Ritorno a Ceccano


Ebbene si, nonostante le malattie, il freddo, le maratone dietro alla nostra guida degna di Usain Bolt, i fiumi di tachipirina e aspirina che scorrevano veloci e, soprattutto, nonostante la persecuzione della polizia di tutta Europa nei confronti dei nostri poveri autisti, noi siamo qui, di nuovo.
E’ stata una gita all’insegna di molti tormentoni non tutti riproponibili (citiamo solo : Caaa-naaa-la! Caaa-naaa-la!!), insomma, una gita da ricordare, l’ultima gita della nostra vita da studenti liceali,n passo importante.
Vi siamo sicuramente mancati noi del quinto, vero?
Noi, che ormai conosciamo quella scuola come le nostre tasche, noi che l’amiamo e l’odiamo, noi che siamo i più vecchi lì dentro, quelli che hanno passato più tempo a sbattere la testa sui libri, quelli che, non per campanilismo credetemi, sono i padroni della scuola.

Dopo questo incipit che ci fa sembrare degli eroi, direi che è giusto ricordare che molti di noi non crescono mai, nè mai sembrano essere cresciuti, e forse è un bene; siamo cambiati, si, sentiamo il peso dell’esame di stato pendere sulle nostre teste impietoso, abbiamo responsabilità maggiori, ma in fondo, se ci si guarda bene, i nostri tratti conservano fedelmente la parte di noi che è entrata in quella scuola, un cantuccio intimo, che permane nei nostri sguardi.
Si, siamo vecchi, ma siamo ancora capaci di essere folli e sregolati, cretini e divertenti ma un po’ più profondi, si spera.
Mi sembra giusto passare ai posti che abbiamo visitato.

Innsbruck, almeno per quanto riguarda la nostra esperienza, è una città tristemente nota per la maledizione del pittoresco personaggio della security, che con il suo ” I call the police” (diventato il tormentone ufficiale di Praga 2009) ci ha scagliato nelle mani di qualsiasi corpo militare di ogni lingua e paese.

Praga è una città magica, sicuramente fredda, umida e portatrice di malattie, ma magica, in particolar modo di notte. Guardare certi paesaggi da Ponte Carlo IV, con una luce diversa, circondati da fiumi di giovani e di coppie, è uno spettacolo che è valso il prezzo del biglietto, assolutamente.

Al ritorno la visita di Dacau è stato un utile momento di riflessione e di tensione, non si può non abbandonare il cinismo e le risate che popolano normalmente una gita, di fronte ad un tale silenzio, a così tanti cimeli di morte, è stato un pellegrinaggio che ritengo doveroso per ogni essere umano, un’esperienza agghiacciante ma sicuramente più utile di tanti spot che scorrono veloci in TV il 27 gennaio e di altrettante parole nei discorsi di altrettanti politici.

Un capitolo a parte è da dedicare, nell’ordine, a:

il cibo;

il viaggio;

e le guide (anzi solo Gabriella).

Il cibo, facendo una media tra i pareri in cui la scala non comprende gli alieni come me che mangiano di tutto  (chi mi conosce sa bene come per me sia tutto buono), è stato assente dalla gita , tranne che per le odiate patatine e gli odiati wurstel (dopo una settimana con due soli ingredienti chiunque li odierebbe). PErsonalmente ho trovato molto interessanti i sapori cechi, diversi certamente da quelli italiani (così faccio contenti un po’ tutti), ma buoni a loro modo,si.

Il viaggio?

Lungo.

Gabriella?

Chi è Gabriella? Quella guida che se ti fermi sei perduto, tu ti giri un attimo e lei sta già in qualche chiesa a spiegare qualche statua, una donna incredibile, voto 5 – -,  Flash Gordon

Ci siamo divertiti un sacco, e ci sarebbero tante altre cose da dire, come gli indimenticabili scatti-ricatti di Guida con la parrucca, ma nulla renderebbe l’idea, a parole.

Posso solo dire che le quinte ci sono state ed è stato bellissimo.

Praga 2009, we was here…

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