Pt. 2: recitando beatitudini moderne…


Ogni stagione della vita, però, ha un suo scopo, una sua direttiva: e occorre viversi quel tempo per le energie che si hanno, e non lasciarle fossilizzare sotto l’assillo della vergogna e della paura… Ma non lo so, non lo so: so solo che la risolutezza è un comportamento che non mi appartiene, è un abito che mi sta troppo stretto – o troppo largo… Ho bisogno di prendere tempo, sapendo però che non ne ho a disposizione, sapendo che il tempo per fare certe cose sta finendo e anche con velocità. Mi sento sfiduciato comunque, inserito in un sistema universitario che sta lentamente collassando su se stesso insieme agli scricchiolii sinistri che emette, in una città addormentata nell’indifferenza che esprime il suo disgusto al massimo con un “aeccu so’ tutti pazzi!” e non sa spingersi oltre la logica del voto di scambio.

Prospettive di futuro, qui e altrove, non se ne vedono, o meglio: ci sarebbero anche, e sono tante, tantissime, così tante da essere troppe. D’altronde, tra imbianchino, garzone del mercato e insegnante di italiano all’estero c’è un corollario smisurato di soluzioni, che a contarle sembrano le corone del rosario di Madonna precarietà. Ma si sa che, senza desiderare una strada sulle altre, senza avere una sola idea chiara su cui proiettarsi, uno finisce per perdersi, per disorientarsi. Il prezzo della libertà di decisione è questo, ed è molto salato.

Beato allora, dico a volte, chi ha già i conti fatti, le idee schiarite, che ha intrapreso un percorso sapendo già cosa ci sarà dopo: chi studia giurisprudenza per fare il divorzista, chi fa l’infermiere o chi studia economia e ha deciso che tra 245 giorni se ne andrà in Svezia ad aprire un’agenzia in-franchising.

Beato chi ha già organizzato, parcellizzato il suo tempo, chi gli ha dato scadenze definite e definitive; beato chi è riuscito a marcare a uomo il proprio tempo e a tenerlo imbrigliato.

Beato chi s’è chiuso dentro il reticolato di quelle scadenze, chi ha pianificato la sua vita in modo da rimanerci imprigionato dentro;beato chi ha un fine, perché in nome di quel fine, anche lontano nel tempo, sacrifica il suo tempo presente, i suoi rapporti presenti, i suoi segni presenti.

Chi vuole diventare dottore di ricerca perde gli anni migliori della giovinezza, inseguendo le carriere letterarie di chi invece è arrivato; chi vuole il posto ai vertici dell’azienda di telefonia aumenta ogni giorno i centimetri dei tacchi e toglie un bottoncino alla camicetta e intanto prostituisce la sua dignità perdendola; chi desidera l’occupazione in banca è pronto a giocare in Borsa senza avere niente da scommettere; beati tutti quelli che hanno delle carte da sparare, le sparano subito, le mettono in bella mostra, dicendo già i propri programmi a lunga scadenza: stabilendo a che ora nascerà il figlio, quali cappelli conserverà nell’armadio, quali libri comprerà alla prossima mostra-mercato, e quante macchine cambierà prima che arrivi all’età pensionabile…

Beato anche chi…

Fine seconda parte

Alessandro Liburdi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...