Aung San Suu Kyi: Una premio nobel segregata dal regime


Cari lettori,

oggi vorrei parlarvi di una storia che forse già in molti conoscete e che ha veramente dell’incredibile: la storia della premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi.

Attivista politica in Birmania, paese comandato da un regime militare, la San Suu Kyi ha da sempre cercato di far sviluppare la politica del proprio paese in senso democratico tanto che nelle elezioni concesse dal regime nel 1988 la sua Lega democratica ottenne un grande successo che le avrebbe dovuto consentire di diventare la premier del paese birmano, salvo poi l’annullamento delle elezioni da parte del regime che con un’imposizione violenta non permise l’avvento della futura premio Nobel per la pace.

Ciò sancì l’inizio di un calvario per la San Suu Kyi.

Dal 1990 la birmana ha passato ben 13 anni tra carcere ed arresti domiciliari.

 

E in questi giorni si attende il giudizio della corte birmana che, quasi certamente, dovrebbe  

condannarla ad altri 5 anni di reclusione.

Narrati gli eventi e data per scontata (o quasi) una prossima condanna non ritengo che sia ancora oggi possibile che esistano storie del genere.

Nel XXI secolo è impensabile assistere ad una persona che, per la sua sete di democrazia, venga segregata ed annullata dal punto di vista politico da un regime militare e dittatoriale, è una farsa che prosegue da più di vent’anni e che costringe un premio Nobel a non poter uscire dalla propria abitazione, diventata oramai una vera e propria gabbia.

Inutile dire che questo non è (ahimè!) un caso isolato nel Mondo e che anche gli ultimi sviluppi della situazione iraniana mettono in risalto ancor di più, se ce ne fosse bisogno, la drammatica verità.

Questa è una sfida importante che i Paesi Occidentali devono affrontare con grande forza e senza alcun timore perchè in gioco c’è la vita di tante persone, perchè in gioco c’è la loro libertà: valori troppo importanti per essere sottomessi agli ormai “solidi” pilastri della nostra società nella quale il denaro ed il business sostituiscono l’etica e la morale.

Inutile ricordare che la crisi economica sia partita dalla mancanza di un’etica economica e di come pertanto l’etica sia un valore imprenscindibile per la buona riuscita di determinati traguardi…

E’ l’ora di agire in tal senso…di dare più importanza anche con i media a queste paradossali situazioni…di permettere a tutti di usufruire del diritto più sacro: quello della libertà..

Pongo qui alcuni link sulla vita di Aung San Suu Kyi e sulla situazione attuale:

http://it.wikipedia.org/wiki/Aung_San_Suu_Kyi

 http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=90&ID_articolo=410&ID_sezione=163&sezione=

                                                                                            Gianluca Popolla

 

 

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One thought on “Aung San Suu Kyi: Una premio nobel segregata dal regime

  1. Il mondo del benessere e del “tutto va bene” è sordo alle richieste di aiuto di molte popolazioni che non cercano altro che libertà. Noi, alla fine dei conti, abbiamo innumerevoli libertà nel nostro paese e per questo a volte dimentichiamo che molti altri nostri fratelli sono chiusi in galera o uccisi perchè non sono liberi di esprimere la loro fede o perchè vogliono solo parlare. San Suu Kyi è solo una dei milioni e milioni di persone che cercano di costruire un futuro migliore e libero per i loro figli. A questo punto allora noi potremo dire che cosa c’entriamo noi? E’ il loro futuro mica il nostro!! Sbagliato quando si parla di futuro sono tutti convocati per l’adunata.
    Concludo la mia risposta troppo lunga e per questo mi scuso; la libertà in qualsiasi forma essa si presenta non deve essere mai e poi mai violata da nessuno, perché sennò le conseguenze sono terribili.

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