Presentazione del libro: Un’infanzia salvata – Nord Sud un cuore solo


Il libro” L’infanzia salvata/ Nord Sud un cuore solo “ scritto daLucia FabieAngelino Loffredi, stampato a cura dell’ Amministrazione comunale di Ceccano verrà presentato venerdi 20 maggio alle ore 18 sulla Piazza del Comune da:

Alessandro Ciotoli;

Denise Compagnone e

Giovanni Proietta;

con letture di Katia Micheli e Natalia Loffredi.

Una ricerca durata oltre un anno che i destinatari di questo messaggio hanno potuto seguire direttamente, momento per momento, intervenendo, consigliandoci e proponendo ulteriori contatti da prendere.

Il libro è stato realizzato con una coralità di apporti che ha permesso di coniugare e connettere l’alto numero di protagonisti rintracciati ( oltre trecento ) con la vasta documentazione scovata negli archivi pubblici e privati.

Gli autori volevano tirare fuori dall’anonimato persone generose che avevano realizzato tale solidarietà: pensavano di scrivere della realtà frusinate ma al termine il lavoro è diventato una ricognizione nazionale, un vero pezzo di storia d’Italia perché incastonata entro momenti significativi quali lo sforzo teso alla ricostruzione ed alla ripresa delle attività democratiche.

Ceccano 16 Maggio 2011

Lucia Fabi Angelino Loffredi

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PICCOLO MANUALE DEL DISSENSO: pt. 1


E allora, lo dirò: sono stanco e avvilito. È una settimana che mi ritrovo nel fondo del letto, a guardare il soffitto oscuro, e capisco che un altro giorno è passato senza che si siano realizzate le speranze di un miglioramento. Ma, nonostante tutto, comunque sia, rimane sempre e dovunque, la Speranza: anche oggi, è lei l’ultima a morire; anche in questi tempi, caratterizzati da un populismo facile e giustizialista, che diffama l’avversario e millanta i suoi successi. A destra come a sinistra l’involuzione è sempre più evidente, e i proclami – anzi, gli strepiti elettorali di questi giorni evidenziano una classe politica in enorme difficoltà dalle Alpi alla Trinacria: si appella al “buon senso della gente perbene” e nel frattempo pilota i voti di scambio con i buoni benzina e con gli sconti al supermercato; si vanta e si rivanta dei suoi meriti e dei suoi valori “di libertà, di meritocrazia e di educazione”, e poi si prende la “libertà”, la licenza di picchiare il contestatore, o di sputare nell’occhio del nemico, impaurendo l’elettorato con la storia del “rischio rosso”, dei “magistrati rossi”, degli “immigrati rossi”… Dario Argento dovrebbe rivendicare i suoi diritti, su questo Profondo Rosso che la fantasia ideologica di una persona continua a far incombere sulle teste (svuotate) della massa italica. Un rischio che ci punzecchia con quella falce nel didietro, e col martello nelle terga, da ormai vent’anni… Sottoscrivo in pieno un’affermazione di Pierluigi Battista uscita tempo fa sul Corriere della Sera: «Berlusconi è riuscito a creare il mito dell’anticomunismo in assenza del comunismo».

Quelli che colui chiama «comunisti vecchio stampo» ormai si sono perfettamente riciclati nel sistema: sono antichi Pepponi che non portano più i trattori del popolo, ma girano in Porsche, indossano cashmere e hanno appartamenti affittati all’Asinara o a Cortina; i vecchi comunisti si sono ritirati a vita privata, sulle loro torri sventola ancora qualche bandiera del PCI consunta dalle intemperie della Storia, e ogni tanto scendono in campo, richiamano i bei tempi di papà Baffone e poi tornano nella loro torre. Ovviamente su una Porsche, nera – perché tira di più…

