Le inquietudini di un illuso: pt. 1


Scusate, ragazzi, ma non riesco a farne a meno. L’eterno dilemma si ripresenta, segno che non è ancora giunto il momento della decisione. Tuttavia vero è che meglio è avere inquietudini, piuttosto che mostrarsi indifferenti: meglio nutrire dubbi su un certo modo di vedere il mondo, piuttosto che lasciar decadere tutto, e delegare agli altri. Di cosa sto parlando? Dell’impegno, ragazzi. Dell’impegno che dovrebbe, almeno per un briciolo, riguardarci tutti, anche per dieci minuti al giorno.

Ed è un problema che è tornato in auge in questo ultimo periodo, visto l’accendersi del dibattito politico a Ceccano. Abbiamo ricevuto da varie parti stime e incoraggiamenti, ma anche caldi suggerimenti a “darci una mossa”,a deciderci, a salire sul carro. Ma, e lo sappiamo, siamo ragazzi di mente, prima che d’azione e la dialettica che viviamo è sempre quella: rischiarci la faccia, le ossa e la mente, oppure continuare a vedere tutto dall’alto, da questo frammentato castello delle idee da dover poterci guardare puri nel nostro candore? Il guaio è quanto siamo disposti a comprometterci, nel senso di fare compromessi. E, personalmente, non so quanto voglio farlo, quanto voglio rischiare, non lo so. Sarà che a volte l’entusiasmo e l’euforia utopica di un mondo o città diversa si mescola alla rassegnazione, al disinganno, alla scoperta di certi comportamenti mediocri, volgari e imbarbariti, al ripetersi di certi gesti incompatibili col nostro modo di pensare, che noi vorremmo tanto arrestare e sovvertire e che invece ingoiamo, come un rospo avvelenato.

Qualche giorno fa per esempio, ho visto un energumeno, probabilmente campano, spostare con violenza la bancarella di un pachistano durante una festa visto che il camion di sua proprietà doveva transitare, e nell’urtare con violenza il banco ha fatto cadere gran parte degli oggetti che il pachistano stava vedendo. È questo l’atteggiamento che andrebbe distrutto: la villania, l’arroganza delle maniere forti, la brutalità dei muscoli. Tutte cose che mascherano invece una latente debolezza mentale e intellettuale. Quelle persone non sono i più bravi, sono solo i più furbi. E in questa società, dove se non mostri i muscoli sei praticamente ridotto allo zero, occorre avere il fisico e la mentalità dei palestrati, e mostrarti duro, con lo sguardo cattivo. E, oltre a tutto questo, devi essere risoluto. Un minimo di tentennamento, di dubbio, e il treno è già passato. Volatilizzato. E, quando in certi momenti ti sembra di avere davanti il futuro come un baratro, e ti passano davanti in un feretro le idee che vorresti spendere per la tua terra, allora la sensazione di essere avviato sul viale della frustrazione cresce. Però………….

Con l’augurio che continuiate a leggere,

bentornati nella Terra del Veleno (Ceccano e dintorni)

Alessandro Liburdi

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