Il Cinema di Q. Tarantino – Riflessioni personali


Mr. TarantinoAlla domanda fatidica “Che cos’è il cinema di Quentin Tarantino?” risponderanno in tanti meglio e più abbondantemente di me, ma quello che mi interessa questa sera (e si evince dal titolo spero) è parlarvi di quella parte di Tarantino che in questi giorni non smette mai di colpirmi con nuovi giochi di luce inaspettati.

Guardo “Bastardi senza Gloria” da turista occasionale del Cinema e dei suoi derivati artistici, avvinto più da un bel romanzo che da un bel film, e mi rendo conto di essere seduto di fronte ad un capolavoro.  La scelta di quelle parole, di quegli attimi, di quei profumi, è lavoro di un cesellatore abile, la cui mente non può che lasciarmi basito, stupito e catturato, dalle perversioni, dalle idee folgoranti.

Tarantino mi racconta finalmente qualcosa in un mondo in cui forse non ha più senso dire altro. Dire qualcosa di nuovo e stupefacente è la grande caratteristica del suo cinema. Toccare tutte le corde dell’animo umano, le più basse come le più alte, stimolare la fantasia, anche quella più abietta, per svelare come tutte le sfaccettature che propagano dall’umanità possano essere degnamente raccolte nella fondamentale tensione Bene-Male.

Appassionarsi a questo cinema è difficile, come dice lo stesso regista “O lo si odia o lo si ama”, ma non è un cinema insipido, che lascia in bocca il sapore del nulla. E’ piuttosto un film saporito che può facilmente trasformarsi in disgustoso.

Genio e sregolatezza si rincorrono nei capolavori folli di un pazzo. Nella trilogia Pulp (Una vita al Massimo, Le Iene e Pulp Fiction) è contenuta una concezione del mondo che strizza l’occhio ad una generazione di adolescenti vissuti e viventi in un mondo cadente, ai quali questo sguardo sicuramente trasversale regala un sorriso beffardo, ironico, infantile. Si può ancora ridere di questo mondo? Della violenza?

Se, da una parte, Tarantino ci insegna a giocare con le regole tradizionali della morale, per ricomporle a suo e a nostro favore; dall’altra è un’abile descrittore dei bassifondi della vita e dell’uomo mostrato nella sua veste peggiore. In medio stat virtus e la sua virtù è riassunta abbastanza bene in una scena di Pulp Fiction dove Vincent Vega (J. Travolta) e Jules (Samuel L. Jackson) mentre battibeccano come due allegre comari, ripuliscono con Vetril e guanti da casalinga, i resti di un cadavere ucciso accidentalmente da Vega.

Date una telecamera in mano ad un adolescente colto, pazzo, visionario e vedrete cosa succede… Ne verrà fuori uno schifoso cinema ben fatto…”pulp”, mescolato nel frullatore sporco di Budd, in Kill Bill 2…

Per menti folli e stomaci forti

il ReCensore

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4 thoughts on “Il Cinema di Q. Tarantino – Riflessioni personali

  1. Pingback: Il Cinema di Q. Tarantino – Riflessioni personali | Ciociaria Notizie

  2. “Per menti lucide e stomaci forti”

    Fixed

    Vorrei farti un appunto su due cose che hai scritto, perchè nel mondo di Tarantino (e anche nel nostro se ci pensiamo bene), quella che noi chiamiamo follia, in realtà è una manifestazione di razionalità alternativa che smembra, e su questo ti do ragione, (per Tarantino SMEMBRARE è perfetto) la morale tradizionale ed è da qui che parte la scelta di determinati soggetti come Mr.Blonde (Michael Madsen),Hans Landa (Christoph Waltz) e ambientazioni come la WWII.

    ‘.. è un’abile narratore dei bassifondi della vita e dell’uomo mostrato nella sua veste peggiore’

    Fixed

    Ho sostituito descrittore con narratore perché lo ritengo più appropriato ad uno come lui. Tarantino non è Stanley Kubrik e meno male direi..Lui racconta delle storie avvincenti dove c’è spazio anche per la spiritualità nonostante il gore, le storie di vendette e le peggiori perversioni possibili immaginabili, che sfociano in una partecipazione emotiva che davvero ha pochi eguali nel cinema.La morte di Bill credo sia stato un trauma per tutti..:)

    P.s: Guardatevi ‘Un giorno di ordinaria follia’ di Joel Shumacher e ditemi se vedete delle somiglianze… e FOTTESEGA dei possibili errori di calligrafia, non mi va di rilegge.

  3. Il tuo parallelismo con Kubrik andrebbe approfondito, io li vedo come due registi speculari (fermo restando che conosco poco Kubrik). Viene subito alla mente la narrazione di un momento violento e peculiare come la WWII e nella differenza tra “Full metal Jacket” rispetto a “Bastardi senza Gloria” sta la differenza tra i due registi.
    Lo spazio per la spiritualità c’è in entrambi ma si tratta di due lati dell’animo completamente diversi, o perlomeno di due modi diversi di sollecitare l’animo, di SMEMBRARLO.
    Sono due chirurghi a fare questo lavoro, è certo, ma usano strumenti diversi. Mi viene in mente l’accenno alla teoria jungiana della personalità del soldato Joker di FMJ, un qualcosa di colto e analitico.
    Tarantino ti costringe a riflettere, ti sbatte davanti al tuo mondo e ti obbliga a farti domande. Il suo mondo è la verità nuda E CRUDA SENZA ALCUNA VOLONTà DI COMPRENSIONe, ma con infinita voglia di decostruzione…Tarantino gioca con le costruzioni, insomma.
    Kubrik è uno psicologo, uno che la realtà vuole capirla, analizzarla, sezionarla, un biologo, quello che tecnicamente si definisce “un buon regista”.

    Nella loro diversità sta la loro ricchezza

    P.S: Quel film è un capolavoro, l’ho visto molto tempo fa. E’ una sintesi ottimale tra i due??

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