Il 18 e il 19 il Fiume Sacco in Mediateca: chi vuol dire la propria?


Il 18 e 19 Dicembre presso la Mediateca comunale di Ceccano si terrà la mostra fotografica sul Fiume Sacco dal titolo “Untitled” (senza titolo).

Questo significa che il titolo a questa storia, al futuro della nostra città è nelle nostre mani: la proprietà più importante ed affascinante del futuro non è l’impossibilità di conoscere quello che accadrà, ma la possibilità di poter plasmare il corso degli eventi, solo con la nostra volontà o non volontà.

Al re-make della mostra organizzata a Frosinone, verrà data la possibilità a chiunque voglia di stilare un elenco e di leggerlo davanti alla platea: uno spazio riservato a chi vuole dire la propria sul futuro del Fiume e della nostra città.

Un delirio, una visione, di chi pensa che nonostante le impietose foto che delineano la situazione costruire qualcosa si può, o meglio si deve.

Io parteciperò con il mio elenco ed altri  lo faranno, spero che accorriate numerosi all’evento: la libertà è partecipazione, e questo è uno spazio che per me deve essere utilizzato al meglio da chi spera in qualcosa di diverso per gli anni a venire.

 

10 punti per il futuro, per la democrazia, per i valori che dobbiamo sostenere fattivamente…

 

Possiamo, per una volta, unirci ed elencare tutto quello che vogliamo per la nostra città?

 

Spero vivamente di si…e non solo del “mi piace”…

Gianluca  Popolla

 

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“Una sola moltitudine” e “Realtà n.2” – La mia recensione


Una sola moltitudine [Voto 8 e mezzo]

La caratteristica preminente di questo corto? Qualità. Dalla scelta delle luci, della fotografia all’alta caratura degli attori, dei dialoghi,l’ultimo cortometraggio scritto e diretto da Alessandro Ciotoli si rivela un’opera da tenere in alta considerazione sin dall’inizio. Lo spunto è narrare l’epopea quotidiana e silenziosa di quei molti giovani che vivono la logica della raccomandazione come un avvoltoio che plana intorno alleloro teste. “La generazione precari” trova insomma, nel corto, una sua degna rappresentazione. Parlando del bellissimo incipit (decisamente insiemeal finale, la migliore scena del corto) non si può che citare l’autrice di uno spiazzante monologo, alias Sara Silvestri, a lei di sicuro va la palma come migliore attrice protagonista. Spiazzante perchè tutto inizia con parole che trascinano lo spettatore in un thriller all’americana,(inganno ben congeniato questo) quando invece si tratta proprio di un’aspirante attrice che prova la sua parte cosciente del fatto che non servirà a nulla per essere presa nel suo prossimo provino, come a nulla serve l’impegno in questo Paese, senza la raccomandazione di un metaforico “cugino”. Le storie si dispiegano una dopo l’altra, in episodi secondo una sotterranea citazione tarantiniana. Storie di ragazzi laureati, preparatissimi, che non hanno spazio in una società in cui la cultura è un disivalore a tutti i livelli, storie che si scopre, alzandosi dalla poltrona per i compliemnti di circostanza, sono quelle di giovani che vivono anche nella vita reale lo stesso tipo di disagio, Scoprire che l’ingegnere è un ingegnere per davvero, da al tutto una piacevole nota realistica riconfermata nella scena finale, nella quale il pubblico agevolmente riconosce gli interni del supermercato cittadino. L’immedesimazione è quasi totale, quei ragazzi che preferiscono lo studio e l’attività ad una vita passiva davanti alla Tv, sono poi quelli che ci servono al banco, che ci indicano lo scaffale giusto, una “sola moltitudine” (titolo azzeccatissimo), in maglia rossa, un esercito di talenti gettati via. Un buon brano degli “At the weekend” avvolge questa scena. I giovani ceccanesi non sono solo quelli che giocano a tiro a segno con le statuine del presepe a Piazzale Bachelet, così come gli Italianinon sono solo quelli che preferiscono la distrazione, il disimpegno, alla serietà, ai propri sogni, e questo non può che lasciarci ben sperare.