E mentre la politica del dire continua a sprecare tempo e a perdere occasioni, la crisi continua, sempre più mordace. E mentre camminiamo per le strade captiamo, sentiamo una sensazione febbrile e frenetica: è qualcosa che non è propriamente “malcontento”, ma è malessere.  È  un pullulare di rabbia ed eccitazione che sta crescendo nella gente, che sta giungendo a maturazione dopo che per mesi e anni si sono recepiti gli input di una realtà asfittica, immortalata nella ripetizione delle stesse logiche della competizione e del potere; è un senso di oppressione e insieme uno squarcio di libertà che viene dalle radici delle nostre singole individualità e si connette a quelle degli altri. E son giorni che questo malessere lo scorgo negli sguardi rapidi delle persone, nelle loro parole, nel tono della loro voce: è un senso di stanchezza, in cui sta maturando però una rabbia scura, una rabbia distruttiva, una rabbia nuova che fa innanzitutto ben sperare: perché fa alzare la testa, che fa puntare i piedi per terra, che fa gridare “No!” e “Basta!”. Nell’aria si respira un’aria di sincera rivolta. Attenzione, rivolta e non rivoluzione: questo secondo termine, abusato per colpa degli imborghesiti custodi di partito, rappresenta un processo già gerarchizzato, è una carica civile che viene poi cristallizzata in forme burocratiche dalla nomenclatura dirigente. Dovremmo – e dovremo – diffidare dei “paladini della rivoluzione” che si pongono a capo di un movimento: già quello è un segnale di esibizionismo, è già una forma di controllo. E così, il passo dai paladini ai “guardiani della rivoluzione” diventa molto breve, e la carica civile viene disattivata in nome di un potere nuovo che s’è sostituito a quello che voleva innovare…

Dovremmo – e dovremo – recuperare la parola rivolta, nel senso camussiano del termine:  “Che cos’è un uomo in rivolta? È un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice di sì, fin dal suo primo muoversi. Uno schiavo che in tutta la sua vita ha ricevuto ordini, giudica ad un tratto inaccettabile un nuovo comando. Appunto l’uomo in rivolta: dovrebbe essere questa la nostra deontologia futura. Trasportare la parola No nella nostra quotidianità, e trasformarci a poco a poco nei dissidenti del domani, in coloro che non credono alle chiacchiere del potere e alle macchinazioni del mercato. Rivolta non vuol dire più solo manifestare un dissenso in pubblica piazza; rivolta non significa distruggere e incendiare e pestare; rivolta significa puntare il dito medio contro gli impostori e non credere alle favolette che ci raccontano a ogni livello gli opportunisti della politica; rivolta vuol dire combattere attraverso la coscienza, opporsi con gli occhi e col cuore. Rivolta dobbiamo/possiamo/vogliamo essere noi.

 To be continued

  

