizia di una ghigliottina calante solo su alcuni, per questo motivata. Il ragionamento è forse falsato, Camus avrebbe ripreso queste ultime parole perchè è prorpio la morte la somma ingiustizia, la sua domanda giace ad un livello superiore: perchè lasciarsi morire? Bisogna vivere! quasi fosse un dovere morale; “Ne vale sempre la pena” fa dire proprio al suo protagonista morale, il dottor Rieux, lo stesso che, in un altro punto del romanzo, afferma “Dico soltanto che ci sono sulla terra flagelli e vittime e che bisogna, per quanto è possibile, rifiutarsi di essere col flagello”. Dalla parte del flagello (possiamo estendere di molto il concetto di Peste fino alle metafore migliori) c’è un sacerdote che acclama la Peste, un uomo della Peste, persino, Cottard, che sembra aver trovato il proprio giorno in questa lunga notte di afflizioni, una figura lunare, Tarrou, semplice magistrato in cui la storia raggiunge, secondo me, l’apice drammatico del racconto oppure Grand, un vecchietto ostinato, malandato ma agguerrito che viene logorato dall’interno, mangiato nell’anima dalla Peste che gli ricorda il distacco dalla persona amata, il giovane figlio di Tarrou, suprema icona dell’innocenza, dell’ingiustizia. Capiamo già che, su tutti, brillerà Rieux ma non di quella lucentezza abbagliante alla quale ci hanno abituato i finti eroi moderni, quanto di quella fiammella fioca, tremula, ma imperitura che anima lo spirito degli eroi quotidiani, persi nell’anonimato del loro lavoro. Rieux è il ragazzo che è morto lasciando il posto in scialuppa ad una bambina, Rieux è il vigile del fuoco delle Twin Towers, sporco di polvere che si tuffa nella nebbia bianca delle macerie cosciente di sparire: “Sono nella notte e cerco di vederci chiaro. Da molto tempo ho finito di trovare originale la cosa”. Questo libro ci insegna ad essere uomini, a condividere il nostro destino comune, ci forza al pensiero e gira violentemente la nostra testa sui cadaveri, sperando in una reazione allergica. Ho dimenticato molto ma ho fiducia nella vostra voglia di colmare queste lacune. A voi la prima “puntata” de “Il suggeritore”.

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2 pensieri su “1 -La Peste di Albert Camus: un invito alla lettura

  1. ho fatto un po’ di confusione tra Tarrou e Othon, era tanto che dovevo riprendere il libro in mano. Questo piccolo errore mi spronerà a farlo nei prossimoi giorni

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