Pubblicato da: cogitanscribens | 23 maggio 2012

20 anni dopo: stessi dubbi, stessa rabbia… IL TESTARDO GIOCO DEGLI EROI


20 anni. Quasi quanti ne abbiamo noi, ragazzi di oggi che vivono nello Stato dell’incuria e dell’illegalità. 20 anni, oggi, da Capaci; il “23 maggio” era già scritto da mesi, da anni, sui taccuini della mafia, che aveva deciso di uccidere la dignità per preservare il suo “onore”, quello fetido e macchiato dal sangue delle vittime. 20 anni fa a Capaci morivano alcuni dei nostri martiri: gli uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, sono morti per un sensibilissimo senso del dovere; Francesca Morvillo è scomparsa per una incommensurabile dose d’amore e di sacrificio dimostrata al fianco del marito; Giovanni Falcone non c’è più, perché si era avvicinato troppo alle dinamiche della mafia, ne era entrato nelle viscere, nei meccanismi reconditi, e come un tarlo – insieme ai suoi colleghi – stava rodendo l’intoccabile perfezione della Cupola. Giovanni Falcone è morto, perché era vicino alla Verità; Giovanni Falcone è morto, perché la mafia è vile e aveva paura di lui; Giovanni Falcone è morto perché lo Stato lo aveva isolato nel recinto del rancore…

20 anni fa con Capaci è saltata in aria la speranza: quella del cambiamento, della legalità, della giustizia… Capaci è stata un’esplosione dentro i nostri occhi, una deflagrazione senza precedenti che ha sconvolto i nostri cuori, che parevano protetti dal sorriso maestoso e fiero di quegli uomini e quelle donne, protesi al sacrificio immane e di esso incuranti: persone dedite al loro lavoro, al loro amore, alla loro terra. Dopo Capaci, e dopo Via D’Amelio, la paura ci ha ripreso la mano e ci ha condotto avanti, facendoci abbassare la cresta davanti a certi soprusi: soprattutto perché eravamo soli – e ci sentivamo soli – a combattere contro la paura e contro la mafia… Dopo i Ninni Cassarà, i Rocco Chinnici, i Beppe Montana, i Carlo Alberto della Chiesa, i Rosario Livatino, i Pio La Torre, i Calogero Zucchetto e gli altri, tantissimi innumerevoli morti, morti ammazzati perché “colpevoli d’innocenza”, è venuta Capaci a sconvolgerci, e subito dopo via D’Amelio. Uno sconvolgimento che ancora oggi non trova risposta, per colpa delle indagini fasulle, dei depistaggi, degli insabbiamenti, dei muri di gomma eretti da non si sa bene chi per difendere gli interessi superiori, e le eventuali – ahimè forse probabili - collusioni tra mafia e Stato, che tante indagini giornalistiche e giudiziarie continuano ad appurare e riportare alla luce nell’assordante silenzio delle istituzioni governative.

Oggi, nel giorno in cui lo Stato si affanna tanto per ricordare questi eroi moderni, a ricordarli solamente con l’ampiezza della sua vuota retorica da parata, e senza pentimento senza dolore senza battiti di cuore, mi sento di riproporre in modo discreto questa specie di ballata, dedicata a Giovanni Falcone e agli altri (magistrati, agenti di polizia, giornalisti ecc.) che hanno agito con la mentalità e col lavoro in nome del rispetto della legge e contro la criminalità organizzata a ogni livello. Ricordando che il nostro ‘mea culpa’ non deve essere solo mestiere di un solo giorno, nel giorno delle commemorazioni più evidenti… Dedico questa poesia ad Ettore Zanca, giornalista e amico che ho conosciuto un anno fa circa e che gode di tutta la mia stima per la sua determinazione nel raccontare storie di mafia, lui figlio di quella Sicilia che contiene nella sua bellezza il seme della torbidezza illegale.