Alessandro Liburdi

Vincenzo il Contestatore – totalitarismo dietro l’angolo


di: Gipi


L’ideale sarebbe sospendere il giudizio e lasciare che le immagini facciano il proprio dovere ma quando ho conosciuto la storia di Vincenzo Michelini, settantenne habitué della contestazione antiberlusconiana, il rancore e la rabbia, sottopelle, mi hanno spinto a raccontarvi il fatto per trarne, magari, qualche riflessione.
Siamo a Milano, nervo scoperto dell’house organ PDL, campagna elettorale per Letizia Moratti a Sindaco di Milano e Silvio Berlusconi come mite consigliere comunale (non è un’invenzione letteraria). Il comizio è uno scrosciare di applausi guarnito da qualche discorso tanto per e moltissimi pezzi da avanspettacolo che strappano sorrisi (il Sindaco balla Viva la Mamma, il consigliere la fa alzare a comando, dal palco, dice che quelli di sinistra n on si lavano e torna, per la felicità dei molti caproni belanti, con le domande retoriche a cui rispondere solo si o no, con voce più stentorea possibile: questa è la vera politica).
Durante il discorso di Berlusconi, nel mare del consenso che si vuole assoluto e belante (ricordatevelo quando saremo nella’era vuota post-Berlusconi), si alza la voce del dissenso di tale Vincenzo Michelini. Fino a qui nulla da eccepire a chi dirà “Eh beh, ma se l’è cercata”, anche se l’argomento utilizzato sembra quello di quel tale che alla ragazza stuprata rispose: “Tu portavi la minigonna però”. Diciamo che quello non era proprio il posto per contestare. Ci sta.
Detto questo però quelle che mi fanno rabbrividire sono le immagini di squadrismo puro e semplice nelle quali il servizio d’ordine prende una persona di 70 anni (teoricamente un anziano che merita un minimo di dignità e rispetto) e la trascina , per terra, fuori dalla sala, dandogli anche qualche calcio. Il vecchietto, accerchiato da una decina di picchiatori che obbedendo agli ordini dimenticano anche i propri valori umani come quello del rispetto della dignità umana, per esempio, è inseguito dai cronisti, subito allontanati.
Presi dalla foga della repressione, degni eredi delle omonime bande, allontanano pure un giornalista di LA7, naturalmente in maniera assolutamente poco gentile.
Queste immagini fanno pensare ad un ritorno agli anni di piombo, al clima cupo del fascismo di regime, dell’RSI, al Nazismo di Alexander Platz, al clima sovietico dei Gulag, alle deportazioni dei kulaki, alla repressione dell’altro, del diverso, del pensante. Alla psico-polizia orwelliana, alle pagine illuminanti della Arendt, ad un totalitarismo che sotto il manto innocuo del buon senso (vedi sopra: “se l’è cercata”), si ripropone uguale nei suoi caratteri fondamentali.

Questa Italia illiberale mi fa schifo
sentio et excrucior

Pizza e Biscione


di: Stefano Balassone

Da qualche giorno Sky ci invita a farci una pizza anziché stare a casa, tanto se in tv c’è qualcosa che non vogliamo perdere (ad esempio “Vieni via con me”, tanto per ricordare che non si tratta di una ipotesi assurda) possiamo vederlo a nostro comodo grazie al servizio di registrazione (su decoder potenziato) che dopo gli USA arriva in Italia. L’aspetto interessante della iniziativa, al di là dei ritrovati tecnici per spezzettare i palinsesti, sta nella scelta di sbandierare come valore la “libertà dalla casa”. Vuol dire che i tempi son cambiati da quando, nei primi anni ’80, leggevamo su grandi manifesti: “Torna a casa in tutta fretta. C’è un Biscione che ti aspetta”. Allora il sapiente marketing di Berlusconi tirava a immedesimarsi con la casa, ovvero con la famiglia, fortezza e rete di sostegno rispetto al mondo esterno. L’obiettivo era di stare vicino al cuore della gente, e del resto, la stessa RAI accettava senza sdegnarsi l’appellativo di “mamma” di un Paese composto più da “figli” che da “cittadini”.

Il marketing, come sempre gli accade assumeva dalla realtà sociale e culturale la propria opportunistica divisa, tanto che non pareva improprio leggere nell’antissessantottismo di quel “Torna a casa in tutta fretta” un effetto del riflusso dei movimenti, buoni e pessimi, che avevano caratterizzato i due decenni precedenti.

A quanto pare, se dobbiamo giudicare dalla linea scelta da Sky, starsene fuori di casa oggi è bello, tanto che anche la televisione, che pure alla casa è necessariamente legata, cerca di non essere di intralcio diventando flessibilissima. Del resto l’alluvionale successo dei social network deriva in qualche modo dal piacere di “stare fuori”, in compagnia di tanti, limitando le chiacchiere e i confronti casalinghi al minimo funzionale o alle grandi occasioni.

Cosa promette questo cambio di direzione del vento sociale e culturale? Una accentuazione individualistica del particolarismo familistico o, al contrario, l’accettazione, finalmente, della dimensione della socialità allargata e quindi, col tempo, dei diritti e doveri di cittadinanza, su su, fino a vagheggiare la scoperta della politica come progetto comunitario?.

