12 ottobre 1492: Una scoperta “diversa”


 

La storia millenaria dell’uomo é stata, da sempre, una storia sensazionale, ricca di avvenimenti, di ideali e di speranze. Una storia stupefacente con al centro un uomo, un Ulisse millenario, osservatore scrupoloso, instancabile viaggiatore. C’è un’epoca, tra tutte, ed é il XVI secolo che ha rappresenta in modo emblematico, l’attitudine dell’uomo ad espandersi, alla ricerca del nuovo, in una parola, la più significativa, la scoperta. Il 12 ottobre 1492, giorno dell’arrivo di Cristoforo Colombo sull’isola di Guahananì, da lui chiamata “San Salvador” in onore dell’Altissimo Signore, segna una data fondamentale in questo senso, ovvero “qualcuno” porta alla luce quel che prima era ignoto a tutti e il risultato di tale operazione darà vita all’incontro più importante ed affascinante della storia dell’umanità.

Ci si può interrogare sul perché dell’unicità di tale scoperta in rapporto ad altri territori, tanto grandi quanto inesplorati, come l’Asia, l’Africa e si giungerà, alla fine, a comprendere che le terre scoperte da Colombo offriranno un orizzonte nuovo, utopico, un paradiso, un luogo della provvidenza.
Figura interessante, oggetto di innumerevoli studi, è Colombo. Navigatore esperto,  inaugurò la navigazione attraverso le stelle, l’ammiraglio era un uomo di cultura, possedeva una biblioteca notevole. Il desiderio di incontrare il Gran Kan, imperatore della Cina, e istruirlo alla fede cristiana (esigenza che il sovrano provava, come riportato da Marco Polo) fu uno dei motivi che spinse Colombo a salpare da Palos per dirigersi verso le Indie. Come ben sappiamo, giunse in America e al momento del suo arrivo nel Nuovo Continente quel che si offre dinanzi ai suoi occhi é il Paradiso terrestre. Colombo afferma di averlo trovato, e la sua convinzione si nutre di una lettura dell’opera “Imago Mundi” di Pierre D’Ailly secondo cui il Paradiso terrestre si sarebbe trovato al di là dell’equatore in una regione temperata. Curiosa è la descrizione dell’Ammiraglio: 

<<Trovai che il mondo non era rotondo così come viene descritto, ma aveva la forma di una pera, tutta rotondeggiante salvo là dove si trova il picciòlo che è il punto più elevato>>.

 L’America, nell’immaginario europeo si trascinerà questa rappresentazione nel corso del tempo e certa letteratura ne farà il proprio universo, basti pensare al realismo magico. Il luogo dell’utopia, dell’eccesso e della “maravilla” é presente sin dai primi momenti della conquista. L’Ammiraglio Colombo fa un uso abbondante del termine “meraviglia”. << Su questa isola, ci sono molti porti, e fiumi abbondanti e grandi che è meraviglia>>.
Meravigliosamente però, e qui sta il valore della scoperta , Colombo non arriva in terre desolate, al contrario, incontra uomini e questo evento più di ogni altra convenzione, segna la data di inizio dell’età moderna. Sin dal primo momento ci offre la descrizione delle popolazioni indigene:

<< tutta  la gente di questa isola e di tutte le altre che ho trovato e di cui ho avuto notizia, va nuda, uomini e donne, proprio così come sono stati partoriti dalle loro madri; alcune donne si coprono con delle foglie, non hanno armi..non conoscono nessuna idolatria e credono fermamente che io venga dal cielo, questo non perché siano ignoranti ma perché non hanno mai visto gente vestita>>.

L’uomo europeo entra in contatto con popolazioni autoctone di cui ignorava l’esistenza, l’eurocentrismo viene superato, i confini si allargano e l’incontro con la diversità sarà la base del melting-pot, punto di forza del nuovo mondo.
Assistiamo a questo punto ad un vero e proprio paradosso: mentre in America, si scopre “l’ altro” e lo si osserva nella sua realtà, in Spagna “l’ altro” è rifiutato. L’ossessione per la purezza del sangue, la politica di intolleranza religiosa adottata dai re, culmina con la presa di Granada, strappata agli arabi, e non a caso nell’anno 1492 si conclude la Reconquista. La Spagna allontana la diversità, espelle ebrei e mori, punta sulla omogeneità, sullo standard linguistico. Ancora, l’anno 1492 vede nascere la prima grammatica spagnola ad opera di Antonio de Nebrija. In questo senso l’intolleranza verso l’alterità si contrappone al crogiuolo culturale che si andrà formando oltreoceano.
La mediazione tra la cultura indigena e cultura europea necessita, nel nuovo continente di una prerogativa essenziale della comunicazione fra culture diverse, ovvero la comprensione di uno stesso sistema linguistico. Al riguardo, è interessante capire come si operò la mediazione tra indios ed europei. Esemplare é il sistema elaborato da Hernàn Cortés mediante la figura di una donna indigena che gli viene offerta in dono e che diventerà la sua amante,“La Malinche” o “Doña Marina”. La donna parla la lingua degli aztechi (il nahuatl) e il maya. Aguilar, un naufrago spagnolo di una precedente spedizione traduce alla Malinche ciò che Cortés gli dice, e la comunicazione può, a questo punto, svolgersi.

Ora, la lingua spagnola é una lingua che percorre l’America dal Rio Bravo fino alla Terra del Fuoco. Le numerose culture che popolano questo immenso territorio esprimono il loro mondo in un’unica stessa lingua, la diversità immensa di questo continente é espresso sotto una stessa lingua.

Dunque, si tratta di una sconfitta dell’autenticità, dei valori autoctoni? Lo spagnolo si è imposto sopprimendo l’identità culturale di quei popoli?
Difficile rispondere, la storia come la vita stessa non é mai netta, é piena di sfumature; i massacri, la schiavitù, i soprusi sono tristemente noti a tutti e la sola maniera per vincerli oggi completamente, la maniera più nobile che abbiamo per scoprire anche noi un nuovo orizzonte é il riconoscimento di una condizione: l’alterità come un qualcosa di positivo, l’importanza dell’incontro e dello scambio.
La scoperta dell’America, fu più di ogni altra cosa, la scoperta degli Americani, della loro identità. Basti pensare alla società americana di oggi per rendersi contro della straordinaria confluenza di culture che ha avuto inizio nel XVI secolo.
Il 12 ottobre di ormai 519 anni fa, l’uomo europeo ha conosciuto la diversità e da questo emozionante momento storico si è aperta una nuova epoca, perché in fondo l’incontro con l’altro dovrebbe proprio essere visto come una porta che si apre, e dietro quella porta, un nuovo mondo.

 

 

Sara Bucciarelli

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