Oggi e sempre, staremo con le lacrime addosso nel ricordarli, questi Eroi della Legalità e della Giustizia, che non meritano di essere chiamati ”eroi di Stato”: lo Stato li ha abbondantemente dimenticati, e forse ”uno STATO” in Italia non è mai esistito, né ora né tantomeno allora, se ha consentito di far morire da soli loro, questi Eroi: loro,  tra gli ultimi “uomini” di questo mondo. Sarebbero stati eroi di Stato se lo Stato li avesse protetti, oppure se esso si fosse riconosciuto/si riconoscesse nei principi e nei valori che gli Eroi hanno portato avanti nella loro orgogliosa esistenza: ciò non mi sembra sia accaduto, perciò preferisco chiamarli Eroi della Legalità e della Giustizia, i massimi valori collettivi che uno Stato dovrebbe condividere e perseguire, sempre e in ogni luogo… Il rischio che le nostre coscienze devono evitare è di essere etichettate come “professioniste dell’antimafia”: penso che Leonardo Sciascia si riferisse all’inconcludente scialare della retorica che si è consumato in questi anni. Un teatrino tanto ridondante quanto sterile, compiuto soprattutto da chi occupa postazioni di rilievo tra politica, magistratura e forze dell’ordine, e che dovrebbe ora –  specie nel primo caso – passare definitivamente alla prassi, ricordandosi delle parole e dei propositi che hanno disseminato dietro di sé. Ricordandoci che il miglior modo per cambiare è avere il coraggio di gridare…

IL TESTARDO GIOCO DEGLI EROI

A volte, possono esistere

ed esistono persone con cui si condivide

lo stesso tetto, con cui si respira

la stessa aria, con cui si parlano

le stesse cose per giorni interi

o in tutta una (in)sana vita:

e quelle persone ci restano

indifferenti, ci trasmettono

i giri sulle giostre delle loro abitudini,

spacciandoceli per lezioni di vita;

e ci inoculano pochi e stentati consigli,

seguendo le logiche del rancore

e le metafore dello scherno.

E ugualmente esistono

altre persone, incontrate

quasi per caso nell’epoca

della mutilazione del coraggio,

persone con cui si scambiano

due battute in un paio d’ore,

e che diventano inconsapevolmente

amici, compagni di una battaglia enorme

giocata sugli slanci d’entusiasmo,

e sempre in balia della diffidenza circostante.

Ed è da loro

che apprendiamo le losche strategie del profitto,

l’eterne storie dei ladri e delle guardie,

è da loro

che apprendiamo le scalate alle vertiginose

vette del potere, le corruzioni connivenze

deviazioni della giustizia e della politica.

Sono amici, che hanno nel sangue

il dovere sacrosanto del cittadino:

il dovere di avere diritti;

che camminano con gli occhi vigili

e le spalle scoperte, senza protezione

e senza influenze politiche

da rivendicare, ma armati solo

della sana speranza della Parola,

della sana passione della Verità.

Queste persone ci insegnano

in una sola densissima volta

le favole in cui gli stronzi

uccidono gli onesti,

e ci narrano che quelle favole

sono reali, sono quotidiane

storie di ordinari pericoli,

che succedono ogni giorno

a tanti, a pochi chilometri di distanza

dalle nostre pelli ignare.

Ed è da loro

che apprendiamo il testardo gioco degli eroi,

che anche noi vorremmo giocare

in questa terra: qui, dove essere cittadini,

pensarla diversamente,

dirla diversamente,

è già diventare come piccoli eroi.

Ma i grandi eroi sono altrove,

e le lapidi sono lì a ricordarli:

qualcuno di loro ha un sepolcro

messo lì, a futura memoria,

ogni tanto viene lucidato

dalla retorica e dall’ipocrisia

solo per toglierlo un po’ dalla polvere;

il nome di altri viene santificato

nelle sterili sfilate della domenica,

quelle che dicono tutto un dissenso

ma finiscono per non dire niente.

Ma gli eroi sono grandi

perché la loro Memoria

ha già marchiato la Storia;

sono grandi, gli eroi, perché

nelle loro parole piene di gesti

pulsa il cuore della dignità

della rabbia civile

in loro monta la passione

del dire no, sempre.

E gli eroi sono grandi

perché nella fottuta

dannata serva Italia di angoscia ostello

ogni eroe muore da solo:

colle carte riempite

dal sudore e dal sacrificio degli anni

ogni eroe muore da solo;

col cuore invaso dal dovere

e ostinato dall’invidia altrui

ogni eroe muore da solo;

imbottito di tritolo o di piombo

e accusato di innocenza,

colpevole di dedizione

ogni eroe muore da solo.

Ed è dal cielo della sua solitudine

che l’eroe ci ricorda

qual è la purezza da cercare,

qual è la vita da pretendere:

è da lì che la nostra Speranza

si nutre, e forti ora le nostre gambe

si rafforzano e camminano.

