I giovani e la politica: una riflessione


 

Cari lettori,

oggi vorrei affrontare lo scottante tema del rapporto tra la politica e i giovani che da sempre mi ha affascinato ed è stato oggetto di ampie e molto spesso condivise riflessioni; inoltre nello studio ho incontrato ed assimilato (si spera) delle nozioni che mi hanno permesso un approfondimento non indifferente dell’argomento disvelandomi punti di vista che prima non scorgevo se non superficialmente.

Ho già fatto altri articoli sul tema de “i giovani e la politica” perchè è un tema che mi sta a cuore, vivendolo in prima persona in questo attivismo che sto cercando insieme ad altri “compagni” sia nell’avventura Cogitanscribens che in quella del Comitato Ceccano Viva.

Ho notato infatti che nominando ai miei coetanei la parola politica ci sono principalmente due reazioni: o un estremismo eteronomo oppure un timore di entrare a contatto con un ambiente sporco che si risolve in una piena e consapevole indifferenza.

Ritengo entrambe due prese di posizioni sbagliate poichè nocive ai bisogni della nostra società.

Gli estremismi derivano molto spesso da mancanza di conoscenza della storia, o meglio, da una conoscenza puramente cieca nella quale opere di poca importanza vengono esaltate ai massimi livelli mentre altri avvenimenti vengono negati, dimenticati se non giustificati in modo ingiustificabile.

Si punta a sminuire il processo democratico ancora in atto con nostalgia dei regimi totalitari, una perversione che attira molti giovani che smettono di ragionare con la propria testa: eteronomia, dipendere solo dagli altri e mai da se stessi, il che significa mancanza di quell’autonomia che si ha ragionando con la propria testa.

L’altra faccia della stessa medaglia è l’astensione politica di molti giovani che considerano l’attivarsi in politica un difetto se non un peccato: non sono state poche le derisioni o le perplessità all’inizio del nostro cammino e sono consapevole che questo si ripeta ogni volta che qualcuno cerchi nella politica la soluzione per un cambiamento della società circostante.

La politica, l’arte del contribuire con la proprie considerazioni al raggiungimento del bene nella società, é la più naturale delle arti intraprendibili dall’uomo: non bisogna essere “politici”, non bisogna avere alcuna laurea, checchè se ne dica, occorre avere a cuore le proprie sorti e quelle dei loro figli…e l’unico modo è nel contribuire a sviluppare un sistema equo, non permettere a nessuno di sovrastarci impunemente…

Così Tommaso parlando della volontà: “per quanto un oggetto esterno l’attiri, tuttavia è in potere della volontà l’accettare o il non accettare e tendere verso di esso. Onde, del male che si verifica per ciò che la volontà accetta, non è causa la stessa cosa piacevole che muove, ma piuttosto la volontà stessa”

Interpretando: se esiste il male e noi lo scegliamo non è colpa del male in quanto esistente ma colpa di chi lo sceglie ovvero noi…

E riflettendo sulla situazione di oggi…penso proprio che l’astensione-assenso incondizionato non sia proprio possibile…voi che ne dite ?

Gianluca  Popolla

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2 pensieri su “I giovani e la politica: una riflessione

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