Residui di speranza giovanile


Vivo in un mondo dove non è ancora vietato sognare, dove credere nelle proprie idee non è una semplice possibilità ma un dovere morale.  Ogni giovane che rifiuta di assistere alla decadenza che ci circonda sta commettendo un peccato irreparabile, un ignavia pericolosa più di quanto lo sia l’assenso o la voglia di combattere. Prendere coscienza dei cambiamenti, studiare ed informarsi, se non per cambiare, almeno per capire non può essere solo un hobby o una passione. Qualcuno potrebbe obiettare che non ha senso capire se non si può neanchè sperare di cambiare, e pessimista quale sono, mi sento di rispondere, a giusto titolo, che non dobbiamo proiettare le nostre previsioni verso il futuro ma verso il presente. Principalmente perchè l’uomo è fallibile, gli mancano i requisiti logici per prevedere esattamente cio che verrà ( per esempio, non è onnisciente), ed in secondo luogo perchè è una tentazione facile quella di affidarsi ad un progetto tanto difficile quanto lontano, anche in senso negativo. Parlare di un apocalisse terrificante o di un paradiso terrestre è pericoloso perchè si perde di vista il presente, ed è quello l’unico momento che abbiamo l’occasione di vivere; naturalmente, per quanto riguarda noi giovani, con un pizzico di interesse in più.

Il presente, putroppo, non è idealizzabile, si costruisce secondo degli ideali. Si tratta del cavallo che cerca la carota davanti al suo naso e, credendo di avvicinarsi ad essa, si muove e sposta materialmente un carretto, lo spinge così come noi dobbiamo spingere questo mondo e questa città.

Certo, il tutto secondo le nostre possibilità, questo è l’inganno dell’oggi, ci siamo noi e il mondo e conta solo quello che facciamo. Insomma siamo limitati ma non ci arrendiamo, perchè crediamo che tutto sia migliorabile e non perfettibile, e lo dimostreremo passo dopo passo, secondo il ritmo e la camminata che il nostro fisico ci permette.

                                                                                              Giovanni Proietta

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3 thoughts on “Residui di speranza giovanile

  1. caro Giovanni, contribuisco a questa tua intelligentissima riflessione pubblicando un pezzo di un editoriale scritto da Marcello De Angelis (poi magari vedi su internet chi è) uno dei maestri “politici” che seguo più da vicino, direi il più vicino culturalmente alla nostra comunità di Ceccano. “Sveglia ragazzi, preparatevi alla traversata, come facevano i giovani greci
    e romani quando arrivavano alla maggiore età e il villaggio gli diventava
    stretto: chiedete ai vostri padri una nave, una spada e un aratro, un pugno
    di terra dove siete nati e andate a cercarvi un posto per fondare la vostra
    colonia. Fate la guerra, vincete o morite, conquistatevi il vostro diritto di
    stare al mondo, fondate nuove città e nuovi stirpi: basta piagnucolare,
    basta scodinzolare per farsi dire bravo e basta fare i ragazzi difficili e
    maledetti per sentirsi diversi (e quindi migliori) comportandosi da disadattati
    per sfuggire ai propri doveri.
    Quando dite che non c’è meritocrazia, che la gente pensa solo alla carriera,
    che sono tutti bravi a parlare e criticare, ma poi non fanno nulla e che
    tutto questo deve cambiare, chiedetevi: «se non io chi e se non ora quando?
    »
    E se sarete capaci di rispondere “io ed ora”, farete la rivoluzione. E se riuscirete
    anche ad essere “tolleranti con gli altri ma intolleranti con voi stessi”,
    a non mentire, a non prendervi i meriti del lavoro degli altri ma a lavorare
    anche senza riconoscimenti, a fare ciò che è giusto anziché ciò che è
    utile (non per velleitarismo, ma per la consapevolezza che solo ciò che è
    giusto resta utile a lungo, mentre ciò che sembra utile ora anche se è ingiusto,
    non produce che un profitto effimero che domani viene spazzato dal
    vento) quella rivoluzione cambierà la vita dei vostri figli, non solo la vostra.
    Ma dovrete farlo insieme, perché come afferma la Arendt «Nella società
    contemporanea le forze di un singolo individuo possono bastare a
    costruirsi una carriera, ma non a soddisfare il bisogno elementare di vivere
    un’esistenza umana. Lo sforzo (…) sarebbe coronato pienamente solo
    nell’ambito di un’esistenza politica». E ciò che viene fatto solo per sé, davvero
    non vale la pena.

  2. anche se l’autore ha una storia che non ha nulla ha che fare con quello che penso mi rappresenti, belle parole, sicuramente

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