In morte del Professor Domenico Cipriani-Le parole che non ti ho detto


Dovunque guardo nei miei ricordi, c’è un pizzico di lei

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Prima di cominciare vorrei sottolineare come questo articolo sia davvero ponderato, e come, alla fine di una lunga rielaborazione, io lo ritenga assolutamente insufficiente per dire tutto quello che vorrei dire su Memmino Cipriani, la sua morte e quella cascata di ricordi impossibili da liberare, che questo avvenimento mi ha evocato. Scusate l’introduzione.

1.Se n’è andato il Prof. Cipriani, all’improvviso, è uscito per l’ultima volta da quella classe che è il mondo, con il sorriso nascosto sotto baffi, rayban e quell’aria autoritaria che trasportava con giocosa consapevolezza, smentendo la sua parvenza di burbero con quell’intercalare fatto di ceccanese stretto che a tanti l’ha reso noto. La mente torna inevitabilmente ad un passato fatto di ricordi.
Tornano, alla mente, le infinite piccole battaglie quotidiane, saggiamente orchestrate dal terribile Prof. per abituarci alle più difficili guerre della vita; noi , che, armati contro i mulini a vento, giocavamo a fare i sovversivi, a discutere, a dibattere, contro un grande e valoroso nemico.
Proprio ieri, in Piazza Mancini, davanti alla casa del Prof. Cipriani, nel lutto, uno stormo d’uccelli, ha attraversato il cielo nel tramonto, per rendere omaggio alla morte del nostro miglior nemico. Ci siamo avvicinati al letto funebre e abbiamo deposto le nostre armi ai piedi di una persona che ha lasciato un solco evidente nella storia delle nostre vite, con la sua vita come con la sua morte, che porta con sé molte immagini, molti ricordi, molti pezzi delle nostre vite inestimabili perché vissuti nella segreta intimità della classe, del rapporto esclusivo che solo un insegnante può stringere con i suoi alunni.
I profili possibili si addensano nella memoria senza rendere onore vero alla figura del Prof. Cipriani, ma più che un’improbabile Perboni del libro Cuore, tutto pacche sulle spalle e sorrisi gentili, Memmino mi ricorda più un professore d’altri tempi, autorità riconosciuta e rispettata nell’attimo teatrale e solenne del lavoro di docente, rigido e inflessibile, poco aperto, la sua stima dovevi guadagnartela sul campo di battaglia per poi scoprire di stare crescendo solo per te ed era difficile che si aprisse a manifestazioni di alcun tipo in quell’enclave di serietà che era il momento-classe.
Quando si usciva (in tutti i sensi) da quella formalità di cui, grazie a lui, ho imparato il profondo valore, Cipriani si apriva alla battuta, al sorriso, era uno che amava farsi due risate e ne conosceva i tempi esatti;le sue lezioni, avvolte da un silenzio carico di stima (e di paura, talvolta) non erano mai inutili, sapeva riflettere e far riflettere, conosceva i pesi e le misure, proprio come un uomo d’altri tempi, sapeva ben dosare le sue due anime, Professore dentro, uomo fuori (molti dovrebbero solo imparare da questa lezione) .
Se dicessi, inoltre, che grazie a lui, per colpa sua e spesso di protesta alla sua autorità di docente, tutti conosciamo e amiamo l’arte, mi limiterei ad uno spicchio sufficiente ma non necessario a rendergli un ultimo saluto.
Alla questione di Machiavelli “an sit melius amari quam timeri” (se sia meglio, cioè, essere più amati che temuti) Cipriani rispondeva che innanzitutto bisognava che ci si rispettasse, dopodiché, fuori dalla lezione, sapeva essere se stesso, dimettere i panni del burbero per indossare quelli del mattatore, sempre circondato da ragazze e ragazzi, personaggio principale di aneddoti bellissimi e memorabili, infine stimato.

2.Se Cipriani leggesse quello che ho scritto finora non esiterebbe a scuotere la testa con un mezzo sorriso, di scherno amabile, come per dire: Projè tu si pazz’ – ma era questa la sfida più ardua che Memmino sapeva porre ai suoi cadetti, una sfida che lanciava con il sorriso sornione di colui che tutto sa, che tutto ha visto, che tutto prevede, perché ne ha viste tante. La stima di Cipriani te la dovevi conquistare sul campo, non smetterò mai di ripetermelo, e quando la conquistavi lui era altrettanto inflessibile, si cedeva raramente ad elogi. Mi viene in mente quella volta che, dopo anni di batoste ciprianesche, di lotte contro un prof che credevo avesse una stima non particolarmente elevata di me, venne a scuola, per consegnarmi dei libri, Angelino Loffredi.Probabilmente il Prof e Angelino si conoscevano e fu così che, chiamato fuori dalla classe per questa inaspettata visita, mi ritrovai chiuso tra due giganti. Tutto mi aspettavo quando Loffredi gli chiese qualcosa di me, fuorché quello che disse il Prof: elogi, sentiti, non di circostanza, non ero più il Projè richiamato mentre confabulava in continuazione con Popò, amico dell’immancabile Gizzi (che detto da Cipriani aveva tutto un suono partcolare, chi c’era capirà), compagno di banco del vallecorsano Migliori; no, stando alle sue parole, ero diventato miracolosamente un ragazzo straordinario; da quel giorno una nuova luce nel suo  sguardo ( che forse non avevo saputo vedere) mi accompagnò, negli scambi fugaci di occhiate alla fine di ogni lezione, fino agli Esami e oltre.
Crediamo sempre che i Professori, quelli che amiamo, così come quelli che odiamo, siano immortali, appartenenti ad un ordine che non è il nostro, di un altro mondo se volete, ma è quando, tristemente, ci accorgiamo che non sono nient’altro che persone, allora scopriamo che questi erano davvero qualcosa di magico, che ha segnato la nostra vita per sempre. E Cipriani quel solco l’ha lasciato, e non solo in me.

3. Caro Prof.,
siamo venuti a trovarla, una truppa tutta da ridere, Proietta, Popolla, dopo ha arrivat’ pure Gizzi, che steva all’università( Professò Gizzi, ti ricordi le sue interrogazioni? – Mamma Gizzi- avresti risposto, con la mano sulla faccia), Migliori ha munut dopu, ci steva Chieffo Professò, Chieffo e massera si sentut Cremonesi ( con la sua scrittura illeggibile, letta in classe, in una comica unica) e c’è dispiaciuto che non è potuto venì, però io e lui ti pensiamo spesso ultimamente. Quando siamo venuti a casa sua avremmo tanto voluto che uscisse rampante dalla porta, con la sua camminata e il suo sorriso, perché nessuno di noi vuole ancora credere a quella cosa ma comunque sappia che le vogliamo proprio tanto bene e vorremmo tanto farci una passeggiata con lei per dirle quello che avremmo voluto dire se la vita ce lo avesse concesso,
Ciao Professò
Projè…

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3 pensieri su “In morte del Professor Domenico Cipriani-Le parole che non ti ho detto

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