14Dicembre: il dono dell’invisibilità


Squadriglie, ragazzi con la pala, e distruttori di auto, di negozi e chi più ne ha più ne metta:

purtroppo sono questi i vincitori della manifestazione del 14 Dicembre contemporanea alla deliberazione sulla mozione di sfiducia nei confronti del Governo Berlusconi, sono loro ad aver avuto la maggioranza della considerazione politica e dei media.

Ma io voglio parlare di quegli invisibili che pacificamente hanno portato avanti la loro protesta credendo davvero che il loro futuro sia in bilico, che sarà difficile trovare posti di lavoro, che studiano con l’incubo di prendere un pezzo di carta che poi non gli servirà a nulla.

Ce ne sono tante di storie di laureati che passano la vita dando il resto dalla cassa di un centro commerciale, tante sono quelle maglie rosse che nello spettacolo “Una sola moltitudine” dell’Indiegesta indicavano i talenti sprecati del nostro Paese, tanti ragazzi che dedicano i migliori anni della loro vita allo studio in cerca di una professione che spesso non troveranno mai, o che trovano dopo anni passati nel limbo della precarietà.

Quest’estate conobbi nello stabilimento balneare che frequentavo l’aiutante bagnino, un ragazzo sulla venticinquina sempre disponibile e pacato, nonostante molto spesso venisse disturbato dai polveroni di sabbia alzati da qualche improvvisato giocatore di beach volley o beach soccer.

Entrando in confidenza parlammo degli studi affrontati e mi confessò di possedere un laurea triennale in ingegneria aerospaziale eppure l’unica occupazione che tale titolo gli permetteva era quella di chiudere gli ombrelloni a giornata conclusa e di sistemare sdraio e poltrone.

Era rassegnato, mi diceva:”Se lo studio è servito a questo consiglio a tutti i ragazzi di non intraprendere gli studi universitari”.

Beh, di storie come questa purtroppo ce ne sono tante, troppe e sono anche tanti quei ragazzi che il 14Dicembre hanno protestato pacificamente magari trovandosi proprio nella stessa situazione, io non me la sento di definire tutti i manifestanti come delinquenti, criminali così indistintamente, per partito preso.

E dispiace sentire istituzioni snocciolare slogan infamanti e uniformemente dispregiativi della folla che si è riversata per protesta nelle strade di Roma, sono loro che dovrebbero tutelarli, tutelarci e invece criminalizzano senza “se” e senza “ma” facendo trionfare i violenti e isolando la parte pacifica della folla.

Tra quei ragazzi potrebbe esserci un brillante avvocato, un ottimo pediatra, una ricercatrice in campo fisico, un designer, un’economista, l’insegnante dei nostri figli: in poche parole gli strumenti per il nostro futuro.

E’  conveniente per il pidiellino in carriera definire criminali i protestanti, è facile per il democratico di turno non condannare i violenti: è così facile rendere chi protesta democraticamente invisibile.

 

Gianluca Popolla

 

 

 

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2 thoughts on “14Dicembre: il dono dell’invisibilità

  1. Ci sono state due proteste a Roma in queste ultime settimane. La prima,quella del 14 dicembre è sfilata sotto le finestre del mio ufficio in via del Corso, e se ti devo dire la verità, non ho proprio avuto la sensazione che si trattasse di una vera protesta. L’occhio allenato a cogliere dettagli che sfuggono alla lettura immediata, ha rimandato un input al cervello per segnalare che qualcosa non andava. sembrava un po’ il gioco enigmistico “cerca l’intruso” …ecco a dirla tutta, ad emozioni depositate, sembrava piuttosto un grande reality. Sembrava tutto preconfezionato. Allo scattare della fiducia, la baraonda ha invaso Roma. Ma non era una protesta. Torno a sottolinearlo. Non era lo scatto di orgoglio o di ribellione ad alcunché…non si trattava di una contrapposizione netta tra due schieramenti, quella che ha caratterizzato gli anni delle lotte armate, delle pistole sul lungotevere, dei passamontagna e delle renault cinque abbandonate in qualche vicolo…questa volta sembrava solo casino organizzato (da chi e per cosa non lo so…ma facile pretesto per valutazioni di basso lignaggio).

    Poi c’è un’altra protesta, quella del 22 dicembre e lì Roma ha applaudito al dissenso, ha alzato la testa per affiancare il corteo che ha attraversato la tangenziale. Organizzato nei minimi dettagli il corteo ha colto tutti di sorpresa, perché mentre la zona rossa si barricava con cordoni di sicurezza, stringendo nella morsa della paura l’ intero centro, i ragazzi e le ragazze hanno sbaragliato la concorrenza ed hanno scelto di manifestare in periferia. E lì ha sfilato la democrazia che esercita il sacrosanto diritto di dissentire, ha sfilato il futuro di un paese che trova il coraggio non solo di dissentire, ma di fare proposte articolate come quelle che sono state presentate al Presidente della Repubblica. Questi sono i nostri giovani. E a mio parere l’insegnamento è tutto in questo ultimo passaggio: coraggio del dissenso e capacità proposta.

    Hai ragione caro Gianluca quando parli dell’assenza di futuro, quando dici di un sistema che ha ammazzato qualsiasi forma di proattività, ingabbiando nella trappola del precariato le aspettative. Però io ti dico non fatevi fregare, non lasciategli nulla, non lasciate voi nulla di intentato. Fatevi un “culo” così, ma non lasciatevi comprare da facili miraggi, chiudete sdraio ed ombrelloni ma non state alla mercè di chi vi promette l’eldorado dei una stabilità che può diventare peggio di una catena. Soprattutto non cadete nel loop della sfiga. E’ cambiato il paradigma sociale, spiazzateli tutti e giocate di anticipo nell’intercettare il bisogno e nel cavalcare le nuove istanze. Il mondo è liquido, basta allargare il proprio orizzonte e capire che è la mediocrità a non avere futuro, quella sì che perderà sempre la propria scommessa. Per il resto, vi affiancheremo, con gli strumenti che ci chiederete e con l’esperienza che possiamo mettere a vostra disposizione, sicuramente orgogliosi di voi e della vostra capacità di affrontare le difficoltà. Avremmo voluto prepararvi un futuro migliore, questo è certo…ma non vi negheremo alleanza per contrastare coloro che hanno abdicato al proprio ruolo nel farlo.

    d.

  2. Pingback: Anche per oggi non si vola (ma domani…domani…) « fattore D

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