MA, ALLORA, CADE O NON CADE?


Ebbene, sì ragazzi. Mi sono lasciato travolgere anch’io dal giochetto tamburellante di queste ore. D’altronde, è l’argomento del momento, e lo sarà per ancora altri giorni. Parlo ovviamente dei dati delle elezioni amministrative. Ed è inutile nascondercelo: chi ha vinto di sicuro non è il signor B.. Certo, sicuramente le consultazioni rimangono locali e vanno prese con le molle che, per colpa delle consuete logiche della convenienza politica, diventano per di più scivolose… Ma c’è un dato incontrovertibile e indifendibile secondo me: ed è il calo netto, deciso, chiaro che il PDL ha subito nelle principali città chiamate alle comunali. Tralasciamo pure la nostra provincia, che merita un discorso a parte anche in vista delle comunali del prossimo anno. E teniamo naturalmente fuori Napoli, dove non è escluso che il PDL possa vincere dopo i gravi e noti fatti che hanno riguardato la politica campana negli ultimi mesi, con l’irrisolta secolare “normalità” rifiuti in cima alla lista. Ma comunque non si può negare che nei grandi capoluoghi del Nord Italia il vento, se non «è cambiato», decisamente non tira più a destra. E non parlo tanto di Bologna (che pure suscitava qualche dubbio sulla reale tenuta del centro sinistra, incapace di gestire la città dopo il flop Delbono) né tantomeno di Torino (da sempre roccaforte di una sinistra coscienziosa e democratica, sin dai tempi dell’antifascismo di Gramsci e Gobetti proseguendo poi con le lotte partigiane dell’Emilia Romagna e infine con le esperienze dei movimenti operai del dopoguerra). Parlo ovviamente di Milano, capitale dell’impero mediatico e populistico del berlusconismo. E non è solo nel confronto diretto Pisapia – Moratti che il risultato ha del clamoroso: al di là di quel che potrà dire il ballottaggio del 29 e 30 maggio, la sconfitta sonora, la batosta, la scoppola l’ha presa proprio lui, il Caimano: controllare anche il link http://milano.corriere.it/milano/politica/speciali/2011/elezioni-amministrative/notizie/17-maggio-preferenze-salvini-batte-de-corato-190666356021.shtml

Ora, il Cavaliere avrà un bel da fare per giustificare – anzi, per nascondere – il suo insuccesso: metà di consensi in meno rispetto al 2006 sono uno spettacolo troppo amaro per essere digerito con noncuranza. Fate voi: prendere poco più di 27mila voti invece degli auspicati 53mila è un cazzotto dato nello stomaco: nello stomaco della tracotanza che B. porta in giro rigonfio dal 1994!!! Curiosi, attendiamo le reazioni delle prossime ore, e una telefonata da Fede o da Floris per smentire categoricamente…

Altre considerazioni, ivi connesse: gli 80mila voti in meno della Moratti sono voti sinceramente assegnati e assegnabili a Pisapia o piuttosto sono la giusta punizione che i cittadini milanesi hanno voluto assegnare alla cattiva gestione di questi 5 anni? Nel rispondere, non bisogna dimenticare l’exploit della Moratti nell’ultimo dibattito pubblico, in cui la sindachessa uscente ha affermato che il candidato PD «rubò un’auto»… Un’affermazione inquietante, che dimostra come ormai le campagne elettorali vengano condotte in modo tutt’altro che costruttivo, ma anzi ricorrendo sempre più alla delegittimazione dell’avversario: un costume che, guarda caso, la signora Moratti, ha ripreso dal suo capo in pectore Difficile dire comunque con sicurezza quale sia il “peso specifico” del voto milanese, che verrà ulteriormente analizzato e con maggior attenzione dai politologi. È chiaro che, in mezzo a tutto questo, in mezzo a questa gara dei numeri e dei meriti, in cui ognuno vede la pagliuzza negli occhi dell’altro e tira acqua al suo prosciugato mulino, ora abbiamo una prova lampante, tangibile del malcontento verso Berlusconi: e che è, ripeto, ancora più evidente visto che colpisce non tanto il suo partito personale, quanto la sua persona… Si ricordi che il malcontento è esploso nella sua città natale, nella sua casa: una casa che ora rischia di non poter essere più quella “delle libertà” da lui tanto propagandata e che rischia di sfasciarsi perché non è più sorretta dal consenso popolare… È un sintomo di stanchezza e di rabbia, è innegabile. La speranza, da parte mia e senza partigianerie, è che questo sintomo si traduca in qualcosa di più concreto; è che questa batosta si tramuti in una spallata decisiva per la sua caduta. Da parecchi mesi ormai il Moloch berlusconiano barcolla, ondeggia, scricchiola nelle sue tubature incrostate da quello stesso fango che butta addosso ogni giorno a chi, dissidente, guarda oltre e non si fa insabbiare nelle paludi della comunicazione asservita al potere. Da parecchi mesi la dialettica politica non fa altro che spremersi le meningi sui provvedimenti che il premier vorrebbe approvati a suo favore, e le riforme così necessarie restano nelle stanze dei bottoni a prender muffa. Da parecchi mesi, tanta stampa di sinistra è lì che tifa contro, che spera nella caduta, che gufa e cerca nuovi trabocchetti per farlo, mentre i loro referenti politici che dovrebbero incatenarsi per opporsi restano addormentati nelle loro soporifere poltrone  o al massimo escono dalle aule parlamentari al momento del voto per esprimere la loro contrarietà. Da parecchi mesi, il Paese è agonizzante: e la speranza di una nuova Liberazione continua a crescere…

 Un ragazzo contro la Diffamazione

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