Alessandro Liburdi, 23 maggio 2012

Pubblicato da: cogitanscribens | 16 maggio 2012

Il discorso dei 63


di: Giovanni Proietta


La tensione elettorale, almeno per noi, va scemando. Così come le onde che consumano la loro incessante marcia avanti e indietro scoprono, per qualche secondo, una parte di mare rimasta nascosta, allo stesso modo molti dei ballon d’essai si avviano sul viale del tramonto, tronfi della loro rinnovata nullità. Le elezioni non sono certo una dimensione totalizzante, una ragione di esistere e nemmeno l’unica spinta di ogni impegno politico. A dirlo è innanzitutto uno scienziato politico in potenza per cui la struttura del mondo poggia su pilastri prettamente “politici”, a parlare è, poi, uno che nel 2009 è entrato nel Parco abbandonato di Castel Sindici senza alcun bisogno di consenso elettorale. Le elezioni, in questo senso, sono per noi, il coronamento di un cammino che va avanti incessantemente dalla fondazione di questo blog (il noi è riferito a me e Gianluca, nel caso).
Sarebbe facile liquidare i micropolitici che aspiravano, famelici, a ben altri risultati come spocchiosi e scontati, ma non è nel nostro stile, seppure ci fa piacere affermare una nostra presunta superiorità (solo numerica, per carità) perlomeno nei confrontti di coloro che ci hanno sottovalutato con il sorriso sulle labbra.
Ora un vero politico passerebbe alla cassa, tessendo in pompa magna le proprie lodi di statista e ringraziando i suoi elettori quasi fosse loro servo, quando invece ne è servitore. Il risultato personale però, mi sono detto, meritava perlomeno una presa di coscienza “pubblica” sul blog che ci ha regalato molte delle emozioni, dei dibattiti, delle idee che ci hanno fatto crescere soprattutto perchè è il frutto di una campagna elettorale in sordina, mai sfrontata spero, in cui ho preferito evitare l’autopromozione per dare un taglio diverso e propriamente politico alla campagna elettorale. Senza gonfiare il petto, insieme con Gianluca, siamo stati tacitamente derisi da annunciati astri nascenti, imparando che procedere a testa bassa, percorrendo la propria strada senza bisogno di esaltarsi, è un’ottima politica.

Sediamo ora sulle spalle dei giganti. Primi fra tutti i membri del movimento, persone vere, per le quali non serve consultare il casellario delle preferenza per capire il valore umano e la grande sensibilità. Loro sono stati e saranno i nostri Big. Poi vengono le nostre idee, proprio dietro le nostre facce, appena sopra le nostre gambe, il vero motore dell’unico tipo di confronto che sappiamo affrontare laddove la politica ci è sembrata un po’ un’arena in cui azzannarsi, un po’ un concorso di bellezza in cui valersi dei propri simboli, se non della propria avvenenza. Abbiamo evitato di puntare alla pancia, in tutti i sensi che questo concetto può e deve avere, virando al mondo delle idee. Le persone non si convincono con buone doti di improvvisazione e manifestazioni di bonarietà insincera, gli elettori sanno valutare coerentemente le varie proposte e non hanno bisogno di specchietti per le allodole. Proprio per questo il primo fallimento di questa classe politica è stata l’analisi che si è ridotta ad un banale calcolo. Non capiscono che qualcosa sta cambiando, se volete essere materialisti potrebbe trattarsi anche solo di una progressiva scolarizzazione, per i romantici tradurremo da Bob Dylan “la risposta, amico mio, sta soffiando nel vento”, fatto sta che le persone hanno dimesso l’anello al naso che il politichese aveva loro affibbiato.

Da capolista ventiduenne, che ha passato i suoi giorni a schernirsi con gli amici, presentando semplicemente se stesso con le proprie battaglie di sempre e le proprie idee, sono felice di aver ricevuto così tanti voti di preferenza. Quei numeri timidi sono il migliore esempio di come nel fumetto della vita non sempre vinca il cattivo (non che io sia buono).

Chiudo con tre piacevoli ringraziamenti e un messaggio ai posteri.

Grazie a coloro che hanno sopportato i momenti di nervosismo, spingendomi a muovere altri passi tacendo intorno ai miei errori e rimandando la discussione a data da destinarsi (per alcuni di questi è giunta l’ora della prescrizione).