Qualcuno dirà che esageriamo e che, per esempio, la gran parte della popolazione continua a starsene dentro le mura di casa, se non altro perché uscire a farsi la pizza richiede del denaro che molti non hanno. E aggiungerebbero ancora che mai come ora, con l’imperversare del precariato e del bamboccionismo forzato, la famiglia è l’architrave dell’esistenza. Innegabile, ma tutto ciò non riguarda il piano dei “valori”. Qui, se il mood è cambiato, la cosa riguarda sia chi ne può godere sia chi non può che soffrirne. Sia chi passa di pizzeria in pizzeria sia chi lo farebbe se non fosse costretto da ragioni insuperabili, soldi o malattia, a stare a casa in compagnia di Simona Ventura, Barbara d’Urso e via dormendo.

Certo che Lorenza Lei, della quale si proclama l’ispirazione “cattolica”, al punto di leggere del compiacimento del card. Bertone per la nomina, avrà il suo bel da fare per tenere insieme il diavolo del mondo nuovo e l’acqua santa delle idee vecchie. Che tipo di “mamma” sarà la Rai del futuro, sperando che ne abbia uno? Un soggetto capace di parlare al mondo neo-nomade che passa da un social network alla pizza margherita, o agli ambienti che si rifugiano, come nella casa del Biscione, nella retorica archeologica del “Servizio Pubblico, inteso come cosa nostra”, cioè proprietà di politicanti e pseudo concorrenti”? Dubitiamo che Masi abbia lasciato appunti utili a questo riguardo. Auguri!

(uscito su Europa del 7 maggio)

Una vittoria insperata per il coro delle voci critiche ceccanesi


di: GiPi


La manifestazione dell’8 maggio era stata organizzata col rancore in tasca, pensando di vivere in una cittadina poco attenta sui temi della legalità. Ci sbagliavamo ed è bene così. Il Sindaco ha emanato un comunicato stampa che lascia ben sperare. Qualche volta il sole sorge proprio quando non te lo aspetti ed è in quell’istante che guardi dentro te stesso e, con il sorriso, ti senti forte di una piccola battaglia andata a buon fine. La legalità ha trionfato, lo scopo di quello che fino a poco tempo fa è stato un movimento di opinione nato prevalentemente su internet, ha avuto effetti ai piani alti della politica, nei quali è spirato quello stesso capace di spazzare via i palazzi del nostro mondo piccolo, gretto e meschino.
Non occorre crogiolarsi nel dire “Siamo stati bravi!”, “Siamo i paladini della legalità”, né mi sembrerebbe onesto rivendicare un merito completo sull’avvenuta sottoscrizione. Mi basta che quel protocollo sia stato firmato, solo per giustizia.
Per questo la manifestazione è felicemente rimandata a quando questo paese avrà di nuovo bisogno di un coro di voci critiche, accantonando ogni spiraglio di inutile polemica politica (siamo noi i giovani impegnati che devono riformare anche il lessico e gli stili di comunicazione della politica affezionata agli infiniti dibattiti). Per ora godiamoci (noi tutti ceccanesi) questa insperata, piccola, grande vittoria.

Di seguito il comunicato del Sindaco:

COMUNICATO STAMPA

Oggetto: Protocolli di legalità.

