Novelle di Ciociaria.


Il Fiume.

Cap 1.

La strada si snodava tortuosa e irta lungo le pendici del Monte La Monna, simbolo e vetta degli Ernici: essa saliva lasciandosi dietro piccoli borghi, immensi boschi dal sapore perduto, i prati olezzavano d’ogni profumo, dalle viole, alle margherite e un caldo sole sembrava donare a quel luogo ameno l’impronta dell’Eden. Maria si risvegliò dal sonno e rimase estasiata di vedere quel posto che non mirava più da circa dieci anni: ricordava benissimo quando dovette partire per il sud, lasciandosi dietro Guarcino con le sue case, con i suoi paesaggi paradisiaci: aveva solo 13 anni, ora ne aveva 23. I suoi genitori, Paolo e Silvana, si erano separati e lei, figlia unica, aveva dovuto seguire la madre in Sicilia. Ora ritornava, in quella terra, per riscoprire se stessa: alla madre che era rimasta attonita per quella sua partenza aveva detto: “Catania non mi appartiene più: voglio rivedere la terra che mi ha generato, voglio riscoprire me stessa!”,. Del suo paese, non ricordava quasi nulla se non un raggruppamento di case, faticoso da raggiungere: aveva 23 anni e si stava laureando in lettere Maria, studentessa modello, 30 in tutti gli esami, ma negli ultimi tempi aveva sentito la nostalgia di Guarcino e in una tormentata notte di inizio giugno s’era decisa a partire. Maria, era stanca, giacchè il viaggio era stato lungo, lunghissimo: l’interminabile attesa al porto di Catania per salire sul traghetto per Napoli, l’autostrada fino a Frosinone e poi quella via che, tortuosa, tocca tutti i centri ciociari, arrivando in terra d’Abbruzzo, ma in cuor suo aveva la speranza di rivedere tutto come aveva lasciato e quella vista così bella le rinfrancò l’ anima. Finalmente arrivò e si incamminò verso l’unico albergo presente in centro. l’ora invitava al riposo, le vette degli Ernici sembrano raccogliere GUarcino come una madre fa con il figlio e in quel giorno di giugno, essi apparivano nitidi, dalla spessa parete rocciosa. Maria arrivò all’albergo e suonò, nessuno pareva aver udito il suono, finchè non apparve una donna, di mezza età, con lo zinale in grembo, gli occhi stanchi, le mani piene di nodi, gli occhi consumati. Una cuffia in testa completava il tutto. “Signorì, che vò?” –disse con un tono non scortese ma neanche di pura felicità; “Salve: sono Maria, la ragazza che ha prenotato la scorsa settimana..”. “Maria? Io non m’ricordo proprio di ti”-le rispose la donna. “Ma come scusi? Io ho prenotato con Internet”. All’udire questa parola la donna si ritrasse urlando il nome di un certo Piero all’interno dell’hotel. Maria, con l’unica valigia in mano, aspettò qualche secondo fin che non comparve Piero:  alto, vigoroso, sulla trentina, scuro in volto, modi gentili e affabili. “Salve Maria, sono Piero: lei ha parlato con me” le disse con tono cordiale, quello stesso tono cordiale che aveva colpito Maria quando aveva telefonato per prenotare. “Le dl subito la stanza: ehm..ehm…ah sì, eccola! La numero 4!” disse il giovane che accompagnò personalmente Maria fino alla sua stanza. L’albergo non era grande: le poche stanze si affacciavano lungo un corridoio tutto adorno di piante e di fiori: dalla cucina sottostante veniva fluttando l’odore di pane appena sfornato che si confondeva con quello delle rose messe nei vasi lungo il corridoio. “Spero che la stanza sia di suo gradimento”., disse Piero, “Maria? Giusto?” Maria annuì e sorrise: “Guardi Maria, la cena è servita alle 20.00, il pranzo alle 13.00 e la colazione dalle 8.30 alle 10.30. Le serve altro? “, Maria fece per dire qualcosa ma si ritrasse, ringraziò Piero ed entrò nella sua stanza. La stanza era piccola ma funzionale: sopra il letto di ferro battuto, il ritratto di Guarcino con gli Ernici dietro.  Maria notò che vi era anche un balconcino: aprì le tende e ammirò l’immenso panorama che si scorgeva da lì: un dolce vento le scendeva lungo il viso mentre lei pensava alla Sicilia, a Catania: dopo essere stata, come rapita, da quella visione, rientrò nella stanza, telefonò alla madre e si gettò sul letto dove si addormentò.

 

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Un pensiero su “Novelle di Ciociaria.

  1. Coinvolgente racconto di questo bellissimo paesaggio che è proprio della Ciociaria!
    Il registro, benché tenda ad un livello aulico, presenta un linguaggio chiaro, di facile comprensione.
    Sarebbe interessante scoprire nuove storie di questa Maria..
    Saluti,
    Sara

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