Novelle di Ciociaria.


Il Fiume

Capitolo 2.

Maria si risvegliò di colpo udendo i suoni che la campana della Chiesa matrice emetteva e si rese conto che erano le ore 17.00. Lentamente come se in cuor suo volesse rimanere ancora un altro poco a riposo, si alzò, andò in bagno per lavarsi il volto e il corpo: l’acqua fresca le fece bene tanto che si sentì rinvigorita, come se non avesse compiuto un viaggio. Scese giù e subito fu vista da Piero che le chiese se aveva bisogno di qualcosa: lei, con una dolcezza tutta femminile disse: “Scusi, Piero, sono tanti anni che manco da Guarcino, mi potrebbe accompangare a visitare il paese? “ Piero, che in cuor suo sperava in una simile domanda, fu ben felice di accompagnarla per le stradine del paese. La dolcezza dell’aria di giugno, lo stormire degli uccelli lungo i palazzi , l’andare delle donne con il fazzoletto in testa al Rosario, facevano da contorno a quella passeggiata lungo le stradine di Guarcino: Maria si perdeva nei ricordi della sua infanzia, di quando ella giocava con i suoi pari a campana, di quando andavano giù per la valle proprio di giugno a raccogliere le cerase: appariva quasi in uno stato di trans tanto che Piero le disse: “Maria! Maria! Mi sente?” E lei: “Oh, mi scusi Piero, ma mi ero persa nei ricordi: sà, sono dieci anni che manco e rivedendo queste stradine mi sono tornate alla mente tante di quelle cose..” e un dolce sorriso apparve sopra le sue labbra. Continuarono la passeggiata e giunsero su un belvedere da cui si scorgeva tutta la valle: Subiaco si scorgeva tra le alte vette degli Ernici, la Monna appariva verso Trevi e Alatri, i Lepini e la valle del Sacco, chiudevano lo scenario al mar Tirreno che oltre di essi bagnava la terra di Circe. Maria si sentì beata e disse a Piero: “Oh, che paradiso qui! Che bello! Anche a Catania si sta bene, ma qui, ma qui…” : all’imprroviso un dolce zefiro, proveniente dagli Abbruzzi,cominciò a soffiare e Maria si tolse la treccia e lasciò che i suoi biondi capelli andassero all’aura di giugno. Piero rimase estasiato da quella visione ma non disse nulla, per pudore e per paura. Intanto sopraggiunse l’ora del desinare e i due ritornarono con passo lento all’albergo dove la madre di Piero lo apostrofò: “A do si it Tu? So vunuti certi, da n’post, a comm si chiama? Non è dall’Italia, dalla Francia: je ci si ditt cà tenean da sputtà a ti, ma tu a do si it? “ , ma appena lo vide in gentile compagnia, ammiccò e la rabbia si stemperò in un lieve e sincero sorriso. La cena fu servita in una piccola stanzetta dalle pareti celesti: pasta al forno, coniglio, controno di patate che Maria gradì molitissimo. Dopo aver consumato il pasto, Piero si offrì di accompagnare la gentile ospite per una passeggiata serale fino alla gelateria in piazza: Guarcino di sera, appariva ancora più magica e le stelle erano così grandi che parevano quasi su questa terra e non nell’infinito loro cosmo. Maria guardò Piero che la fissava con due occhi estasiati e la raccontò della sua vicenda, di come aveva dovuto abbandonare Guarcino, del suo rapporto con il padre, della sua vita a Catania ma fu vinta dall’emozione, complice la luna che era apparsa  da nord, e si abbracciò a Piero che le disse: “Non devi preoccuparti: questo non è un posto dove si piange, mò ci sto io, non ti devi preoccupare”  e detto questo la baciò. Quel bacio fu per entrambi come una liberazione, quel desiderio represso che entrambi covavano dal momento stesso in cui i loro occhi si incrociavano. Eros fissa vie che niuno può conoscere e che, spesso, sono tanto intricate quanto sublimi. Dopo quel bacio, tornarono in albergo: Maria si sentiva libera, sicura di sè e si apprestava ad andare a dormire quando bussarono alla porta. “Chi è?- fece lei e la voce dietro la porta rispose “Sono Piero. Posso entrare?” Lei lo fece entrare e lui si accomondò sulla sedia presso il letto. “Sono venuto per, ehm, chiederti scusa per prima: per il bacio, non vorrei che tu…”. Quel “Tu”  si perse tra le parteti della stanza: Maria si avvicinò e lo baciò, non uno, ma dieci, cento e mille: Paolo non potè, nè volle resistere a lei, i loro fiati si confusero, i loro corpi si avvinghiarono come catene, il sangue bollì: passarono la notte così, l’uno attaccato all’altro e quando  sorse l’alba, erano già una cosa sola per sempre.

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One thought on “Novelle di Ciociaria.

  1. Con vivo interesse noto che è stato aggiunto un nuovo capitolo! Sempre entusiasmante questa vicenda… Piero e Maria fanno una bella coppia, nobile d’animo e semplice nella quotidianità!
    Aspettando i prossimi capitoli,
    Sara

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