In proseguo alla decisione di stipula di un Protocollo d’Intesa sottoscritto con la Prefettura di Frosinone nel 2008 e finalizzato alla cooperazione ed alla gestione congiunta di iniziative per il miglioramento della qualità della vita in materia di sicurezza urbana, alla base peraltro di numerose programmazioni in essere nel territorio per iniziativa comunale e proprio nel campo della Sicurezza Urbana Integrata, la scrivente Amministrazione ha inteso di potenziare ancor più le azioni di controllo e di promozione della legalità, attraverso una nuova iniziativa.
È stata inoltrata, infatti, presso la Prefettura di Frosinone la richiesta di attivazione di stipula tra le parti dell’accordo denominato Protocolli di legalità, in base alla circolare ministeriale del 23 giugno 2010.
Il Protocollo prevede iniziative volte ad attività di prevenzione da possibili infiltrazione della criminalità organizzata negli appalti pubblici e nelle attività economiche e, dunque, per un più proficuo controllo delle attività vulnerabili connesse al ciclo di realizzazione delle opere pubbliche.
Un nuovo passo per l’Amministrazione comunale sulla strada della prevenzione e dell’ottimizzazione degli standard territoriali di sicurezza e legalità che rientra pienamente nella posizione di fermezza garantita fino ad oggi.

Il Sindaco
Antonio Ciotoli

8 maggio 2011 – Solo per Giustizia


 Domenica 8 Maggio 2011 alle ore 21, presso Piazza Municipio, a Ceccano

Cosa succede di così importante?
Partiamo pleonasticamente dall’inizio. Il Prefetto della Provincia di Frosinone Paolino Maddaloni emana il 14 aprile 2011 una circolare nella quale invita tutti i Sindaci della Provincia di Frosinone a sottoscrivere un protocollo anti-camorra. Firmare questo protocollo significherebbe semplificare i procedimenti amministrativi che portano a controlli e ad accertamenti. La bozza di questo protocollo è consultabile sul sito della Prefettura, in lui troverete in allegato il file word contenente il testo vero e proprio ( http://www.prefettura.it/frosinone/news/52106.htm#News_17639 ). Nella stessa circolare il Prefetto precisa che

“[…]si reputa opportuno informare le SS.LL. che questa Prefettura ha predisposto una bozza di protocollo di legalità, rinvenibile sul sito internet http://www.prefettura.it/frosinone, la cui eventuale sottoscrizione consentirà di estendere la richiesta delle verifiche antimafia a tutti i contratti esclusi per limiti di valore (cosiddetti sottosoglia) ovvero a tutte le attività che, nell’ambito dei contratti sottosoglia, finiscono per essere di fatto esenti di ogni forma di controllo in quanto assegnate in forma diversa da quelle del subappalto ed assimilati, per le quali non è prevista alcuna forma di controllo in tema di antimafia.
Ove, pertanto, le SS.LL. fossero interessate alla sottoscrizione del cennato protocollo di legalità – la cui bozza potrà subire modifiche ed adeguamenti alle specifiche problematiche connesse a ciascuna delle realtà locali – si potrà manifestare la propria adesione prendendo contatti direttamente con lo scrivente.
Nel sottolineare che non sfuggirà certamente alle SS.LL. l’importanza che rivestono tali strumenti convenzionali, ai fini di una più estesa attività di prevenzione e di contrasto del crimine organizzato, si confida nel consueto senso di responsabilità delle SS.LL., manifestando sin d’ora la più ampia disponibilità a fornire qualsiasi, ulteriore chiarimento in merito.”

Partendo da questo interessante spunto è parso naturale creare un movimento di opinione, un gruppo di volenterosi senza alcuna voglia di mettere in ridicolo o screditare la figura del nostro Sindaco, avente come unico obiettivo quello di invitare il primo cittadino ceccanese a dimostrare l’onestà della nostra cittadina sottoscrivendo il protocollo. Si tratta di un impegno civile richiesto, la sera del 8 maggio, in Piazza Municipio, senza avere pretese di alcun titolo, cercando di dimostrare che Ceccano non è un Paese di morti viventi, ma di persone che vivono il tessuto cittadino nel nome dei valori di onestà e legalità. Recentemente un Consigliere comunale di opposizione, Roberto Caligiore, ha fatto sua questa prerogativa e colgo qui l’occasione di invitare anche lui e tutti coloro che avessero a cuore la levatura morale del nostro paese a PARTECIPARE all’iniziativa che non ha “padri” ma spera di avere se non molti pochi, ma buoni figli.

                                                                                                           CogitansAgens