Pizza e Biscione


di: Stefano Balassone

Da qualche giorno Sky ci invita a farci una pizza anziché stare a casa, tanto se in tv c’è qualcosa che non vogliamo perdere (ad esempio “Vieni via con me”, tanto per ricordare che non si tratta di una ipotesi assurda) possiamo vederlo a nostro comodo grazie al servizio di registrazione (su decoder potenziato) che dopo gli USA arriva in Italia. L’aspetto interessante della iniziativa, al di là dei ritrovati tecnici per spezzettare i palinsesti, sta nella scelta di sbandierare come valore la “libertà dalla casa”. Vuol dire che i tempi son cambiati da quando, nei primi anni ’80, leggevamo su grandi manifesti: “Torna a casa in tutta fretta. C’è un Biscione che ti aspetta”. Allora il sapiente marketing di Berlusconi tirava a immedesimarsi con la casa, ovvero con la famiglia, fortezza e rete di sostegno rispetto al mondo esterno. L’obiettivo era di stare vicino al cuore della gente, e del resto, la stessa RAI accettava senza sdegnarsi l’appellativo di “mamma” di un Paese composto più da “figli” che da “cittadini”.

Il marketing, come sempre gli accade assumeva dalla realtà sociale e culturale la propria opportunistica divisa, tanto che non pareva improprio leggere nell’antissessantottismo di quel “Torna a casa in tutta fretta” un effetto del riflusso dei movimenti, buoni e pessimi, che avevano caratterizzato i due decenni precedenti.

A quanto pare, se dobbiamo giudicare dalla linea scelta da Sky, starsene fuori di casa oggi è bello, tanto che anche la televisione, che pure alla casa è necessariamente legata, cerca di non essere di intralcio diventando flessibilissima. Del resto l’alluvionale successo dei social network deriva in qualche modo dal piacere di “stare fuori”, in compagnia di tanti, limitando le chiacchiere e i confronti casalinghi al minimo funzionale o alle grandi occasioni.

Cosa promette questo cambio di direzione del vento sociale e culturale? Una accentuazione individualistica del particolarismo familistico o, al contrario, l’accettazione, finalmente, della dimensione della socialità allargata e quindi, col tempo, dei diritti e doveri di cittadinanza, su su, fino a vagheggiare la scoperta della politica come progetto comunitario?.

Qualcuno dirà che esageriamo e che, per esempio, la gran parte della popolazione continua a starsene dentro le mura di casa, se non altro perché uscire a farsi la pizza richiede del denaro che molti non hanno. E aggiungerebbero ancora che mai come ora, con l’imperversare del precariato e del bamboccionismo forzato, la famiglia è l’architrave dell’esistenza. Innegabile, ma tutto ciò non riguarda il piano dei “valori”. Qui, se il mood è cambiato, la cosa riguarda sia chi ne può godere sia chi non può che soffrirne. Sia chi passa di pizzeria in pizzeria sia chi lo farebbe se non fosse costretto da ragioni insuperabili, soldi o malattia, a stare a casa in compagnia di Simona Ventura, Barbara d’Urso e via dormendo.

Certo che Lorenza Lei, della quale si proclama l’ispirazione “cattolica”, al punto di leggere del compiacimento del card. Bertone per la nomina, avrà il suo bel da fare per tenere insieme il diavolo del mondo nuovo e l’acqua santa delle idee vecchie. Che tipo di “mamma” sarà la Rai del futuro, sperando che ne abbia uno? Un soggetto capace di parlare al mondo neo-nomade che passa da un social network alla pizza margherita, o agli ambienti che si rifugiano, come nella casa del Biscione, nella retorica archeologica del “Servizio Pubblico, inteso come cosa nostra”, cioè proprietà di politicanti e pseudo concorrenti”? Dubitiamo che Masi abbia lasciato appunti utili a questo riguardo. Auguri!

(uscito su Europa del 7 maggio)

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