Perchè sono un catastrofista


Ecco perché bisogna talora dire di no anche se, pessimisticamente, si sa che non servirà a niente. Almeno che un giorno si possa dire che lo si è detto – Umberto Eco

Mi è capitato, ultimamente, di dovermi confrontare, sulla mia visione del panorama italiano nel prossimo futuro e siccome è emersa la mia posizione, appunto, catastrofista, ho deciso di spiegare meglio questa mia previsione.

Nel 1994, era post-tangentopoli, si è venuta a configurare l’occasione di poter azzerare un certo tipo di politica per ripartire da coloro che con un certo tipo di politica non avevano costitutivamente a che fare. Sarebbe stata profeticamente decisiva la “questione morale” lanciata da Beringuer e finalmente sarebbe andato al potere non solo chi, concretamente, non aveva mai governato l’Italia, ma soprattutto l’unico soggetto politico (l’ex PCI) nei fatti immune dalle logiche di palazzo.

Anche i più accaniti fan del “Così fan tutte” pronunciato in Parlamento da Bettino Craxi, riconosceranno che non tutti i politici sono ed erano uguali. C’era una parte d’Italia che per motivi, a mio avviso, più tecnici (non era mai entrata nella sala dei bottoni) che morali, non aveva a che fare con il magna-magna al livello macroscopico.

Nel 94′ la linea retta, inesorabile della storia, si trasforma in una spezzata, la cosiddetta “scesa in campo” con il suo lungo strascico di insulti infondati verso un’Italia genericamente  Comunista, interrompe il corso naturale degli eventi. Questo fatto, aldilà di portare qualche giornalista a formulare teorie molto interessanti che legano la genesi di FI alla Mafia, basate peraltro su dichiarazioni di pentiti ( a quanto pare poco attendibili per qualcuno e quindi attendibilissime), si costituisce comunque come un fatto molto particolare all’interno della Storia italiana, di innegabile valore e di particolarissime caratteristiche.

Un partito fondato dall’alto (art. 49 “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti…”), da un imprenditore, il quale possiede delle televisioni e in maniera controversa arriverà a possedere una società di editoriale…Domande e risposte che la Storia, come ci insegnano i precedenti misteri che ancora aleggiano sulla nostra Repubblica, verranno solo col tempo, quando appunto “potremmo dire la verità” e “non ce la ricorderemo più”. Si può sperare solo in questo…

Diciamo che la spezzata è andata avanti creando una nuova forma di potere, un quinto potere, che coniuga il potere politico con quello mediatico, un oggetto non identificato, nel quale si mescolano ad arte i due caratteri. Quello che era solo potere politico, ci ha conquistati, tutti, e ci rende impassibili di fronte agli spicchi, sempre sottili, di libertà che ci vengono sottratti nell’assordante nebbia di migliaia di parole. Non è dittatura, la dittatura è violenza, e la violenza attira sguardi indiscreti, soprattutto se sei un Paese Europeo, un Paese che ha combattuto due conflitti mondiali, vissuto in un regime totalitario per conquistare la propria libertà. Ecco la soluzione: procedere a passi lenti, insinuandosi nelle menti, strisciando nei discorsi che si fanno tra amici, evitare le piazzate, insomma, “le tragedie” evocate da Totò Riina. Meglio agire sottobanco, mettere a tacere dove si può, senza fare clamore inutile.

Conclusione: qualche anno fa si poteva agire, si poteva parlare ancora di certe cose, in un certo modo, ma una certa sinistra incominciò a prendere posizioni incomprensibili, inspiegabilmente conniventi (http://www.youtube.com/watch?v=swntE1iWB5Y&feature=PlayList&p=5979D6E93968EF89&playnext_from=PL&index=0&playnext=1), e sui temi cruciali, come quello recente della corruzione, non si leva, da parte loro, un coro unanime per affermare la propria diversità. Insomma la sinistra e la destra mi sembrano come l’uomo e il maiale alla fine di Animal Farm, non si riesce più a trovare delle differenze.

E in quel gioco vorticoso che è la politica chi ha la meglio? Quella maggioranza degli italiani che ama derogare, alla perenne ricerca di un condottiero che sappia dare risposte immediate ai suoi problemi.

E’ troppo tardi per agire… e questo mi rende un catastrofista

[…]Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
Eugenio Montale-Non Chiederci La Parola
di  John Lilburnne

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