Realtà n.2 [voto: 7 e mezzo]

Da degli strumenti in mano ad un gruppo di ragazzi intelligenti e vedi cosa succederà. Realtà n.2 è la storia delle vite parallele del bravissimo Davide De Santis: quello che facciamo vs quello che vorremmo fare. La brevità del corto, evidentemente, permette di selezionare con cura scene, inquadrature e ritmi rendendo ben visibile il risultato.Forse l’unica pecca è stata quella di dare un taglio sin troppo narrativo al lavoro. Senza nessun dialogo ci si perde nella poeticità e si rischia qua e là di annoiare la platea; errore, questo, perdonabile, al Collettivo Mesa Verde alla luce, invece, dei tempi comici ben architettati in alcune scene (divertentissima quelladell’omicidio del Super Direttore Alessandro Ciotoli). Cantava il trio Morandi/Tozzi/Ruggeri “Si può dare di più”, ebbene da questa neonata idea diregalare  possibilità ed occasioni ad un gruppo di giovani ceccanesi, ci aspettiamo di più e staremo a guardare.

Andrea Ciotoli [voto 10 – -]

Cosa lo contraddistingue? Nel magico mondo del cinema direi l’onnipresenza, nella realtà (n.1) pure; a lui va il premio come miglior attore non protagonista in assoluto. Sia nella scena in cui sullo sfondo, distrattamente legge Walth Withman (realtà n.2), sia quando si china stoicamente per prendere un paio di bottiglie di birra (Una sola moltitudine), questo attore rivela qualità recitative che vanno oltre le aspettative. Chissà che tra qualche mese le stesse sale che ci hanno ospitato per la visione di queste opere, non possano vedere in scena un qualche corto con un’ Andrea Ciotoli nel ruolo del protagonista. “il ragazzo si farà”…

-recensione di Giovanni Proietta

PENSIERI DI UN GAMBERO DI FIUME IN ESILIO


Mi affaccio sul fiume, dal ponte: mi giunge l’esalazione fetida della mia città, del mio mondo. La cloaca… È questo, l’odore del presente a Ceccano, lungo il Sacco… È chiaro, non può esserci futuro se non si comprendono le ragioni del presente. E qual è il presente, per la mia città e per il fiume che l’attraversa? È una categoria stomachevole, fetida, riluttante, un vomito fatto di chiacchiere e di degrado umano, prima che naturale. È un presente marchiato dal’amaro seme dell’indifferenza, della estraneità, e che ha attecchito soprattutto fra i giovani, defraudandoli delle loro vir, senza ricorrere a facili simbolismi, il Sacco è diventato emblema della crisi, della decadenza, della sterilità indegna della politica e della società, che lo hanno trasformato in una fogna, scrigno di misteriosi e velenosi tesori… Qualsiasi cosa s’immagini per questo fiume deve partire dal gridare vendetta, in nome di un ambiente che mai più venga assassinato così deliberatamente. Immagino rive coltivate non più a foraggio, né destinate all’allevamento dei bovini; ma rive ricoperte di pioppi o di fattorie solari, riconvertite in vista di un’economia verde e finalmente ecosostenibile. Immagino le istituzioni che forniscano sussidi economici e assistenza tecnica ai proprietari delle aziende colpite dalla catastrofe. Immagino che l’alta incidenza tumorale divenga presto uno squallido, terribile ricordo, e non quell’orrenda realtà quotidiana con cui tante – troppe – persone sono costrette a combattere, nell’isolamento e nello sconforto per una giustizia che non c’è. Immagino che la mia, la nostra politica rappresenti un cambiamento vero, sincero, e non un cambio di casacca che serve a “cambiar tutto per non cambiare niente” in questo nostro territorio. Immagino, perché non ho nient’altro che l’immaginazione per sperare nell’evoluzione, e credo da sempre che l’immaginazione sia la base per esprimere i propri diritti. Immagino, ma adesso continuo ad avere paura. Ho paura, quando si alza la nebbia ora che è inverno, per le sostanze che vi saranno senz’altro disciolte. Ho paura, e vorrei non averne. Ma so che il futuro, oltre che dall’immaginazione, parte anche da qui, da questa paura del presente, da quest’angoscia che vuole giustizia, che pretende pagine nuove in cui l’acqua del fiume sia un inchiostro – purificato – per scrivere la – vera – rinascita.

ALESSANDRO LIBURDI

Il mio pensiero alla mostra sul Fiume Sacco…


Ieri come già accennato nel precedente articolo ho partecipato, insieme agli amici Simone e Cesare che ringrazio, alla mostra fotografica “Untitled” sul Fiume Sacco svoltasi nella Villa Comunale di Frosinone ed organizzata da Daniela Bianchi.

Insieme alle foto di Marzia Bianchi, che evidenziavano il disastro ecologico che colpisce le province di Frosinone e Roma, sono stati installati pannelli con frasi inviate alla Fondazione Kambo via e-mail da parte dei cittadini.

Con orgoglio posso dire che era presente anche il mio pensiero sul Futuro del fiume, la mia visione e quella di altre persone da tutta Italia e anche quelle di due ragazzi del Liceo Scientifico di Ceccano ai quali rivolgo il mio apprezzamento: Marco e Chiara Tiberia i loro nomi.

