Analisi del sentimento (missione impossibile?)


Carissimi amici!

Scivola la sera, la mia sera: le tenebre avvolgono questo giorno e lo portano a morire: l’articolo che oggi vi porto come strumento di riflessione è il sentimento. Un termine, sicuramente, di difficile comprensione, così denso di molteplici significati: cos’è il sentimento? Tolta la definizione scientifica e di vocabolario, addentriamoci in questo irto sentiero che la stessa filosofia ha quasi rifutato. Studiando il Romanticismo mi ha colpito la sua importanza, questo senso sempre presente: la stessa madre poesia accoglie questo vocabolo e lo elegge a caposaldo e a principio delle sue opere.  Il sentimento è dettato da precisi schemi fisiologici e psicosomatici i quali risultano essere evidenti in certe situazioni  scaturite da un incontro-scontro tra l’uomo e la realtà circostante.  Il sentimento è sicuramente frutto di questo, non nasce senza catene e si fa strada nell’animo umano a fatica, cercando di dimenarsi tra le numerose peculiarità che sono proprie di ognuno. Il sentimento è come se fosse un fiume in piena che supera qualsiasi montagna che l’animo può creare: è dunque cattivo o buono? Molti sono quelli che lo ritengono nefasto: pensiamo al Foscolo che da buon neoclassico non voleva che apparissero super corpus i sentimenti che, inevitabilmente, l’uomo ha.  “Rugghia”  così si esprime nel sonetto “Alla sera”: Foscolo è consapevole di combattere una battaglia cum telisque dardiis contro di essi ma viene quasi sconfitto, perchè è difficilissimo e quasi impossibile dominare le passioni. Il sentimento è dunque passione che deve essere controllata per non far sì che generi o in un eccesso (si intenda quel furor animi tipicissimo in letteratura) o ad un vuoto totalmente razionale ma si cerchi una posizione mediana affinchè si possa giungere , parafrando Orazio e Spinoza, a un’analisi dettagliata delle pulsioni umane le quali non necessariamente si tramutano in sciagure. E’compito dell’uomo discernere tra di essi, cercare di analizzarli in maniera dettutiva, cogliendo in essi ogni sfumatura possibile e studiarli analiticamente ma non per dominarli ma per capirli.  Dare, dunque una definzione di sentimento risulta impossibile se non si conoscono tutte le caratteristiche e le particolarità: tuttavia è possibile tracciare una mappa, un poco frammentaria, ma che aiuta a capire.

1) Sentimenti come prodotto di piacere i quali durano poco ma che sono quelli più direttamente appaiono portatori di felicità.

2) Sentimenti come prodotto di dolore che sembrano durare molto ma che in realtà scemano via via, divenendo cenere nell’uomo.

3) Sentimenti come prodotto di ricordo, i più vivificanti  i quali sono il risultato di un meccanismo combinatorio tra i sentimenti esterni e quelli interni. Essi rappresentano la massima concezione dell’idea di sentimento poichè permangono: ha ragione Leopardi nel definire la rimembrana come cosa gradita e lieta: essi danno piacere , sì, ma un piacere completamente diverso da quello prodotto dai sentimenti elencati per primi, poichè esso (il piacere), appare nella sua forma più pura che è quello di essere strumento per la felicità. In questo modo cambia radicalmente la concezione di sentimento connesso al “piacere” (termine anch’esso difficile!)  ed appare un nuovo tipo di piacere connesso alla ragione e alla mente e non soltanto al corpo. 

Il sentimento dunque è analizzabile con strumenti per lo più scientifici (mi sa tanto di Positivismo!) ma non con la smania di comprenderlo e dominarlo (lo ripeto perchè è importante) ma di capirlo e quindi, in ultima analisi, per capire la struttura mentale e fisica dell’uomo. Il lavoro così arduo deve partire dal proprio io, dal uomo intenso come realtà individuale, per poi allargarsi alle realtà degli altri cosìcchè il sentimento, da pura idea personale, diventa idea collettiva, diventando altresì qualcosa di studiabile sulla base di dati raccolti da ciascuno.

Si arriverà a scrivere una vera e propria mappa dei sentimenti? Non credo, perchè conoscere il tutto non è impresa umana: di essi riusciremo a conoscere abbastanza, forse perchè deve rimanere un mistero che rende l’uomo, l’essere più bello da studiare con ogni mezzo che la mente riesce a produrre e che sempre produrrà.

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