Grazie a Gianluca Popolla, grande amico e persona straordinaria, per la forza incessante dei suoi ideali, per il suo fervore democratico, per il coraggio, l’ambizione e l’incoscienza con la quale persegue, senza problemi, i propri progetti, mettendoci sempre la faccia e tenendo a distanza il momento della resa, anche quando il mio pessimismo diveniva cosmico.

Grazie ai ragazzi di “Idee in movimento” per avermi tirato fuori dal disfattismo (e all’anonimo che mi ha portato nel gruppo). Lo spazio che hanno faticosamente costruito merita attenzione crescente e spero che altre persone come noi si avvicinino al progetto perchè valido e onesto.

Chiudo tutto con una spinta di orgoglio che scalpita per venir fuori, sedando la forza propulsiva del mio ego con le splendide parole di “A muso duro” del cantautore Pierangelo Bertoli, e con queste vi rimando a nuove e più gloriose battaglie, che sta a noi immaginare.

“Canterò le mie canzoni per la strada
ed affronterò la vita a muso duro
un guerriero senza patria e senza spada
con un piede nel passato
e lo sguardo dritto e aperto nel futuro.”

Pubblicato da: cogitanscribens | 4 maggio 2012

Se le elezioni diventano la politica


di: John Lilburne
Fiorisce la democrazia della nostra modesta primavera araba, rinasce la partecipazione giovanile, i comizi sono gremiti, ne viene fuori un’immagine che fa un po’ Italia anni 50’ e tanta voglia di crescere. Tutto dura circa un mese, poi si ripiomba nel silenzio e la gente rimane convinta dell’illusione di vivere in un paese democratico. Nei restanti tempi morti che ci separano dal prossimo confronto elettorale gli spiriti sono sopiti e a nessuno interessa più ascoltare l’opinione di quelle stesse persone che, appena un mese prima, venivano accerchiate con foga da folcloristici funzionari di partito. Lo spettacolo, invece, deve continuare. Se svuotiamo la politica di ogni significato e la riduciamo al semplice momento elettorale, trasformiamo il panorama in un’arena perenne in cui si confrontano schiere numeriche dai volti ammiccanti. La bellezza, le amicizie, la simpatia, la famiglia, i soldi spesi per la campagna, le alleanze, queste diventano le armi di uno scontro che assomiglia piuttosto a un concorso di bellezza che a una battaglia delle idee in cui è necessario convincere le persone della bontà del proprio progetto. Il programma è diventato lo strumento principe della pubblicità, il luogo del nonsense, il libro dei sogni infranti e bugiardi di chi non ha più nulla da dire sul futuro e cerca nel proprio passato qualche bella battuta. La giunta si fa a tavola, dove si prendono tutte le decisioni importanti, poco importa se la competenza necessaria per essere assessori si confonde con il numero di elettori di un potenziale consigliere elettorale, tutto fa brodo nel calderone oscuro in cui questa oligarchia mescola i propri elementi. Il comizio più che essere un buon canale di confronto con i cittadini (interattivo? Per carità!) è il sipario banale dietro cui nascondere la propria pochezza, arringando la folla e cercando il calore del proprio pubblico. Il voto è leggero, si può promettere, scambiare, può persino cambiare colore senza il bisogno di un’attenta analisi delle colpe e dei meriti. Se le elezioni sono tutto quello che possiamo trarre dalla politica non ci resta che rifugiarci in quel cantuccio di democrazia che la nostra indifferenza ci ha lasciato, provando a spiegare di nuovo cosa voglia dire “fare politica” in un mondo di analfabeti (indotti, s’intende).


di: Giovanni Proietta

Giovedì 3 maggio, alle ora 21, in Piazza XXV Luglio, il Movimento Ceccano 2012 – Idee in Movimento chiuderà la sua campagna elettorale. Gli interventi dei candidati al Consiglio comunale saranno seguiti dall’intervento del candidato alla carica di sindaco, Salvatore Proto, scelto come rappresentante del movimento tramite primarie. L’incontro sarà chiuso da un concerto. Il tempo della delega continua all’universo dei politici è finito, è giunta l’ora che la parola passi ai cittadini. Non delegare! Partecipa! P.S. : Sia io che Gianluca, entrambi candidati nella lista “Ceccano 2012 – Idee in movimento”, saremo presenti, anche artisticamente.

