PENSIERI DI UN GAMBERO DI FIUME IN ESILIO


Mi affaccio sul fiume, dal ponte: mi giunge l’esalazione fetida della mia città, del mio mondo. La cloaca… È questo, l’odore del presente a Ceccano, lungo il Sacco… È chiaro, non può esserci futuro se non si comprendono le ragioni del presente. E qual è il presente, per la mia città e per il fiume che l’attraversa? È una categoria stomachevole, fetida, riluttante, un vomito fatto di chiacchiere e di degrado umano, prima che naturale. È un presente marchiato dal’amaro seme dell’indifferenza, della estraneità, e che ha attecchito soprattutto fra i giovani, defraudandoli delle loro vir, senza ricorrere a facili simbolismi, il Sacco è diventato emblema della crisi, della decadenza, della sterilità indegna della politica e della società, che lo hanno trasformato in una fogna, scrigno di misteriosi e velenosi tesori… Qualsiasi cosa s’immagini per questo fiume deve partire dal gridare vendetta, in nome di un ambiente che mai più venga assassinato così deliberatamente. Immagino rive coltivate non più a foraggio, né destinate all’allevamento dei bovini; ma rive ricoperte di pioppi o di fattorie solari, riconvertite in vista di un’economia verde e finalmente ecosostenibile. Immagino le istituzioni che forniscano sussidi economici e assistenza tecnica ai proprietari delle aziende colpite dalla catastrofe. Immagino che l’alta incidenza tumorale divenga presto uno squallido, terribile ricordo, e non quell’orrenda realtà quotidiana con cui tante – troppe – persone sono costrette a combattere, nell’isolamento e nello sconforto per una giustizia che non c’è. Immagino che la mia, la nostra politica rappresenti un cambiamento vero, sincero, e non un cambio di casacca che serve a “cambiar tutto per non cambiare niente” in questo nostro territorio. Immagino, perché non ho nient’altro che l’immaginazione per sperare nell’evoluzione, e credo da sempre che l’immaginazione sia la base per esprimere i propri diritti. Immagino, ma adesso continuo ad avere paura. Ho paura, quando si alza la nebbia ora che è inverno, per le sostanze che vi saranno senz’altro disciolte. Ho paura, e vorrei non averne. Ma so che il futuro, oltre che dall’immaginazione, parte anche da qui, da questa paura del presente, da quest’angoscia che vuole giustizia, che pretende pagine nuove in cui l’acqua del fiume sia un inchiostro – purificato – per scrivere la – vera – rinascita.

ALESSANDRO LIBURDI

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2 pensieri su “PENSIERI DI UN GAMBERO DI FIUME IN ESILIO

  1. non abbiamo fatto in tempo a “metterlo” in Mostra…ma lo recupereremo con un’altra iniziativa :-))
    grazie Alessandro

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