Un giorno di ordinaria follia impenitente – le contraddizioni del caso Terenzi/De Santis


di: Giovanni Proietta

La prima vittima della guerra è la verità”, questa la frase che condisce i molti editoriali sulla primavera libica. Andando dal generale al particolare le cose non cambiano. Se al posto di missili Tomahawk e Regale in picchiata sostituiamo il rapporto, quantomeno controverso, tra l’assessore Umberto Terenzi ed il segretario comunale il Dottor De Santis, cambia l’ordine degli addendi ma il risultato rimane  invariato.

Per i profani, che come me ne capiscono poco di questi intrugli “politici”, vorrei spendere due parole per sbrogliare la matassa. Nella mattinata dell’11 marzo all’interno dell’Ufficio del Segretario Generale, il Dottor Mario De Santis appunto, succede sicuramente qualcosa di interessante. Dalla faccenda escono sicuramente sconfitti un telefono ed un monitor, scagliati a terra; resta da capire quali siano le parti in gioco, come nel miglior giallo di Agatha Christie.  In quella stanza c’è stato sicuramente un diverbio, parola attorno alla quale si arrovelleranno le menti degli spin doctor nostrani.

Il Sindaco prende separatamente le parti e ne esce con una relazione firmata dal Segretario  Comunale, nella quale si disegna un semplice screzio tra amici. Peccato che il Pd, insieme ai gruppi del centrosinistra (i pacifisti del Prc in disaccordo), chieda le dimissioni dell’Assessore, sulla carta, per condannare un presunto atto violento, in realtà per motivi spiccatamente politici, quelli, cioè, di rosicchiare uno spazio vitale all’interno di una maggioranza sempre più spaccata, facendosi scudo con l’immagine di paladini della giustizia. *

Mai fare i conti senza l’oste, recita l’adagio, ed infatti, come i cavoli a merenda arriva una relazione di un funzionario della Polizia Municipale che ha assistito all’accaduto, una relazione un pizzico difforme da quella del Segretario ( i maliziosi dicono che qualcuno gli abbia forzato la mano, a questo punto ) . Ora il famoso diverbio diventa una vera e propria lite, davanti alla muta presenza di qualche altro personaggio comunale e del Consigliere Pd Marcoantonio Di Vico,tra i denunciatari dell’accaduto.

Stando alla relazione “l’assessore inveiva in modo violento e con parole minacciose contro il Segretario Comunale”. Al poliziotto viene indicata la porta, “[…] dopo qualche minuto – racconta-  udivo urla e rumori provenienti dal Segretario, mi precipitavo al suo interno e vedevo l’assessore che con toni violenti fronteggiava il Segretario a poca distanza.” Scene da rissa metropolitana. “Subito mi mettevo tra i due accompagnando il Segretario nella stanza […] attigua al suo ufficio, poi intimavo l’Assessore Terenzi, che continuava a inveire contro di me, di allontanarsi dall’ufficio del Segretario ottenendo come risposta che ad uscire dovevo essere io e non lui e ripetendo che io non ero nessuno mentre  lui era funzionario del Comune”, il potere rende liberi.

La domanda fondamentale che sta dietro a tutto il discorso è: Perché? Quali interessi si celano dietro lo scontro? Certo è che è impossibile non condannare un atto simile per calcolo politico; la questione vera diventa , quindi, se ci siano momenti nei quali i valori, nel mondo della politica, contano ancora qualcosa.

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