Pubblicato da: cogitanscribens | 2 maggio 2012

Perché mi candido? Spiegazione e proposte…


                                                                                                       
                                                                                                                              di Gianluca Popolla

Caro cittadino,
visto che sarò uno dei 400 candidati al consiglio comunale ti mando questo messaggio per condividerne i motivi.
  • Non è necessaria una risposta, né obbligatoria la lettura.

    Oggi i cittadini hanno una una grande sfiducia nella politica, soprattutto i giovani che preferiscono il disinteresse al mescolarsi nella melma dell’attuale sistema partitico.

    A Ceccano c’è chi sta cercando di creare quelle basi fondate sulla competenza, sull’impegno e lo studio, sul mettere le proprie capacità a servizio del cittadino, sulla partecipazione, dal basso, senza politici di professione.

    Si chiama Ceccano 2012-Idee in movimento (www.ceccano2012.net) il gruppo a cui mi riferisco e si candiderà alle prossime elezioni comunali ed ho deciso di farne parte e metterci la faccia con la candidatura a consigliere comunale.

    Non voglio vivere di politica ma per la politica, voglio continuare a studiare per migliorare il mio paese, in linea con le intenzioni del movimento.

    Penso che ogni cittadino abbia un mezzo per decidere del proprio destino: il voto, quel dovere morale sancito dalla nostra costituzione ormai bistrattata dall’arroganza del sistema politico.
    Non sono un politico, non lo sarò mai di professione, lo sarò sempre come cittadino.

    Ecco i link delle mie proposte:

    1-http://www.ceccano2012.net/cultura/158-borse-di-studio-unoccasione-da-non-perdere.html
    (borse di studio regionali: entro il 14maggio!!)

    2-http://www.ceccano24.it/una-proposta-dei-candidati-al-consiglio-comunale-di-ceccano2012-sulla-mobilita-sostenibile-27734.html (proposta sulla mobilità sostenibile)

    3-http://cogitanscribens.wordpress.com/2011/10/28/segnali-dal-futuro-musicasala-prove-e-registrazioni-per-futuri-talenti/
    (sala musicale comunale per band e talenti).

    4-http://cogitanscribens.wordpress.com/2011/11/06/segnali-dal-futuro-candidati-non-condannati/
    (richiesta ai partiti di non presentare candidati con condanne penali alle elezioni);

    5-http://cogitanscribens.wordpress.com/2011/12/25/segnali-dal-futuro-17-maggio-1844-ricordiamo-le-origini-della-citta-di-ceccano/
    (festa per la nascita di Ceccano);

    Grazie per l’attenzione!!

Pubblicato da: cogitanscribens | 30 aprile 2012

Certamen Sallustianum 2012.


Carissimi!

Ex multo tempore  io non scrivevo su questo blog sede di un’intesa quanto importante campagna elettorale per le comunali della prossima settimana. Oggi voglio scrivere de rebus meis e della mia avventura, se vogliamo chiamarla così, a Teramo in occasione della gara di latino svoltasi sabato scorso. Emozione ed ansia nel partecipare, ut primus,  a un evento di tale portata. Sei ore di versione associate a un commento e analisi testuale su un capitolo della guerra giugurtina di Sallustio, scrittore abruzzese.  Non posso negare come una certa tensione mi sia venuta nel redigere questa versione, di per sé non difficile con dei “pezzi” ostici a causa dello stile sallustiano. 

Parlare oggi di cultura classica, parlare di lingua latina in questi tempi, sembra come essere imprigionati in un circolo vizioso ma in realtà c’è qualcosa di più: studiare il latino significa aprire la mente a una dimensione nuova in cui, la capacità di ragionamento è indispensabile. Significa, inoltre confrontarsi con una lingua a cui l’italiano deve tutto.  Molto spesso, alcuni affermano l’inutilità della lingua latina: mi dissocio completamente da questa affermazione, che dimostra, perdonatemi, una certa ignoranza. Il mondo latino o classico in generale ha una sua bellezza che nessun periodo storico, eccetto il Rinascimento ha potuto dare: il grandioso Cicerone ci ha lasciato trattati in cui ancora c’è attualità, Virgilio ha tracciato l’historia romana con versi meravigliosi, ricchi di pathos.  L’arte vive anche nella lingua latina: lo stile metrico del giambico, del senario, sono elementi sublimi a cui i poeti, si veda il Carducci, cercarono di afferrare. Oggi la cultura latina è minacciata: gli influssi di numerose lingue di natura non latina minano alla sopravvivenza di codesta disciplina: pochi sono i giovani a cui essa piace e non lo dico pro domo mea.  Nei licei viene trascurato, lo dico aperte verbis, la funzione della lingua latina capace di tessere documenti dalla portata eccezionale. 

