Il mio pensiero sui voti di maturità dopo la tempesta


Mi ero deciso a non parlare dei voti di maturità, in un atto di presunta superiorità, ma sono “umano, troppo umano” per non entrare nella lotta che si è scatenata in questi giorni almeno con una riflessione.

Voglio da subito precisare che per me, il voto è un insieme di occasioni fortuite, di sudore, di predisposizione, in ordini disparati e diversi per ognuno. Un caos di date e di cavilli degni del peggior regolamento giudiziario, un caos nel quale non mi permetto di mettere ordine.

Molto umilmente dico: questo sistema non mi piace e per me non vale niente; un pensiero che, nonostante stia comodamente in poche parole, è stato il frutto di elucubrazioni, di mille pensieri, una consapevolezza non facilmente acquisita.

Come spesso nella mia vita è successo, anche questa volta mi è venuta in aiuto la lettura di un libro che mi era capitato tra le mani qualche mese fa, lasciando qualche traccia, col senno di poi, importante.  Nel libro “Siddartha” di Herman Hesse, l’omonimo protagonista, passa la sua vita attravero una serie di peripezie e di eventi, proponendosi di raggiungere quella “serenità ultraterrena” che i monaci buddisti chiamano Nirvana. Alla fine della Samsara (il cammino per arrivare alla pace dei sensi), quest’uomo arriva a dire una frase di una profondità estrema, che ultimamente mi è venuta in aiuto, egli dice:

“Io sono Siddartha”

Vi chiederete cosa c’entri con il discorso precedente? Mi spiego subito. Quando ho saputo del mio voto di maturità sono stato davvero male, ma non l’ho dato a vedere, cercando di appigliarmi alla mia presunta superiorità intellettuale: che errore!

C’è voluto del tempo, è stato necessario curiosare un po’, fare mente locale, per rendermi conto di una cosa più importante del mio voto: Quanto so?Quanto valgo in quel senso?- mi sono dato una risposta e questo mi ha riempito di gioia, non tanto perchè iop creda di valere moltissimo, quanto perchè ho capito, finalmente, come stanno le cose su di me, e ne sono felice. Potete dirmi che sono un cretino, che sono ignorante, che valgo poco o che valgo tanto ma io ho scoperto il mio sapere più intimo, ho finalmente urlato, nel mio cuore: “Io sono Giovanni”

Tutto il resto è una lunga strada davanti a me, della quale vedo solo l’inizio, e forse neanche quello, mi aspetta un percorso nel quale voglio impegnarmi per non commettere gli errori del passato, qualcosa di difficile e arduo, ma tremendamente bello. 

“Nadia hai detto delle parole saggie nonostante il tuo voto di maturità sia 60 (una pura constatazione)…Uso questo presupposto per dimostrarvi che tutti coloro che si sono inseguiti nei commenti, attaccandosi in questo blog, solo per un voto, evidentemente ci tengono molto, più di quanto dovrebbero. Perchè?
Perchè se si è convinti della propria maturità, del proprio sapere, si capisce quanto sia insignificante un voto. Può essere fastidioso prendere un voto che non ci rappresenta ( sempre secondo noi ), ma questo non può essere un pretesto per accapigliarci, molto poco maturamente, ai voti si attacchino pure quelli che volevano di più,
quelli che le ingiustizie…
Beh io ne ho subita qualcuna, ma sinceramente sono sicuro di quello che so e questo bagaglio non ha valore tangibile, è mio, solo mio, solo io posso valutarlo e dirmi intimamente quanto valgo.
Gli esami di maturità poi sono ormai Esami di maturità scolastica e non intellettuale, nè personale. Quando parlo con una persona vengo giudicato per quello che dico, dalle mie parole non traspare l’88 che ho preso
Quando ci capiterà di parlare con qualcuno utilizzando metafore o schemi incomprensibili all’altro (magari per noi immediati) lì verrà fuori la nostra curiosità, lì ci verrà incontro il nostro vero valore.
Non esistono, così come non esisteranno, nè 60 nè 100, nel mondo, ma solo la nostra cultura, la nostra rivincita, se volete, più grande.

Giovanni Proietta
uno che era deluso del suo 88″

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2 thoughts on “Il mio pensiero sui voti di maturità dopo la tempesta

  1. Come ben hai già affermato tu nell’articolo vale molto di più essere se stessi che essere rappresentati da un numero certo io ho preso un bel voto agli esami e per questo non mi lamento, ma secondo voi quel voto sono io ? Sono contento che hai scoperto te stesso ed il tuo valore ( che è tanto ) e per questo me ne felicito. Mi felicito anche di tutte quelle persone che come Giovanni hanno capito che il voto è un numero e basta. Riguardo alla scuola e alle valutazioni, esse non sono altro che coincidenze.
    Saluti

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