Sulla sponda del fiume Sacco mi sono seduta e ho pianto


<<Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto. Narra la leggenda che tutto ciò che cade nell’acqua di questo fiume, le foglie, gli insetti, le piume degli uccelli, si trasforma nelle pietre del suo letto.>>

                                                                               (Paulo Coelho)

 

Sulla sponda del fiume Sacco mi sono seduta e ho pianto.

Ho pianto al ricordo di un’anziana donna che attingeva l’acqua nella calura di un’estate torrida, ho pianto all’immagine di un cigno reale dallo splendido piumaggio e ho pianto per le malinconiche lavandaie che come in un tela impressionista affollavano il paesaggio a bordo fiume. Le lacrime si confondono nella corrente, diventano aspre, acide e si perdono in quelle acque, che un tempo diafane, sembrano ora essere languide e statiche. Quante lacrime dovremo ancora versare per far si che queste acque tornino a scorrere vive e limpide? Quante lacrime occorrono per riempire il letto di un fiume? Basteranno forse quelle causate dallo strazio delle malattie di cui il fiume é l’ormai noto dispensatore automatico?

L’acqua é da sempre sinonimo di vita, sorgente, inizio, purezza e il nostro fiume oggi, é ormai troppo lontano dall’indicare tutto ciò. Le sue acque sono il rifiuto, il lurido, il languore che ormai domina incontrastato, il prodotto meschino della dimenticanza eterna. Del pianto del fiume non resta che un grido sordo, accolto da pochi nella guerra del “si farà”, dello “stiamo valutando la questione”, degli interventi mancati.

I bambini di oggi non conoscono il fiume Sacco, non lo conoscono come i loro nonni lo conoscevano, come “amico”, come “risorsa”, come “divertimento”, come “teatro” di gare di nuoto, come luogo di tante piccole emozioni. Non abbiamo mai conosciuto questo fiume.

Il tempo é passato inevitabilmente e tutto ciò che resta é l’amara riflessione su ciò che il fiume avrebbe potuto essere e non é stato o meglio su ciò che il fiume avrebbe dovuto essere e non é stato. All’immagine del fiume avremo dovuto attribuire la parola vita con i suoi immensi e magnifici significati e invece oggi ci ritroviamo qui a fare i conti con il suo nefasto e allarmante contrario.

Quello che il fiume avrebbe potuto rappresentare lo si era capito già evidentemente negli anni settanta quando si diede vita in questa città a proteste, iniziative, la cosiddetta “tenda rossa” dopo l’avvertimento dei primi segnali di inquinamento del fiume. Tutto ciò non può essere solo un ricordo nelle menti e forse ancor più nel cuore dei cittadini, di chi ci ha creduto. Questi momenti e movimenti dovrebbero, anzi devono, spronare ad un attivismo tutto nuovo e purtroppo difficile da intendere in una terra dove la soluzione troppe volte é stata quella dell’eterno differimento.

I bambini vorrebbero “un luogo pulito e senza inquinamento” e queste voci, quelle di una collettività, non possono rimanere inascoltate.

Vorrei sedermi, un giorno, sulle sponde del fiume e poter sorridere davanti a bambini che si affannano ad arrivare primi in quella gara di nuoto che i loro nonni avevano iniziato.

 

 

 

Sara Bucciarelli

 

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2 pensieri su “Sulla sponda del fiume Sacco mi sono seduta e ho pianto

  1. Grazie Sara…
    leggo solo ora questo ulteriore contributo al viaggio, che abbiamo iniziato insieme a questo blog a proposito del fiume Sacco…
    e con la speranza che il 2011 possa portare finalmente un po’ di luce alla speranza che qualcosa possa veramente cambiare… 😉

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