Vincenzo il Contestatore – totalitarismo dietro l’angolo


di: Gipi


L’ideale sarebbe sospendere il giudizio e lasciare che le immagini facciano il proprio dovere ma quando ho conosciuto la storia di Vincenzo Michelini, settantenne habitué della contestazione antiberlusconiana, il rancore e la rabbia, sottopelle, mi hanno spinto a raccontarvi il fatto per trarne, magari, qualche riflessione.
Siamo a Milano, nervo scoperto dell’house organ PDL, campagna elettorale per Letizia Moratti a Sindaco di Milano e Silvio Berlusconi come mite consigliere comunale (non è un’invenzione letteraria). Il comizio è uno scrosciare di applausi guarnito da qualche discorso tanto per e moltissimi pezzi da avanspettacolo che strappano sorrisi (il Sindaco balla Viva la Mamma, il consigliere la fa alzare a comando, dal palco, dice che quelli di sinistra n on si lavano e torna, per la felicità dei molti caproni belanti, con le domande retoriche a cui rispondere solo si o no, con voce più stentorea possibile: questa è la vera politica).
Durante il discorso di Berlusconi, nel mare del consenso che si vuole assoluto e belante (ricordatevelo quando saremo nella’era vuota post-Berlusconi), si alza la voce del dissenso di tale Vincenzo Michelini. Fino a qui nulla da eccepire a chi dirà “Eh beh, ma se l’è cercata”, anche se l’argomento utilizzato sembra quello di quel tale che alla ragazza stuprata rispose: “Tu portavi la minigonna però”. Diciamo che quello non era proprio il posto per contestare. Ci sta.
Detto questo però quelle che mi fanno rabbrividire sono le immagini di squadrismo puro e semplice nelle quali il servizio d’ordine prende una persona di 70 anni (teoricamente un anziano che merita un minimo di dignità e rispetto) e la trascina , per terra, fuori dalla sala, dandogli anche qualche calcio. Il vecchietto, accerchiato da una decina di picchiatori che obbedendo agli ordini dimenticano anche i propri valori umani come quello del rispetto della dignità umana, per esempio, è inseguito dai cronisti, subito allontanati.
Presi dalla foga della repressione, degni eredi delle omonime bande, allontanano pure un giornalista di LA7, naturalmente in maniera assolutamente poco gentile.
Queste immagini fanno pensare ad un ritorno agli anni di piombo, al clima cupo del fascismo di regime, dell’RSI, al Nazismo di Alexander Platz, al clima sovietico dei Gulag, alle deportazioni dei kulaki, alla repressione dell’altro, del diverso, del pensante. Alla psico-polizia orwelliana, alle pagine illuminanti della Arendt, ad un totalitarismo che sotto il manto innocuo del buon senso (vedi sopra: “se l’è cercata”), si ripropone uguale nei suoi caratteri fondamentali.

Questa Italia illiberale mi fa schifo
sentio et excrucior

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...