Un caso di giornalismo punito


Oggi vi parlerò di una trasmissione che spero alcuni di voi conoscano, si tratta di Report, in onda su Rai 3 dal 1997, con le sue inchieste pungenti e pericolose, non sempre con il placet di una certa politica, sia chiaro. La conduttrice (in foto) è Milena Gabanelli aiutata da una schiera di giornalisti free lance, che autoproducono e montano  i propri servizi almeno nei contenuti migliori di quelli “ufficiali” che ci parlano di temi d’interesse nazionale come “L’incredibile storia del cane Fuffy” o “L’uomo più anziano d’Italia”( e poi qualcuno si chiede dove sia finita la coscienza civvica degli italiani). Insomma un esempio di giornalismo libero che riesce a parlare di eventi spesso assenti dai Tg nazionali con un linguaggio che altrove sarebbe proibito. Il 5 aprile 2009, quella redazione di sovversivi manda in onda un servizio sulla “Social Card”, fiore all’occhiello dell’agenda di governo, denunciando gli enormi costi presenti alle spalle di questo apparente aiuto. Il servizio incontra le ire del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti che non potendo criticare imprecisioni o inesattezze nei dati presentati nel servizio, sceglie di criticare la filosofia del programma, che ha  interesse a screditare la politica di governo.

Tremonti firma due esposti da inviare al Garante per le Comunicazioni e alla Commissione parlamentare che vigila sulla Rai. Gli esposti arrivano ed è così che inizia l’indagine etica sulla Gabanelli ed il suo programma che, alla luce dell'”editto bulgaro”, non porterà certo fortuna a Report. L’italia perderà un’altra voce critica sotto accuse di faziosità, nessuno rimarrà a gridare: “Il re è nudo!” ; tutti penseranno che tutto va bene, anche se non sarà così.

Nel corso della storia questa politica è stata sicuramente vincente, politicamente, ma ricordiamoci che annullare la coscienza critica significa dire una grande bugia, non ammettere repliche alla verità assoluta proposta. Questo può servire alle elezioni a cui guarda il politico, ma non alle generazioni verso cui si rivolge il pensiero dello statista.

Se ne andrà un altro punto di vista che ora, colpevolmente, non sarà più rappresentato nei palinsesti della televisione nazionale, segnando un altro piccolo passo verso la lenta morte del pluralismo.

 

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.[…]Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. »
 
(Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 21)

                                                                           Nemarog 

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