Il giorno di scuola- Opinione sulla manifestazione studentesca di domani


di: GìPì in qualità di istigatore delle piazze

Ho seguito, felice, la manifestazione messa su da alcuni studenti del Liceo Scientifico di Ceccano. In tasca però ho un carnet di esperienze vissute che mi hanno portato a diffidare della qualità politica delle nostre generazioni.Puntuale, infatti, ritorna l’antico refrain, il solito bilancino che mette sullo stesso piano un giorno di scuola perso e la propria volontà di manifestare il dissenso, la propria opinione. In un mondo nel quale non c’è più spazio per idee che vadano oltre il cerchio della propria individualità è impossibile pensare ad avere dei diritti. Quando diventa più importante il calcolo delle proprie assenze, quando ci si appella ad un organismo superiore alla ricerca della strada giusta da seguire, quando si abdica alla propria capacità di giudizio e si rinuncia alle proprie scelte in nome di vaticini celesti, non resta che smontare l’impalcautra così difficilmente costruita dei diritti acquisiti da anni di lotte e cadaveri, non tanto poichè questi diritti non siano rispettati, quanto perché, in fondo non sappiamo che farcene.

“[…]il nostro patrimonio deve servire primariamente a noi, primariamente alla nostra memoria storica. Se abbiamo capito questo, allora possiamo anche affrontare la tematica del riuso e aprire un ristorante nel castello. Se consideriamo il castello un oggetto che non serve a nulla, se non ad aprirci un ristorante, meglio abbatterlo”. Così è intervenuto il Prof. Salvatore Settis, archeologo ed ex direttore della Scuola normale di Pisa, riguardo al patrimonio artistico italiano nell’ultima puntata di “Report” andata in onda lo scorso 4 dicembre su Rai 3. Io estenderei tranquillamente il concetto al monumento di diritti che ci si presenta davanti quotidianamente mentre noi, ignari, passiamo oltre, ritenendo che si tratti di qualcosa di precostituito e intoccabile dove non addirittura di inattuale, magari démodé.

Cosa ce ne facciamo della nostra libertà se la esercitiamo solo per cambiare canale o scegliere il colore dei nostri vestiti; di certo non è per questo che file di giovani (e non solo) sono morti. Non ci resta, forse, che cestinare tutto e farci trattare per secoli come mandrie di pecoroni per riscoprire il valore dei nostri diritti?

Sono molto scettico, “la situazione” per dirla con Celentano “non è buona”.

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