Società: analisi, empatia ed altri rimedi


Indago nella società e vedo contraddizioni.

Si narra che il grande errore degli studiosi di diritto ottocenteschi fu quello di considerare l’uomo all’interno di un museo di cera, un Madame Tussauds contemporaneo, senza considerare il ruolo da lui svolto nella società e le implicazioni da esso derivanti.

Così il commerciante più ricco di Francia avrebbe avuto dallo Stato tanto quanto il più povero nullatenente della Nazione.

Mettetevi nei panni del nullatenente: non chiedereste una politica di aiuti al Governo?

Mettetevi nei panni del commerciante: non vi opporreste ad una politica di maggiore aiuto al nullatenente fatta a vostro “svantaggio”?

Fatto strano, ma un’unica verità che risolva il problema deve pur esistere, l’alternativa è mantenere due opinioni opposte e far si che quella più forte per quantità divenga la vincente. La prevalenza è della maggioranza, il che non garantisce che la soluzione vincente sia quella giusta in termini di maggiore beneficio per la società: la democrazia non funziona?

Non proprio.

Il problema principale e la sfida scottante per la società del terzo millennio è fare della democrazia uno strumento di qualità e non di quantità, come?

Non esistono sistemi elettorali o calcoli ragionati che tengano, dobbiamo solo confidare nella nostra natura di esseri umani.

Ritornando all’esempio di sopra, ipotizzando che la maggioranza abbia votato contrariamente agli interventi governativi,il punto di partenza sarebbe constatare che ognuno di noi in qualsiasi istante potrebbe trovarsi nella stessa condizione in cui versano i depositari della differente opinione ( quella degli aiuti governativi nel nostro caso) e come ci si comporterebbe nel caso in cui realmente lo fossimo

Spesso da portatori di un’idea minoritaria ci sentiamo soli, non ricettori di considerazione altrui, e soprattutto pensiamo all’infinita serie di possibili compromessi e transazioni che i “vincitori” avrebbero potuto concederci senza grandi costi in termine di beneficio: siamo vittime della tirannia della maggioranza.

Incentivi di tale tirannia derivano dall’incapacità dell’uomo di mettersi nelle vesti del “contrario” e del “diverso”, nel suo essere eremita di massa, giustamente vincitore ed ingiustamente vinto, il che non può che gravare sulla qualità del nostro strumento democratico.

Al compimento di scelte politiche, discorso valido per qualunque tipo di scelte, non sappiamo soppesare gli effetti che producono e le esigenze di cui necessitano (ne)i nostri opponenti: decidiamo come se fossimo gli unici esseri esistenti e, così facendo, commettiamo lo stesso errore dei suddetti giuristi ottocenteschi  che osarono descrivere le leggi dell’uomo partendo dallo studio di statuette di cera senza considerarlo quale essere sociale in quanto comunicante con altri soggetti.

L’empatia, il sentire insieme della società, diventa l’unica soluzione e discende da una visione analitica della società che si oppone alla totalizzante azione dei partiti, dei loro capi e fedeli, pedissequi epigoni.


Mi chiedo a cosa serva allora essere tifosi di una fazione, essere disposti a bendarsi gli occhi, giustificare l’ingiustificabile pur di non ammettere l’errore,  evidenziare l’errore dell’altro per nascondere il proprio, non concedere spazio e considerazione alle idee degli altri nelle nostre idee, mi chiedo a cosa serva allora essere disposti a non cambiare mai idea per esssere coerenti ad un simbolo.

Quando sapremo conoscere gli altri conosceremo noi stessi…

Un giorno, intento ad attraversare la strada, vide una macchina non fermarsi per consentirgli il passaggio,”Che persona incivile!!” pensò schifato.
Qualche giorno dopo la stessa persona in prossimità delle strisce non si fermò, “Ho fretta, ora non posso proprio” disse giustificandosi.
Al bordo della strada una donna in procinto di attraversare pensò: “Che persona incivile!!”

Il principio è quella regola generale e non circoscritta per la quale si sceglie ogni singola azione della nostra vita e che rende una società stabile ed efficiente quando ad essa corrispondano rispetto e coerenza indipendentemente dalle scelte che ci porteranno a compiere e, soprattutto, delle loro conseguenze.

Siamo la società che ha saputo “autosospendersi” dalla libertà di pensiero ponendole i limiti dell’appartenenza razziale, politica, religiosa, sociale ed economica e che ha reso mutabili e perciò aleatori i principi della sua esistenza.

Non vedo ancora una società capace di riappropriarsi dei principi.

Qui,di passaggio,

Gianluca Popolla 

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