La mia avventura al Certamen , indipendentemente dalla vittoria o meno, mi rimarrà nel cuore: l’aver partecipato a una tale gara mi ha fatto sentire vicino ai grandi di questa lingua capace di dare emozioni che solo poche altre cose possono dare. Le Muse, Calliope in primis, hanno guidato i poeti per lungo tempo così come Clio guidò gli scrittori. L’aver tradotto e reso in lingua latina un passo di un testo latino è stato “donum felicitatis ut adventus in quo est vita, veritas et gaudium”. 

Credo ancora nella lingua latina, credo ancora nelle versatili opere dell’Arpinate, così come in quelle del vescovo di Ippona: crediamo ancora in questa lingua, dono dolcissimo datoci pro salvezza nostra!

M.T.C

Pubblicato da: cogitanscribens | 28 aprile 2012

Giuseppe Toniolo


di Gizzi Pierfrancesco

Il 29 aprile Giuseppe Toniolo sarà beatificato a Roma presso la basilica di San Paolo fuori le mura. Questo grande uomo ha fatto tanto per tanti e noi non possiamo non ricordarlo. Data la grande rilevanza del personaggio e la mia incapacità di racchiudere in un solo articolo tutto il lavoro in questa vita di Toniolo, preferisco lasciarvi dei link dove poter conoscere la vita, le opere e gli scritti di questo grande uomo. Vi vorrei solo lasciare un piccolo pensiero sul venturo beato. Egli era un laico, un professore, un economista, un padre, un uomo che guardava la storia attraverso Cristo e in Cristo trovava la luce della speranza. Non sarà un caso se Giuseppe Toniolo diverrà beato in quest’anno dove la luce della speranza è fioca, l’economia schiavizza gli uomini e la famiglia, nucleo della società, è in vera e propria crisi di valori veri.

“L’economista di Dio” possa darci quella speranza che a noi oggi manca, per vivere pienamente da cristiani e spendere la nostra vita per il bene del prossimo, amando fino alla fine.

Storia di Toniolo ad opera del Gruppo FUCI “G. Lazzati” in collaborazione con il Centro Pastorale dell’Università Cattolica-sede di Milano http://www.youtube.com/watch?gl=IT&v=fOPV83WrqVM

A questo link potrete scegliere quale speciale vorrete leggere se quello di Avvenire o quello di Segno, io vi consiglio tutti e due, così da avere un ampio sguardo su Giuseppe Toniolo: http://www2.azionecattolica.it/appuntamenti/materiali/beatificazione-di-giuseppe-toniolo

 

Pubblicato da: cogitanscribens | 24 aprile 2012

Il 25 Aprile in tempi di elezioni


Diffondere la democrazia, abbattere lo status quo di omertà e incompetenza, rinunciare ad una comoda poltrona per difendere i propri ideali, rinunciare a vendere il proprio voto per la promessa di un posto di lavoro o un posto nell’olimpo dello sballo è commemorare il 25Aprile, altrimenti solo bandiere rosse di vergogna, altrimenti sono solo parole…

Gianluca Popolla

Pubblicato da: cogitanscribens | 24 aprile 2012

Una proposta per la politica under 30, di Giovanni Proietta


Ho avuto modo di notare che, nelle prossime elezioni comunali a Ceccano, moltissimi ragazzi, come me e Gianluca che da anni portiamo avanti le nostre quotidiane battaglie, sono candidati in ogni lista, per cause diverse.

Ammettere un dato del genere, senza passare al momento della riflessione, è inutile e forse dimostra che molti di quei giovani sono cartine di tornasole e belle speranze. D’altra parte, non è escluso che la passione politica possa venir fuori come un virus, fulminante, allo scoccare delle elezioni: la miglior politica, scriveva Immanuel Kant, è l’onestà (quella intellettuale, per esempio).

