PICCOLO MANUALE DELLA RISCOSSA pt.3 : Noi, ragazzi che…sotto il vestito, Niente…


… Al di là di questo però voglio dirLe, professoressa, che è davvero un peccato: è un peccato che una generazione come la nostra, con i potenti mezzi di informazione a disposizione – non più i ciclostili del ’68, ma Internet… – non riesca a trovare un momento concreto, decisivo, definitivo, per sollevare una contestazione di nuovo giovanile, di nuovo epocale; ed è un peccato, vedendo l’eredità ricchissima di esempi (sia di eroi che di mostri) che la Storia, specie quella del Novecento, ci ha consegnato ammonendoci a non ripetere gli errori del passato. È un peccato, con tutto questo profondissimo, amplissimo retroterra culturale e ideologico che abbiamo tra le mani e nelle teste, che non si sia vista – fino ad ora – un’esplosione generale di rabbia e di speranza, dentro le nostre coscienze, finalmente unite, un’esplosione condivisa da Palermo ad Aosta. E allora, forse, il problema sta tutto qui: o ne abbiamo troppe, di idee, da non riuscire a sintetizzarle in un unicum costruttivo; oppure ne abbiamo davvero troppe poche per pensare diversamente il nostro mondo, che sia esso Ceccano o la «serva Italia di dolore ostello»; oppure, ed ecco la sintesi, ne abbiamo tante, ma così tante che alla fine finiamo per non averne nessuna davvero concretizzabile: abbiamo così tante notizie, siamo così bombardati dalla comunicazione massmediatica, che non sappiamo più selezionare, non siamo più in grado di fare una scelta, una cernita e rimaniamo perciò rimbambiti e disorientati, oppure al contrario ci chiudiamo a riccio, mettiamo i picchetti, ricorriamo al “questo sì, questo no” in nome di una logica della bandiera, della sigla o del gruppo: con tanti cari saluti all’originalità e alla libertà intellettuale…

Al massimo, riusciamo a spingerci nel lamentismo sterile, che è la faccia più distorta e fasulla dell’indignazione. E difatti è questo il fatto fondamentale: che l’indignazione non c’è. Non c’è nel senso che non è condivisa. C’è solo un rassegnato quieto vivere, tra noi ragazzi, con una spruzzata di cronico fatalismo, che guasta sempre… Probabilmente perché ogni giorno abbiamo sentito la sfiducia alitare nel mondo che ci circonda, e abbiamo poi inoculato questa sfiducia dentro di noi stessi, facendola diventare abitudine, come un veleno pericoloso e nocivo: “il virus del torpore”. A causa di questa sfiducia pseudo nichilista vediamo – e viviamo – il futuro come una scheggia impazzita, senza una traiettoria sicura, e allora l’unico rifugio che ci rimane è l’egoismo di massa, il personalismo diffuso: visto che c’è la selezione naturale spietata tra chi vince e chi perde, tra chi scende e chi sale, investiamo tutti noi stessi e ci passiamo reciprocamente e vicendevolmente e rigorosamente sopra, addosso e davanti, e in un guazzabuglio affannato e famelico ci azzuffiamo, ci pieghiamo, ci schiacciamo, ci appallottoliamo, perché in fondo, sotto sotto, anche noi vogliamo “arrivare”, anche noi dobbiamo “campare”… Perché anche noi vogliamo entrare nell’irraggiungibile mondo del lavoro e, per arrivare al nostro obiettivo, saremmo pronti a prostituire il nostro culo o la nostra dignità con una facilità pazzesca che lascia allibiti…

Alla prossima puntata

Alessandro Liburdi

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2 thoughts on “PICCOLO MANUALE DELLA RISCOSSA pt.3 : Noi, ragazzi che…sotto il vestito, Niente…

  1. dalla bella analisi che hai fatto che condivido,leggo un sentimento un po sfiduciato,(n0n è permesso ai giovani come te). forse per questo , manca la cosa più importante ….LA PROPOSTA…le conquiste non sono facili,occorre unire le forze per ottenerle.

    • Lo spazio di questo blog è di riflessione teorica, finalizzata a gettare le basi per un’azione futura…E’ uno spazio dove credo sia giusto esprimere i nostri dubbi, le nostre perplessità. Penso che solo conoscendo le nostre paure, si possa partire alla ricerca del cambiamento…

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