Ecco il pensiero che ho inviato alla fondazione:

“C’è una peculiarità del futuro che mi affascina: non l’impossibilità di prevederlo ma la possibilità di poterne decidere.

Per questo non voglio solo domandarmi quali saranno le condizioni del nostro fiume fra qualche mese o tra qualche anno, voglio anche riflettere su ciò che io possa fare affinchè tale disastro non avvenga più.

La tutela del Sacco deve concretizzarsi fattivamente nelle istituzioni, ma non può prescindere dall’impegno, dalla vigilanza, dal controllo che noi cittadini abbiamo fatto mancare alla nostra città ed al nostro ambiente.

Ecco per il futuro del mio fiume, del mio ambiente, della mia città vorrei un cittadino che si discostasse dalla figura del votante, che andasse oltre al mettere una croce su un simbolo una volta l’anno o giù di lì.

Vorrei un cittadino che interpreti la suddetta accezione di futuro: futuro come elemento temporale modellabile, futuro determinato da una volontà propria e non casuale; cittadino come collaboratore e talora giudice delle istituzioni anche fuori dalle urne.

Il Fiume è vita, l’ambiente in generale lo è: voglio che tale significato venga ristabilito nel futuro, perchè oggi il Sacco è il contrario della vita e molti miei concittadini lo sanno e ne soffrono quotidianamente, o purtroppo ci hanno lasciato.

Che il colore delle tue acque mai si confondano con i colori di una fazione!!

Ridiamo alla nostra città un Fiume degno di questo nome, a deciderlo siamo noi!!!”

Gianluca Popolla

Mostra fotografica sul Fiume Sacco: io ci sarò..


“Può un Paesaggio ferito da interventi che ne hanno pregiudicato l’intero ecosistema, avviare un processo di valorizzazione, per Se stesso, per gli Uomini e le Donne che lo abitano, per le Industrie che vi producono? Sono le domande che hanno ispirato il Master Plan. Ma la Mostra UNTITLED vi racconta quel paesaggio e quelle ferite. Domani (7dicembre) dalle 18.30 alla Villa Comunale di Frosinone”

Questa è la sfida lanciata dalla Fondazione Kambo, che dal 7dicembre sino al 15del corrente mese, esporrà una mostra fotografica sul Sacco e l’ambiente circostante: una sfida di sensibilizzazione e responsabilizzazione, da questo disastro naturale può rinascere un futuro?

Il non titolo (“UNTITLED”) sta a dimostrare di come la Fondazione creda che questa sfida possa essere vinta o che almeno sia la nostra coscienza l’attrice principale di quel film che deve ancora essere scritto: il nostro avvenire.

Il fine è di passare dall’evidenza, alla forza delle immagini a quel delirio, quell’atto visionario che significa ricostruzione o ancor meglio speranza.

UNTITLED in cerca di un pensiero, una visione o anche un delirio sul futuro: è questo il motto della manifestazione.

Vi invito a seguirla con attenzione: le immagini possono parlare più di mille parole e credo che questo sia il caso..

Gianluca Popolla

il mio Vado via…resto qui…


Pubblico il mio sofferto vado via resto qui:

Vado via perché
Vado via perché sono fortunato e posso farlo
Vado via perché capisco sempre di più che se me ne andassi non si noterebbe la differenza
Vado via perché questo Paese è questo Paese
Vado via perché l’Italia è morta da anni in ogni sua dimensione politica, culturale e storica;
Vado via perché sono stufo di pretendere quelli che sarebbero miei diritti
Vado via perché in Italia siamo tutti amici, un’unica grande casta delle caste, dove se il vicino sbaglia è di cattivo gusto denunciarlo
Vado via perché al mondo ci sono più di 200 Stati e se è vero che ce ne sono molti che stanno peggio di noi è anche vero che ce ne sono altri che sono stati e sono capaci di essere migliori
Vado via perchè sono un codardo
Vado via perché codardo, mi ci hanno fatto diventare, io all’inizio ero uno che voleva cambiare, ora sono uno che vuole provare a cambiare e domani, ne sono sicuro, sarò uno che proverà a cambiare…Paese
Vado via perché sono stufo di combattere oltre le mie forze inutilmente
Vado via perché nessuno è più in grado di capire questo mio disagio, e anzi, coloro che lo capiscono sono proprio coloro,forse, che sono andati via prima di me o che comunque vorrebbero farlo;
Vado via perché fuori è diverso.
Sogno di andare via, perché per ora non se ne parla.
Ma…Vado via perché siamo un’entità bloccata.
Insomma …Vado via