Nella speranza che la prognosi sia prolungata, qualcuno teme si tratti di un banale raffreddore, stagionale. Mentre scopriamo se i nostri timori sono fondati (è ancora presto per dirlo) io e Gianluca non abbiamo bisogno delle elezioni (così come non ne abbiamo avuto bisogno in passato) per affermare la nostra attività politica che va avanti, senza punti di discontinuità, dal lontano settembre 2009 quando, insieme ad e Enrico Martella e i suoi ragazzi, varcammo le soglie di Castel Sindici per affermare le nostre idee e la passione che ci anima.

La crisi economica sembrava essersi appena placata, Berlusconi avrebbe dovuto governare fino al 2013 e il nord Africa riposava tranquillo, ma fare politica non era ancora di moda, nel 2009. Era un’idea per qualche sognatore idealista “la democrazia” e portare venti ragazzi (per la maggior parte minorenni) a manifestare perché il loro fiume fosse pulito, persino un’utopia. Adesso che Ceccano sembra essere diventata meta favorita dei big del PD sembrano tutti più belli e fare politica è diventata un’arte di cui vantarsi.

Noi saremmo destinati al ruolo di brutti e cattivi, cornuti e mazziati, fuori tempo e fuori luogo, combattenti per una causa perdente. Noi tutto, noi niente, come nell’Avvelenata di Guccini. Non ci stiamo. Combattiamo da anni per una causa così nobile che non può essere lasciata in pasto ai nuovi teologi della politica ceccanese, introdotti nella difficile scienza della difesa degli indifendibili, capaci solo di spirito di parte e becera mentalità elettorale. Gente che vede prima i voti, poi le persone. Prima le elezioni, poi la politica. Individui che sanno calcolare il potere dei loro numeri, dati alla mano.

Le premesse sono ardenti ma la conclusione sarà dolce. In qualità di candidato under 30 della lista Ceccano 2012, vi sfido ad avere un confronto pubblico, parlando di politica, della vostra visione della galassia “giovani di Ceccano”.

Ci state?
Giovanni Proietta

Pubblicato da: cogitanscribens | 22 aprile 2012

Diario di bordo: Storia della mia esperienza elettorale..


di Gianluca Popolla

Il bello di questi giorni è che, nonostante la candidatura, non devo sforzarmi di compiere attività diverse da quelle che quotidianamente ho svolto sino ad ora da quasi quattro anni a questa parte
: scrivere un articolo, magari due al giorno; discutere di politica dal vivo o sui social network, controllare il sito ed eventualmente rispondere a chi richieda maggiori informazioni o confrontarmi con chi esponga tesi contrarie da quelle esposte nell’articolo.

Di sicuro gli incontri di questi giorni sono più intensi, se vogliamo meno disinteressati, ma fanno sempre parte di una routine che la mia passione per la politica ha fatto rimanere sempre intatta, un punto fermo della mia persona;
un motivo di scherno per alcuni, un motivo di orgoglio per altri, un dovere per me.

Ho iniziato ad impegnarmi per la mia città, lo si può fare anche con le idee o semplicemente esprimendo un’opinione su un tema di interesse pubblico, per un semplice motivo: evitare che si ripetano o almeno si attenuino le sofferenze che, nel mio piccolo, di giorno in giorno mi affliggono: fare del tutto affinché nessun altro si ritrovi davanti gli stessi ostacoli che a fatica ho dovuto superare o che mi hanno impedito di raggiungere obiettivi, sogni.

Uscire un sabato a Ceccano, non ritrovarsi nella spiacevole situazione di inutile vagabondaggio nella città, praticare uno sport liberamente, avere uno spazio verde in cui portare un figlio, un nipote o nel quale egoisticamente rilassarsi, vivere in un ambiente sano in cui l’inquinamento non metta a rischio la vita dei tuoi famigliari: tutte cose che oggi un ceccanese non può fare, me compreso.

Sono convinto del fatto che molti dei miei coetanei pensano che l’ambizione mi spinga in proclama o dichiarazioni degne del classico  figlio di papà: quello che mi divide tra questo e l’essere figlio delle mie idee sarà l’impegno che metterò per contribuire al nostro futuro, ma senza il loro aiuto la Ceccano del domani sarà lo specchio del presente.. 

Il mio unico successo, ragazzi, sarà la vostra partecipazione attiva, quindi informata e disinteressata..

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