Superati i blocchi mentali scopro me stesso


di John Lilburne

La lettura dell’ultimo articolo di Gianluca ha ridestato in me la voglia di proporvi una riflessione che da mesi covo in segreto.

Probabilmente sono arrivato ad un punto della maturazione delle mie idee politiche tale da potermi permettere di passare in rassegna, alla luce di queste rinnovate convinzioni, molte delle cose che ho detto e fatto, molte delle appartenenze cui mi sono fregiato.

Alla fine l’ho scoperto o meglio, sono all’interno di un cammino che mi insegnerà a conoscermi, insomma, non credo di essere propriamente di sinistra. Dirò meglio glissando su un dato di fatto quale è la presa di coscienza della morte delle ideologie: mi sento un liberale. Spesso, come dicevo, mi sono vestito di epiteti che credevo di conoscere senza lasciare il giusto spazio all’analisi. Cercando nelle idee sul mondo (a livello di massimi sistemi) comincio a capire quali di queste sento come mie mettendo da parte l’oggi e mi rendo conto che molto di ciò che ho detto in passato non mi appartiene. Se penso alla ricetta che possa salvare l’Italia non posso guardare a proposte che credo alterne ma non alternative. Cerco una risposta politica che voglia riformare la società dalle fondamenta e non individuo nei molti dei contenitori possibili ( mi sono sentito di appartenere ad  alcuni di questi) una volontà simile quanto piuttosto quella di ridisegnare gli organigrammi e occupare i posti di comando senza operare una riforma della radicale della società, a mio avviso necessaria. Fare riferimento ad un certo elettorato con precise istanze sociali vincolerebbe la capacità di riforma del partito che veltronianamente ho deciso di non nominare.

Detto questo ho scavato molto prima che questo processo di ridefinizione dei confini fosse compiuto e mi sono accorto che l’unico motivo per cui dicevo di essere di sinistra, anzi ancora più precisamente di essere un follower del PD. era l’antiberlusconismo, che ritengo tuttavia  ancora un valore alla base delle mie idee politiche. Detto questo cosa veniva dopo? Molto non era farina del mio sacco, tutto salvo l’antiberlusconismo.

L’Italia, però è tanto altro, tanti altri problemi, tante altre soluzioni cui è impossibile guardare senza dare una propria personale risposta. Deluderò chi di voi penserà ad una mia mancata coerenza, ma otterrò la comprensione dei più intelligenti che avranno la pazienza di capire che ad un adolescente sono permessi foga, ardore, faziosità, rabbia, mentre ad un adulto è richiesta (o almeno sarebbe) una certa onestà intellettuale, una certa coerenza soprattutto verso se stessi prima che verso gli altri. Agli “ideologici ” spiegherò invano che non sono diventato fascista o destroide come non lo furono Tocqueville e Voltaire; per gli altri mi limiterò ad un ultima riflessione, spero intelligente: continuerò, come continuo, ad essere sempre me stesso, anzi è proprio per capire questo che ogni tanto mi concedo spazi di outing,  come questo. Non  mi concentro tanto sul fatto che le mie idee sul mondo non sono immanenti come quelle di nessuno, quanto sull’aspetto ben più importante che bisogna innanzitutto capire quali sono le proprie idee, per essere veramente se stessi.

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