Si sedes non is, si non sedes is..


Ho un’idea originale della politica ed è quello che rende spiazzante ed a volte incomprensibile ai più i miei pensieri, le mie azioni.

Soprattutto a livello comunale, non capisco (o forse si) come si possa affermare un sistema partitico simile a quello nazionale.

Cosa vuol dire essere di destra o di sinistra in una città che conta venticinquemila elettori come Ceccano?

Forse questo è l’unico modo, disperato aggiungerei, per assicurarsi buona parte dell’elettorato.

Basta essere, anzi dichiararsi, fascisti(ahime!), comunisti (?), destrorsi o sinistrorsi che migliaia di voti vengono accaparrati in men che non si dica.

Tutto senza dare uno sguardo ai programmi (e alla loro realizzazione direi)…

Non capiamo quanto sia inappropriato questo “modus eligendi”, che rende statici gli equilibri, e ne paghiamo le conseguenze, è incredibile come le divisioni ideologiche abbiano intorpidito la nostra politica creando nette barriere tra i cittadini: rossi e neri, socialisti e liberali, a prescindere.

Così troviamo ragazzi (300 o più) che protestano per la riforma Gelmini, che non conoscono nei dettagli e ragazzi (una dozzina circa) che protestano per un Fiume che da anni inquina la propria città, provocando morti e malattie; 300 sta a 12 come 25 sta a 1, nelle aspettative dei giovani ceccanesi la riforma è 25 volte più importante del Fiume Sacco: prodigio della cieca appartenenza politico-ideologica.

Non una mancanza di intelligenza, ripeto, ma la conseguenza dell’appartenza politica categorica.

Molti affermano, forse per alcuni giustamente, che il mio impegno sia spinto da un interesse come può esserlo quello della danza, del calcio: come un hobby qualsiasi, a loro però rispondono che la partecipazione democratica per la pretesa dei diritti alla vita e alla libertà è la base di ogni nostra singola azione all’interno della società.

Parole forse pesanti, che non suonano dolci e rassicuranti come il dolce e rassicurante “stai tranquillo, prendila facile, ci pensiamo noi”, che non richiamano al dovere civico ma all’assenteismo partecipativo: emblema di una partitocrazia che pensa molto ai voti e poco alla risoluzione dei nostri problemi.

Penso, dunque, che non bisogna diffidare di un politico per il suo colore ma occorre analizzarne il programma, soprattutto in ambito comunale.

Un esempio: i socialisti ed i comunisti della nostra amministrazione comunale applicano il principio de “il lavoro secondo le tue possibilità” (meritocratico) cardine dell’ideologia comunista ?

A giudicare dalla politica clientelare no, eppure la maggior parte dei loro voti deriva dall’appartenenza dell’elettorato a quell’ideologia.

Ai tempi del Code Napoleon, 1805, si parlava della venerazione della legge in quanto tale, a prescindere dal contenuto: oggi parlerei, e non a sproposito, di venerazione dei partiti a prescindere dai programmi.

“SI SEDES NON IS, SI NON SEDES IS”

Uno dei pochi aforismi, forse l’unico, che si adatta alla nostra politica fatta al contrario.

Gianluca Popolla

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4 thoughts on “Si sedes non is, si non sedes is..

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  2. “Cosa vuol dire essere di destra o di sinistra in una città che conta venticinquemila elettori come Ceccano?”
    Rispondo alla domanda come son solito fare: un partito di destra, in teoria, offre una soluzione ai problemi diversa da quella offerta dalla sinistra.
    Ciò avviene a livello nazionale-si pensi alla radicale differenza tra le ricette contro la crisi di Tremonti e del PD; stessa cosa dovrebbe avvenire ai livelli territoriali più bassi.
    Il problema è ovviamente che il sistema partitico non funziona come dovrebbe, e che l’assetto ideologico è di fatto aria fritta con cui riempire (vanamente) di contenuti un’attività politica e amministrativa che spesso lascia a desiderare o che ben poco ha a che fare con l’approccio politico-filosofico di (presunta) partenza.
    Insomma, secondo me ciò che serve è tornare a riempire di contenuti i Partiti, e utopicamente avere la capacità di spingere militanti e soprattutto dirigenti a valutare, finalmente, se la propria visione del mondo e della politica sia adeguata e non stridente al contenitore in cui, per i motivi da te evidenziati, ci si è voluti pretestuosamente infilare.
    “A giudicare dalla politica clientelare no, eppure la maggior parte dei loro voti deriva dall’appartenenza dell’elettorato a quell’ideologia.”
    A questo, aggiungo che, spesso, non basti l’ideologia per aver voti, ché entra in gioco un fattore che può rivelarsi fatale: il clientelismo.
    Come fare allora?
    Io credo che un po’ d’insistenza e di incisività nell’affrontare e discutere dei problemi possa essere un buon punto di partenza, ché magari(ma forse no, chissà) qualche mente assopita potrebbe risvegliarsi dal proprio torpore politico.

    • Caro Qmart,
      ti ripeto che secondo me levare etichette ideologiche ai partiti significa puntare sui programmi, eliminando tutti quei meccanismi di clientelismo che tartassano le amministrazioni comunali nella nostra provincia, se non tutte gran parte di esse.

      Il principio è semplice: è facile vincere in un sistema dove basta usare dei simboli per avere dei voti; per me non esistono a livello comunale politiche di destra o di sinistra, poichè si tratta di microcosmi che non hanno grande potere di legiferazione autonoma.

      Il problema è semmai nell’attuazione di determinati lavori: non occorre solo dire Fiume Sacco, Castel Sindici, Parco Astronomico, Annunziata o altro, ma bisogna passare alla concretizzazione delle idee, ai fatti.

      Un partito dell’impegno, e non altro.

      Gianluca

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