Eredità…


In questi ultimi tempi, la voce su questo blog non si è fatta sentire causa non la mancanza di idee o argomenti ma solo una breve pausa di riflessione estiva. Ora sono pronto a ricominciare e sono anche felice che “l’equipaggio della nostra nave” si sia ampliato: benvenuto Roberto!
Ieri mentre leggevo una guida formativa dell’azione cattolica per i giovani che commenta il Vangelo di ogni Domenica, sono rimasto colpito della bellezza delle parole in commento alla Sacra Scrittura. Io ora ve lo ripropongo qui nella sua integrità perché solo in quel modo può “colpirvi” come ha fatto con me. La fonte è: http://www2.azionecattolica.it/leggi-medita/xxvii-domenica-tempo-ordinario

Domenica 2 ottobre 2011

Mt 21,33-43

Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «C’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”.
Lo presero e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Risposero: «Li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Commento:
15 settembre 1993, Brancaccio, quartiere di Palermo. Don Pino Puglisi viene ucciso nel giorno del suo compleanno, nella piazza del paese. Era un sacerdote dedito a liberare la sua gente dalla morsa della mafia. E la mafia lo ha ucciso.
Troppa parte delle nostre terre è stata occupata dalla violenza e non offre più i frutti della bontà, del servizio, dei valori.
Come don Puglisi, sono tanti i profeti che cercano di ribellarsi a questa situazione: profeti nel quotidiano che, senza venire illuminati dai riflettori, rispondono ogni giorno alla missione affidata loro dal Padrone della vigna: andare a liberare quella terra, rischiando la propria vita. Non si tratta di eroi da copertina di rotocalco, ma di persone che vivono con coerenza, che non si lasciano ingabbiare nelle logiche dell’omertà e della rassegnazione, che nella loro vita quotidiana hanno scelto l’onestà e rifiutato la disonestà. Vivono affinché anche la loro terra possa tornare a vivere.
Libera, l’associazione di don Luigi Ciotti che lotta contro ogni forma di mafia, ricorda ogni anno nella Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie quasi mille nomi, mille volti di persone che hanno pagato con la propria vita questo impegno contro la criminalità.
Sembra una missione impossibile, fallimentare. Sembra che i servi del padrone vengano costantemente sconfitti, bastonati, uccisi. Sembra che la violenza dei vignaioli omicidi possa vincere sulla giustizia.
Ma c’è anche la speranza: il padrone della vigna non lascerà soli i suoi servi e, quando tornerà nella vigna, riporterà la giustizia, confischerà la terra e la darà a chi possa farla fruttare.
Dalla Caritas in Veritate:
Dobbiamo meritare il regno di Dio: «La disponibilità verso Dio apre alla disponibilità verso i fratelli e verso una vita intesa come compito solidale e gioioso. (…) Tutto ciò è indispensabile per trasformare i “cuori di pietra” in “cuori di carne”, così da rendere “divina” e perciò più degna dell’uomo la vita sulla terra» (78-79).

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