John Lilburne

E non provate a riprendermi per la cintola questa volta

Riforma universitaria condizionata (d)alla finanziaria…


 

 

Vi linko il decreto approvato dalla Camera dei Deputati così che possiate sapere di cosa si parla e su cosa si manifesta:

http://www.camera.it/465?area=31&tema=78&Interventi+per+l%27universit%C3%A0

http://www.camera.it/view/doc_viewer_full?url=http%3A//www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp%3Fcodice%3D16PDL0040500&back_to=http%3A//www.camera.it/126%3FPDL%3D3687%26leg%3D16%26tab%3D2%26stralcio%3D%26navette%3D

Allora, il primo è una specie di riassunto dei cambiamenti che interesseranno le università, invece il secondo link è il decreto legge vero e proprio. Vi ho messo questi due strumenti utili al fine che li possiate prima di tutto leggere (e capire), poi confrontarvi con gli altri: a volte capita che ci si confronta solo avendo delle informazioni fallaci oppure per “sentito dire”. Fatevi una vostra idea!

Idea: perchè non stampare questi documenti e portarli in classe o in un assemblea degli studenti?

Cominciamo. Università: è un’istituzione di formazione superiore costituita da un gruppo di strutture scientifiche finalizzate alla didattica e alla ricerca. Questo leggiamo se cerchiamo una definizione di università.

L’università quindi come:

didattica: siamo tutti d’accordo che ogni università pubblica o privata debba offrire i suoi migliori servizi allo studente senza discriminazione garantendo a tutti l’accesso agli studi.

ricerca: perché è questo che dà futuro al mondo e all’umanità.

Fatta questa piccola introduzione necessaria bisogna dire: a cosa serve questa legge?

La legge serve a cambiare molte cose che non vanno bene nell’università come i baronati o l’eccessiva spesa ma inoltre cerca di portare quel cambiamento, un po’ americano, di novità. Ho detto americano perché forse questa riforma si ispira a quelle università americane ai primi posti nel ranking annuale delle migliori università, dove la migliore università italiana (la Bocconi) non è presente nei primi 100 posti.

Ma all’estero cosa ci invidiano allora, i nostri ricercatori o le nostre università?

Risposta semplicissima: i ricercatori logico. Perchè nonostante tutto le nostre università rilasciano una preparazione ottimale; anche se alla fine quest’ultima non serve a nulla se i migliori se ne vanno in altri paesi. C’è stato e c’è tutt’ora un esodo delle migliori menti italiane verso l’estero perchè più ben accette; e poi ci lamentiamo che l’Italia va male: i migliori se ne vanno.

La riforma, certo, per molti aspetti non è condivisibile (ad esempio per il fatto delle borse di studio date solo ai meritevoli con un fondo che ogni anno diminuirà sempre di più) ma dobbiamo ricordare che si installa all’interno di una riforma finanziaria, perciò è a quest’ultima che deve fare capo, cosa forse non giusta. Troppi tagli posso anche bloccare la ricerca e la proliferazione di nuove idee. C’è crisi è vero, ma la cultura (come la sanità) non deve essere toccata se non proprio come ultima spiaggia: ma siamo così disperati? Non credo. Ci potevano essere molti tagli su altri punti di bilancio dello stato che non sono stati fatti: come sul Parlamento, sul Senato, sulle Province ad esempio.

La riforma vista in generale non è un tradimento alla cultura, anzi forse è un ammodernamento della cultura basato anche un po’ sull’efficienza della gestione organizzativa interna dell’università. Si cerca di migliorare dove si può con il consenso di tutti. Poi ognuno ha la sua opinione che “deve” esprimere, per migliorarla, ma non in modo violento come è successo pochi giorni fa, perché il tempo delle rivoluzioni con le armi è finito: ora c’è internet, l’informazione libera gira anche velocemente.

Per concludere. Questa riforma poteva essere presentata in altro tempo, non in questa situazione di squilibro della politica, perché ha causato anche un problema di “vendetta politica”, nel senso che molti non hanno collaborato, solo per far cadere il governo, non pensando al vero bisogno della cultura. La collaborazione è una lezione che si impara all’università, perché solamente collaborando, mettendo insieme le diverse idee, si può costruire quell'<<…immensa costruzione, appoggiata sul mondo, alla quale l’umanità lavora senza posa e la cui vetta mostruosa si perde nelle nebbie dell’avvenire >>(riprendendo una frase di Hugo): cioè in poche parole la cultura.

Non credo che questa riforma fermerà questa costruzione, ma se così sarà saremo pronti ad intervenire.

Pierfrancesco Gizzi