I mali di una generazione


Lettera Aperta

I mali di una generazione

Giunti ad un Anniversario importante per l’Unità d’Italia, il mondo della cultura ci propone una sfilata di nomi che da, epiteti stradali, si fanno persona. Viale Mazzini, Via Cavour e l’eterna Piazza Garibaldi, costellando il panorama musicale, letterario e cronachistico , finalmente diventano esseri umani nelle ricostruzioni grottesche, artificiali e un po’ buffe, di molte trasmissioni tv.

Lo spunto mi ha fatto riflettere sulle età dei polverosi “Padri della Patria”; alla vigilia dei mie 21 anni, infatti, scopro che un giovane, mio coetaneo, nato nel 1827, aveva già confezionato, alla mia età, quel lavoro musicale che ci tieni uniti per qualche minuto con lo sguardo alle bocche riverentemente mute dei nostri atleti, in ogni competizione sportiva (calcistica): l’Inno Nazionale.

Il Canto degli Italiani, opera di un patriota, sta a ricordarci che l’Unità d’Italia, fu un moto animato anche da noi ragazzi, o giovani adulti che dir si voglia, un popolo sempre presente in ogni epoca storica del quale abbiamo l’onore di fare parte, sempre ribelle e animoso, sognatore, una sola giovane moltitudine di  volenterosi  progettisti del domani.

Ma l’eloquio vendoliano si spegne davanti ad un male nei confronti del quale ho deciso di prendere posizione. Si tratta di una malattia che ha consegnato la mia generazione nelle pagine storiche destinate alla dimenticanza, di un cancro dell’inazione, di un bivio forzato nel quale tutti scegliamo di non scegliere, di abbandonarci, sempre per poco, nelle braccia di una realtà fittizia.

La chiamano “cultura dello Sballo”, e se un giorno ci chiederanno dove eravamo mentre l’Italia diventava un volgare Paese di scissionisti, mentre nel mondo intero rivolte, cause ideali, continuavano a scoppiare; dove eravamo quando i nostri genitori nei nostri stessi panni avrebbero rivoltato il mondo, beh noi  risponderemo che non ce lo ricordiamo, con un sorriso ebete e tristemente beffardo.

Eravamo in un bar a dimenticarci le nostre vite difficili mentre il mondo continuava a girare. Fumavamo per consolarci delle nostre esistenze. Ci distruggevamo per raccontare agli amici, eroicamente, di non ricordare niente di serate intere. Gareggiavamo, nel meschino gioco dell’autodistruzione, cercando di stare peggio di tutti.

Siamo i nuovi eroi di questo Paese! Ragazzi rubati al libero pensiero per difendere il proprio diritto a consumarsi, verso il baratro del nulla. Teste che potrebbero popolare dibattiti, ergere pareti, centri di distruzione creativa, piegati ad una logica illogica.

E nell’angolo sta la vittima principe di questo massacro: il ragazzo dubbioso che poteva scegliere, magari troppo timido per dire no, ma debole quanto basta per accettare l’esistente. Una persona di quattordici anni circa, alla quale viene messo un bicchiere in mano e vengono insegnate le regole, grazie alle quali si sentirà parte di una comunità, principe per una notte, abbracciato da amici veri. E come molti ragazzi, ai quali non è richiesto essere paladini delle proprie idee né di riflettere sulle proprie azioni, sceglierà la via più facile, consigliato dai più.

Ai ragazzi che vogliono ancora scegliere, le cui coscienze non sono ancora del tutto sopite,  lancio un appello, sperando che non rimanga inascoltato o che magari passi per un messaggio moralista. A loro dico che si può scegliere, che si può dire NO! anche a bassa voce, che non è obbligatorio dimenticare quanto che è imperativo vivere.

Vivere la vita, quando è difficile, con più forza, con il coraggio di essere sempre vigili alla propria coscienza, di obbedire alle proprie idee, invece di rifuggiarsi in ologrammi fugaci. Ricordandosi, che la vita è una sola: quella che tutti, adesso, stiamo vivendo

Giovanni Proietta

4 pensieri su “I mali di una generazione

  1. Non si può che essere daccordo col tuo invito accorato alla “presenza” e comprendo bene anche l’alone di torpore che può avvolgere i tuoi coetanei ma oramai è diffuso in tutte le fasce di età e a volte prende anche il sottoscritto, schiacciato dalla pesantezza del quotidiano. Ma dopo un pò mi riprendo come l’Araba Fenice.

  2. si ma i miei coetanei hanno davvero molti motivi per rifuggiarsi nel torpore, questo non lo discuto, sarei cieco se non vedessi alcun nesso causale. La realtà è che occorre una rivoluzione contro una società che è progettata per inebetirci, per non farci riflettere, per (scusa il termine volgare) “fotterci” facendoci credere di essere migliori degli altri

  3. Pingback: Sballo: Secondo Tempo « -CogitanScribens-

  4. Pingback: Sballo: Secondo Tempo « -CogitanScribens-

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...