Via D’Amelio, Palermo lì 19 luglio 1992
Capaci, (Pa) lì 23 maggio 1992

Falsi simulacri che si ergono nella bassezza della nostra società.
Soprammobili di fine ottocento buoni da mostrare agli amici per vantarsi.
Stelle fisse e lucentissime di un cielo al quale nessuno ha più coraggio di guardare.
Altari sui quali semel in anno si immola l’illegalità e l’obiezione civica.
Miti omerici dei quali tanto si narra e poco si segue.
Li prendiamo in giro ogni giorno: vantandoci di essere più furbi degli altri dopo l’ultima “piccola” illegalità per poi nasconderci nel tradizionale “così fan tutti” di matrice craxista, primo motore immobile di una società scevra di valori e priva della volontà di mantenerli saldi.
Li uccidiamo ogni giorno subordinando l’interesse generale al personale, rinunciando a lottare ai diritti di tutti per i privilegi di pochi; li uccidiamo ogni giorno quando abbandoniamo la speranza in un futuro migliore e così facendo appendiamo al chiodo le nostre coscienze civiche.
Se loro si fossero adagiati al “così fan tutti”, all’illegalità di rito, al seguire certi schemi per favorire il “sistema”, forse l’Italia non esisterebbe più o sarebbe diventata una Repubblica fondata sulla criminalità organizzata e non sul lavoro.
Abbiamo inseguito per anni il giudizio penale, mai ne abbiamo introdotto uno civico, e pure basterebbe chiederci “Stiamo mantenendo in vita il loro messaggio?”
Importa relativamente chi abbia premuto il bottone a Capaci o in via D’Amelio: è fondamentale conoscere chi ogni giorno uccide il loro impegno e dedizione per lo Stato, chi rompe quella solenne promessa di unione con la legalità “finchè morte non li separi”, chi ogni giorno non fa che cancellarne l’esempio.
E per la verità non servirà una sentenza, basterà per alcuni uno specchio.
Via D’Amelio, 19 luglio 1992
Capaci 23 maggio 1992
Qui giacciono le nostre coscienze.
gianluca popolla








