Cronache da una città in attesa della RD…


Anche di agosto, in questo agosto caldo, eppure torrido per le tante notizie di crisi che aleggiano nell’atmosfera italica, si possono fare scoperte interessanti. Ad esempio, si può scoprire il miglior modo – o uno dei modi migliori – per conoscere la propria città. E proprio stamattina mi sono imbattuto in questa scoperta: sono andato a conoscere un po’ Ceccano. E l’ho fatto camminando, perché forse è camminando, con lentezza, che recuperiamo il significato dei luoghi che passiamo, vediamo angoli o particolari che abbiamo trascurato mentre, qualche ora o giorno prima, correvamo affannati e frenetici dietro i nostri impegni.

Ho camminato per Ceccano, l’ho in qualche modo attraversata e, come in un collage da banlieue parigina, ho assistito, sgomento e preoccupato, a due fenomeni tristissimi. Fenomeni purtroppo non rari, ma che si sono ripetuti e continuano a ripetersi testimoniando lo scarso livello civico ed ecologico di certi cittadini.

Primo punto: ho visto, zona Colle Pirolo, un vecchio signore che buttava nel cassonetto vicino casa un mucchio di canne e di rami già rinsecchiti dal sole. E lo buttava, tranquillamente, nel cassonetto che invece dovrebbe “ospitare” ben altri rifiuti. Mi è sembrato ancor più paradossale notare che mi trovavo in aperta campagna, e perciò mi è stato incredibile che un anziano, detentore di quell’invidiabile esperienza umana chiamata “saggezza contadina”, potesse trasgredire la pratica secolare con cui si produceva concime fai-da-te semplicemente con rifiuti animali e scarti vegetali…

Secondo punto: continuando il mio minitour, ho guardato a 200 metrida me e speravo di sbagliarmi, ma via via che mi avvicinavo facevo a mente gli scongiuri, perché avevo capito di cosa si trattava, e ho affrettato il passo davanti al raccapricciante spettacolo. Qualche imbecille aveva dato fuoco a uno dei cassonetti dietro l’ex Ospedale, nei pressi di fosso Rovagno, vicino l’imbocco di Vicolo Borgo Berardi. La plastica si era già volatilizzata in diossina e per terra, come un sinistro rituale, c’erano alcune lingue di fuoco in posizione circolare. Insieme alle fiamme, di quel cassonetto è rimasto lo scheletro, e con esso la viltà e l’inciviltà del gesto: inutile mettersi a spiegare il perché medico – clinico… Speravo che le immagini dei cassonetti bruciati dall’esasperazione – e dalla camorra… – di Napoli non appartenessero (più) anche a questo territorio. E invece, drammaticamente, e con il fumo negli occhi, mi sono dovuto ricredere…

Per questo, spero vivamente che la raccolta differenziata che si appresta a partire parta sul serio; sensibilizzando le coscienze di questi cittadini arretrati o puramente imbarbariti ed eventualmente punendoli con multe e ammende; eliminando quei cassonetti obsoleti, puzzolenti e fracassati che qualche buontempone si diverte a tenere alzati tramite bacchette perché fa troppa fatica nell’abbassare il pedale; agendo per sfatare il rischio di nuovi falò chimici; spingendo le forze di polizia a vigilare su questi casi e, più semplicemente, educando da subito bambini e ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori per evitare che anche loro compromettano il loro ambiente e il loro territorio inquinandolo con rifiuti di ogni sorta, dal bricchetto di thé alla tettoia di amianto. Mi auguro che i ceccanesi, tutti indissolubilmente, partecipino attivamente alla buona riuscita di questo progetto per la città che, già gravata da una condizione ambientale disastrosa, non può prendersi il lusso di bruciarsi ancora addosso…

Alessandro Liburdi

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