Una tragedia che deve farci riflettere, la morte di Federico


“Era un ragazzo come tanti, come noi”, i giochi della retorica si susseguono inutili nel commentare l’ultimo atto di chissà quali processi mentali, un percorso fatto di chissà quante delusioni, quante piccole cose che hanno influito sulla vita del povero Federico, cose nelle quali non mi sembra il caso di entrare.

L’unica cosa che mi sento di dire in questi terribili momenti è una riflessione che ho fatto alla luce di questi fatti. Federico, nonostante tutti i moti dell’animo che deve aver attraversato, era uno studente, uno studente vittima di una scuola che non lo ha ascoltato, che non lo ha capito, che non ha saputo leggere nei suoi comportamenti i prodromi di quell’atto estremo. Non ci sto a credere alla fatalità, all’inspiegabilità che mi viene propinata, io credo invece che ci siano degli “insapevoli complici”, che con i loro gesti, anche insignificanti, hanno costruito questo mosaico terribile.

Federico è morto, ma dobbiamo unirci per fare in modo che queste cose non accadano più. Federico avrà passato ore e ore della sua vita sui banchi di scuola, proprio come noi; mi fa rabbia pensare che nessuno sia stato capace, se non di prevedere, di intuire un certo disagio.

Dov’era la scuola?

Concludo dicendo: Impariamo ad ascoltare gli altri, a considerare gli altri come fine e non come mezzo, prima come persone, poi come studenti e professori, e soprattutto, cerchiamo ( e questo lo ripeto anche a me) di non giudicare bensì di capire

                                                                                                   Giovanni Proietta

 

Chiarimenti:

Quando parlo della scuola, parlo di un solo tassello dei tanti inesplorati della vita di ognuno di noi, uno soltanto.

Quando parlo di incolpevoli complici non mi riferisco ai professori, ma a tutte le persone che circondano la vita di un ragazzo; la scuola siamo noi.

Mi riferisco alla scuola, perchè credo che questo sia un microcosmo dove possa e debba avvenire una sana alleanza per assottigliare le distanze fra il mondo degli adulti e quello dei giovani, mi occupo di questo frangente cosciente che si tratti della punta di un iceberg, la punta di iceberg sulla quale noi tutti viviamo una parte delle nostre vite, una terra nella quale, forse, possiamo cambiare qualcosa.

Io credo che sia un dovere morale imparare da tutto e crescere, anche in questi tragci momenti.

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2 thoughts on “Una tragedia che deve farci riflettere, la morte di Federico

  1. Prima di puntare il dito contro la scuola e di affrettare conclusioni senza neanche aver conosciuto il piccolo Federico, dovremmo pensare che questo dolce angelo non è stato “vittima della scuola”. Non strumentalizziamo questa tragedia per sparare a salve sugli insegnanti. Come ha scritto il rispettabilissimo prof. Alviti nella sua lettera a quest’innocente giovane, gliela abbiamo aperta tutti quella maledetta finestra. Considerare Federico “vittima della scuola” significa sminuire la sua intelligenza nonché sensibilità. Anche noi, suoi compagni di scuola, che non lo conoscevamo, potevamo fare qualcosa; regalargli un sorriso incrociandolo per i corridoi, che so, qualsiasi cosa che potesse offrirgli una ragione di vita. Gli abbiamo negato la luce della speranza. Mi sento colpevole anch’io. Abbiamo sbagliato tutti, grandi e piccoli. In un momento in cui le lacrime, i rimpianti, lo strazio per una giovane vita, volata via inaspettatamente, lacerano i nostri cuori, non esistono né insegnanti né educatori di nessun altro tipo, ma solo uomini che a volte sbagliano e, ne sono certa, trascineranno con sé a vita l’atroce fardello di questo tragico evento. Ho impressi nell’anima quegli angosciosi momenti, in cui eravamo tutti stretti nell’illusoria speranza che Federico sopravvivesse e, tra le tante cose, non potrò mai dimenticare il volto sconvolto e gli occhi provati dal pianto della mia prof. di lettere classiche che, mai come in quel momento, ha compreso quanto nell’ansia di “prepararci” a volte possa sfuggire il rumoroso silenzio di un 15enne perseguitato da terribili fantasmi; pensando a Federico, non potrò non provare il doloroso colpo al cuore provato dal suo prof. che, non riuscendo a fermarlo dal suo salto nel baratro della morte, si è condannato all’Inferno del rimorso eterno. Non dimenticherò mai il mio docente di italiano, sempre così imperturbabile, severo, composto che, durante il funerale, piangeva la perdita di quello studente che avrebbe voluto ancora correggere, rimproverare, elogiare e crescere per un lungo percorso. No. Non siamo vittime della scuola. Non è giusto che sia così. Siamo solo adolescenti dal cui mondo, per forza di cose, gli adulti sono lontani. Tentiamo di venirci incontro e di essere, perché no, anche meno critici verso tutti coloro per cui la tragica scomparsa di questa creatura dagli occhi blu è stata un vero e proprio fallimento.
    Fede, sarà nei tuoi occhi color del cielo, che troveremo la forza di essere migliori. Spero tu abbia trovato tra gli angeli la felicità che questa vita ti ha negato. Addio piccolo.

  2. Arianna, quando parlavo di scuola nel post, mi riferivo a tutta la scuola, non solo ai professori, il problema è proprio questo, che spesso rischiamo tutti di essere individualisti e di dimenticarci degli altri; uno dei punti in cui questo fenomeno si verifica, anche con eventi apparentemente meno tragici (mancati inviti a feste di compleanno, escusione dalle attività di gruppo etc.), è proprio la scuola.
    Non conoscevo Federico e non voglio utilizzarlo come paladino di una battaglia.
    Ribadisco una frase che ora potrai leggere diversamente, spero, avendo capito le vere intenzioni del mio post
    “Concludo dicendo: Impariamo ad ascoltare gli altri, a considerare gli altri come fine e non come mezzo, prima come persone, poi come studenti e professori, e soprattutto, cerchiamo ( e questo lo ripeto anche a me) di non giudicare bensì di capire”

    Nella speranza di essere stato chiaro ed in attesa di una tua risposta: Giovanni

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